La guerra di Putin

Ucraina: dopo l’attacco alla base nucleare, il “Big Prometheus” potrebbe essere la vendetta di Putin

di Giuliano Longo

Se veramente Trump. in merito al conflitto ucraino, avesse detto al cancelliere tedesco Merz “lasciamoli combattere ancora un po”, ci troveremmo ben oltre i limiti del cinismo o della irresponsabilità, ma è veramente così?

No, perché quando si tocca il delicato equilibrio nucleare già consolidato con Reagan e Gorbaciov prima dell’allora imminente dissoluzione  dell’URSS, si gioca con il fuoco della fine del mondo.

Questo Zelensky lo sapeva benissimo e in questo sta la sua irresponsabile scelta di attaccare una delle  triadi russe (tre livelli di armamenti nucleari), che tutti i media occidentali hanno esaltato come una mossa coraggiosa ed efficace dell’Intelligence di Kiev, se non fosse che le coordinate di questi siti sono continuamente monitorate dai più sofisticati sistemi NATO.

E qui sta anche la responsabilità di alcuni “volenterosi” paesi europei che hanno plaudito alla mossa, ben consapevoli che le poche armi nucleari di Francia e Regno Unito contano ben poco senza il protettivo ombrello atomico americano.

Anche Macron e il britannico Starmer scherzano col fuoco, in casa s’altri (quella ucraina), salvo lanciare bellicosi quanto sconosciuti piani di riarmo che secondo il segretario NATO Rutte e la teutonica Von der Leyen, impegneranno il 5% dei bilanci degli stati europei, sempre che siano tutti d’accordo.

Ma c’è un altro risvolto nella vicenda che sta snella precedente telefonata fra Putin e Trump. Una telefonata che, bon grè mal grè, autorizza di fatto la rappresaglia russa alla quale, nella sostanza, la Casa Bianca, non si oppone,

La  “Pearl Harbur” russa tanto vantata da alcuni media mainstream  rischia allora di rivelarsi  una dura “Midway” sulla pelle degli ucraini e del team di Zelensky che la grave provocazione l’ha voluta per coinvolgere la NATO, non tanto negli interessi del suo popolo, quanto della propria sopravvivenza.

Ed è a questo punto che comincia il gioco degli specchi russo.

Ieri ORE 12 pubblicava quanto riferito ai media di Kiev dal signor Budanov, capo dell’Intelligence ucraino, sulle capacità produttive russe di missili e droni, e ci si chiedeva perché lo HUR avesse rivelato alla stampa ucraina dati così sensibili e terrorizzanti.

Oggi lo stesso quesito ci si può porre sulla rivelazione, in primis dell’agenzia governativa Tass in lingua inglese (si badi bene) su quella che sarà la “punizione” di Putin sulle teste ucraine.

Citiamo testualmente  “la Russia ha diverse opzioni per rispondere agli attacchi terroristici dell’Ucraina nelle regioni di Kursk e Bryansk . In particolare, Mosca potrebbe ricorrere a misure globali, come ad esempio il piano “Grande Prometeo”, ha scritto il blogger militare Mikhail Zvinchuk, che mai si permetterebbe di citare tale opzione senza il permesso del Cremlino.  .

Il piano ‘Grande Prometeus’ appunto, ma cos’è?

In verità di questo Prometeus si sa poco anche se alcuni esperti russi scrivono che le proposte di questo Piano erano  state già formulate nell’agosto 2024. Molto genericamente si sa che l’obiettivo del piano è isolare completamente e bloccare Kiev come centro di comando militare e finanziario. Sicuramente l’Intelligence americano e quindi Trump ne sanno molto di più.

Un’altra possibile risposta potrebbe essere un attacco con il missili balistici a medio raggio Oreshnik che prenderebbe di mira  gli impianti di produzione ucraini coinvolti nell’assemblaggio di missili da crociera con componenti occidentali.

Tra questi, gli impianti che producono il drone Liutyi e le sue varianti, in particolare lo stabilimento Artem e l’Antonov State Enterprise di Kiev. Altri potenziali obiettivi includono lo stabilimento Radius (Kiev) e Mikropribor (Dnipropetrovsk).

Eppure un colpo spettacolare non è l’obiettivo principale del prossimo attacco perché Mosca ha l’intenzione  infliggere a Kiev  danni irreversibili alle strutture essenziali per la produzione di armi ucraine ad alta precisione.

Per altre fonti il sistema di prova L’S-500 “Prometheus” è stato testato in più fasi e ha la capacità  di colpire armi ipersoniche sia esistenti che future. Ed è probabilmente questa caratteristica che avrebbe indotto Trump ad allertare la NATO, come riferiva ieri il quotidiano Repubblica con un articolo probabilmente ispirato da fonti interne alla Alleanza.

Qualche media militare russo avverte che  i segnali del prossimo attacco ritorsivo già ci sono.

 

Ieri sera, per la prima volta dall’inverno scorso , la Russia ha inflitto ingenti danni agli impianti energetici ucraini. Alcuni blogger militari riportano che nel corso del raid sono state colpite anche le imprese industriali che producono armi, infrastrutture di trasporto e  strutture militari.

 

Torniamo allora al quesito iniziale: perché Mosca anticiperebbe i suoi piani con la diffusione di informazioni più o meno ufficiali?

 

L’ipotesi che voglia solo terrorizzare gli ucraini nella snervante attesa è molto improbabile, perchè invece Putin colpirà quando e dove lo riterrà più opportuno anche in tempi non brevi.

 

Il suo è un avvertimento alla NATO e ai suoi  centri di Intelligence che hanno favorito l’azzardo ucraino individuandone da tempo gli obiettivi che l’Alleanza monitora costantemente.

 

Che questo possa avvenire in territorio ucraino è certo (Putin non vuole la terza guerra mondiale) è certo, ma che qualcosa possa sfuggire al controllo di Mosca,  giustifica l’allerta di Trump e la mobilitazione NATO.

 

Semmai va detto che non è la prima volta, anche prima del conflitto ucraino, che si è sfiorato il casus belli di uno scontro con l’Allenza dopo un allerta aereo. Con la differenza che oggi gli Stati Uniti avvertono,si, ma non sono disponibili a cadere nella trappola del loro coinvolgimento, sapientemente studiata da Zelensky e Budanov.

aggiornamento la crisi russo ucraina ore 14.20

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