Cronaca

Caso Meloni-Piantedosi- Il licenziamento del prof. sarebbe una scorciatoia troppo comoda

di Riccardo Bizzarri (*)

Cicciano, provincia di Napoli. Qui insegna tedesco al liceo Enrico Medi il professor Stefano Addeo, colui che ha pensato bene di scrivere sui social un augurio di morte alla figlia di otto anni della premier Giorgia Meloni. Un augurio di morte degno della peggiore barbarie: ha evocato per una bambina lo stesso destino atroce toccato a Martina Carbonaro, uccisa a colpi di pietra dall’ex fidanzato.

Eppure, il professor Addeo si definisce “cattolico, animalista, educatore, volontario”. Peccato che la sua “leggerezza”, come lui stesso la chiama, contraddica in modo clamoroso tutti quei valori. Un post che — a suo dire — sarebbe nato da una richiesta a un’intelligenza artificiale: “L’ho interpellata chiedendole di farmi un post cattivo sulla Meloni”, ha detto. Una giustificazione imbarazzante per un educatore che dovrebbe sapere che la responsabilità morale e giuridica è sempre personale.

“Educatore”, dunque, ma con una memoria storica labile. Come dimenticare che la lezione di Voltaire — “Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo” — vale anche per le parole degli avversari politici, e che minacciare una bambina non è satira, ma è odio. Forse il professor Addeo dovrebbe iscriversi a un corso obbligatorio di educazione alla convivenza civile e di storia della libertà di espressione, magari con qualche lettura forzata di Hannah Arendt: La banalità del male.

A questo punto, più che un licenziamento, che sarebbe una scorciatoia,  OBBLIGHEREI (si avete capito bene obbligherei stile TSO)  al professor Addeo una lunga serie di “cure mediche:

Un ciclo intensivo di “educazione civica infusa endovena” per imparare la differenza tra satira e minaccia di morte.

Sedute di “storia contemporanea ad alto dosaggio” per ripassare che la violenza verbale è stata la miccia di troppi regimi autoritari.

Un ciclo di “terapia di responsabilità digitale” per capire che non basta cancellare un post per cancellarne le conseguenze.

 

Perché, ricordiamolo, il nostro amico Stefano è un professore, e come tale ha una responsabilità educativa doppia. La scuola, come diceva Don Milani, serve a “fare la parola” ai ragazzi. Ma qui, purtroppo, la parola è stata usata come una clava.

Con buona pace dell’“intelligenza artificiale” a cui Addeo dice di aver delegato il compito di vomitare odio, la vera responsabilità, storica e morale, resta tutta umana. E forse qualche cura d’urto, oltre a un bel corso di storia e diritto, sarebbe un ottimo rimedio per rimettere in riga chi, con la parola, educa ma anche può ferire.

Attendiamo il ricovero coatto del Professore senza alcun licenziamento che sarebbe una soluzione troppo semplice per trovarcelo tra qualche tempo all’Isola dei Famosi o al Grande Fratello VIP mentre non lo preferiamo al Cardarelli di Napoli.

(*) Giornalista

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