Esteri

USA: i 1000 miliardi di dollari per la Difesa, non ne garantiscono la competitività 

 

di Balthazar

Lo  Stockholm International Peace Research Institute ( SIPRI ), nel 2023 riportava che Lockheed Martin, RTX Corporation, Northrop Grumman Corp., Boeing e General Dynamics erano rispettivamente le maggiori aziende produttrici di armi e di servizi militari al mondo.

Nove delle prime 20 aziende di difesa mondiali per fatturato sono americane, e 41 aziende statunitensi figuravano nella lista SIPRI fra le  100 maggiori aziende di difesa al mondo per fatturato.

Ma oggi questo punto di forza dell’America potrebbe diventare il suo tallone d’Achille. Numerosi rapporti governativi, ricerche ed esperti di difesa avvertono che l’industria della difesa statunitense, dominata da pochi grandi appaltatori, sarebbe in via di saturazione soffocando l’innovazione e facendo aumentare i costi delle piattaforme militari.

Una inefficienza insita nel sistema che grava sui contribuenti e mina la competitività dell’esercito statunitense rispetto ai sistemi più snelli e innovativi sviluppati da nazioni come Russia, Iran, Cina e India.

Nel 2020, il bilancio della difesa degli Stati Uniti ammontava a circa 721,5 miliardi di dollari. Per l’anno finanziario 2025, era fissato a un tetto massimo di 895 miliardi di dollari.

Tuttavia, la scorsa settimana, la Camera ha approvato un massiccio pacchetto  per un aumento di 150 miliardi  di spesa portando il bilancio totale della difesa sulla soglia dei 1000 miliardi, con un aumento del 40% in 5 anni.

 

Uno studio del Dipartimento della Difesa (DOD) del febbraio 2022 ha rilevato che il numero di appaltatori principali del settore difesa si è ridotto da 51 a 10, mentre  molti segmenti di questo mercato sono ormai controllati da aziende con posizioni di monopolio o quasi.

Durante il suo primo mandato Trump aveva avvertito che le aziende di difesa statunitensi “si sono tutte fuse, quindi è difficile negoziare… Non è già più competitivo”.

Inoltre, uno studio del Congresso del giugno 2024, ha rilevato che cinque aziende (Boeing, General Dynamics, Lockheed Martin, Northrop Grumman e Raytheon) ricevevano in genere la maggior parte degli obblighi contrattuali del Dipartimento.

Questa concentrazione monopolistica ha favorito i contratti a costi maggiorati per cui i piani di modernizzazione a medio termine del Pentagono garantiscono stabilità, ma scoraggiano l’assunzione di rischi.

Di conseguenza, il Dipartimento della Difesa (DoD) fa fatica a integrare tecnologie commerciali all’avanguardia, lasciando che talora l’esercito statunitense dipenda da sistemi obsoleti o troppo costosi.

Lo studio del sopracitato CSIS dello scorso anno, rileva che, dopo il crollo dell’Unione Sovietica negli anni ’90 e la fine della Guerra Fredda, il bilancio della difesa statunitense ha subito tagli significativi, mentre molte aziende sono state  acquisite da altre operanti esclusivamente nel settore della difesa.

Come ad esempio, la Ford Motor Company che aveva una sussidiaria, la Ford Aerospace, che produceva missili e satelliti, venduta alla Loral Corporation,successivamente acquisita da Lockheed Martin nel 1996.

Tuttavia, dopo gli attacchi dell’11 settembre, quando i bilanci della difesa hanno ripreso a crescere, la maggior parte delle grandi aziende statunitensi del settore hanno un’esposizione minima rispetto ad altri settori protette  dai rischi del mercato, ma a scapito della innovazione.

I contratti a costo maggiorato, che proteggono le aziende dai costi eccessivi scoraggiando l’assunzione del rischio, producono piattaforme militari complesse, sovradimensionate e costose.

Al contrario, paesi come Russia, India, Cina e persino l’Iran stanno producendo più velocemente spesso a una frazione del costo rispetto a quelli statunitensi.

Il caso emblematico è quello del caccia F-35 uno dei più avanzati al mondo. Costruito dalla Lockheed Martin con un costo complessivo di oltre 1,7 trilioni di dollari è stato criticato per ritardi, sforamenti di budget e problemi tecnici.

Il caccia stealth russo Su-57 e il cinese J-20, sebbene meno avanzati per alcuni aspetti, offrono invece un’alternativa economicamente vantaggiosa.

Il risultato è che ora  l’aeronautica militare statunitense vuole avere accesso a tutti i dati di supporto, di cui avrà bisogno, da Boeing, la società che costruisce l’F-47.

Analogamente il sistema di lancio multiplo guidato (GMLRS) statunitense, prodotto da Lockheed Martin costa  148.000 dollari per missile. Al contrario, il sistema missilistico indiano Pinaka, che offre una precisione simile, viene prodotto a un costo di 56.000 dollari.

Lo stesso vale per i droni, ampiamente considerati l’artiglieria delle guerre future. L’Iran ha sviluppato droni a basso costo come lo Shahed-136, utilizzato con successo in Ucraina, per soli 20.000 dollari ciascuno. Al contrario, i droni statunitensi MQ-9 Reaper costano 120 milioni di dollari.

Secondo un recente saggio di John Spencer e Vincent Viola, gli Stati Uniti non possono vincere una guerra se non possono tenere il passo dei costi. Il saggio suggerisce che se gli Stati Uniti vogliono rimanere una potenza militare globale, allora devono:

  • Ricostruire il processo di acquisizione attorno a velocità, iterazione e feedback sul campo, non su programmi statici decennali.
  • Rompere i monopoli industriali della difesa o almeno introdurre una vera concorrenza e fornitori alternativi.
  • Spostare l’attenzione dalla perfezione all’efficacia, dai sistemi placcati in oro alle piattaforme modulari, robuste e scalabili.
  • Trattare gli alleati come India e Israele come partner di produzione alla pari,non solo come acquirenti o destinatari di tecnologia.

 

Anche la Casa Bianca riconosce  che la politica di acquisizione della difesa degli Stati Uniti è lenta, obsoleta e necessita urgentemente di una revisione.

in un ordine esecutivo della Casa Bianca pubblicato il mese scorso si legge “dopo anni di priorità sbagliate e cattiva gestione, il nostro sistema di acquisizione della difesa non offre la velocità e la flessibilità di cui le nostre Forze Armate hanno bisogno per ottenere vantaggi decisivi in ​​futuro.

Per rafforzare il nostro vantaggio militare, l’America deve fornire capacità all’avanguardia in tempi rapidi e su larga scala attraverso una revisione completa di questo sistema”.

Inoltre Trump  ha incaricato il Segretario della Difesa di presentare entro 60 giorni un piano per riformare i processi di acquisizione del Dipartimento della Difesa.

Una esigenza più che attuale che se non soddisfatta rapidamente rischia di mettere in difficoltà l’egemonia militare statunitense di fronte a un mondo multipolare anche nel settore delle armi più avanzate.

 Image: F-47: Artist’s Rendering.

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