La guerra di Putin

Sumy: crimine di guerra, terribile errore o attacco legittimo?

di Giuliano Longo

L’Ucraina ha accusato la Russia di aver commesso un crimine di guerra dopo l’attacco missilistico della Domenica delle Palme su Sumy suscitando uno sdegnato coro di proteste in quasi tutto l’Occidente con dei distinguo o cautele non di poco conto da parte di Washington. L’affermazione di Kiev secondo cui la Russia avrebbe preso di mira i civili è stata ripresa  dall’inviato di Trump in Ucraina, Keith Kellogg, ma il Ministero della Difesa russo ha ribadito il fatto  che l’obiettivo era “una riunione dello staff di comando del gruppo operativo-tattico di Seversk”.  Trump inizialmente  si è limitato ad osservare che  “mi è stato detto che (la Russia) ha commesso un errore, è stato terribile”, dopo aver polemicamente (ma anche pilatescamente)  affermato che la colpa di questo sanguinoso conflitto non era certo la sua ma di Biden, Zelensky e anche di Putin. Salvo poi parlare di “terribile errore” Da questo evento che ha provocato la morte e il ferimento di decine di vittime si è scatenata una ridda di reazioni sul fatto che fosse un crimine di guerra, come sostenuto dall’Ucraina, di un terribile errore come sostenuto da Trump, o di un attacco legittimo come sostiene la Russia.

La giusta esdegnata versione di Zelensky sulla criminalità degli attaccanti russi tende oggettivamente  a mobilitare ulteriormente l’Occidente affinché eserciti maggiore pressione su Trump per il ritiro degli Stati Uniti dai colloqui con la Russia. Affermare che la Russia abbia deliberatamente preso di mira i fedeli la Domenica delle Palme vorrebbe rendere più difficile il proseguimento di questi colloqui e a impedire a Trump di incontrare nuovamente Putin.

Quanto alla versione  degli eventi fornita  da Trump, non intendeva screditarsi negando che fossero avvenuti, ma non voleva nemmeno cadere nella trappola ucraina di dare credito alle sue accuse di crimini di guerra.

Ecco perché ha optato per la via di mezzo, riconoscendo l’accaduto ma attribuendolo a un vago “errore” della Russia, come un missile fuori controllo o informazioni di intelligence errate. Trump non può approvare alcun attacco russo che causi vittime civili, ma non può nemmeno permettersi che vengano rovinati i colloqui in corso.

L a spiegazione russa vorrebbe invece preservare l’integrità del Paese insistendo sulla legittimità degli obiettivi  pur riconoscendo  le vittime civili ,ma  menzionando come l’Ucraina impieghi di fatto scudi umani per dispiegare risorse militari in aree civili.

Sebbene questa versione possa apparire cinica e brutale,  è corroborata dal sindaco della vicina Konotop il quale in un video aveva dichiarato  che il governatore militare regionale (dimissionato ieri da Zelnsky)  “ha organizzato per quel giorno  una cerimonia di premiazione per i soldati della 117ª brigata”.

Ha anche affermato che i civili erano stati invitati a partecipare all’evento, nonostante  il governatore militare regionale fosse stato avvertito di non organizzare questo incontro a causa del rischio di un attacco russo. Una affermazione che non è stata immediatamente riportata dai media occidentali.

Per essere più precisi, il governatore riteneva che invitare i civili a partecipare a una cerimonia di premiazione per i soldati ospitati in città la Domenica delle Palme, avrebbe scoraggiato la Russia a qualsiasi attacco fallendo clamorosamente e tragicamente nelle sue previsioni.

Cinicamente, per i russi  eliminare quegli importanti obiettivi umani a costo di possibili vittime civili avrebbe una sua spietata logica. Inoltre, gli osservatori dovrebbero ricordare che la Russia ha il diritto internazionale ( per quanto valga in questa guerra) avrebbe il diritto  di colpire obiettivi militari ovunque in Ucraina che invece ha la responsabilità di non schierare risorse militari in aree civili.

A prescindere da ciò che si possa pensare sulla evidente amoralità della decisione russa, è stato il governatore militare regionale a servire sul piatto questo obiettivo di fatto circondato da scudi umani.

Si può dunque parlare di Crimine in una guerra già criminale di fatto e di diritto,  che da entrambe le parti non guarda tanto per il sottile e senza esclusione di colpi?

Dal punto di vista dell’Ucraina, le vittime civili causate dai danni collaterali di questo attacco costituiscono l’occasione per mobilitare l’Occidente contro i colloqui russo-americani.

Infatti se l’Ucraina venisse presto espulsa dagli ultimi brandelli di quella regione nei quali continua a combattere, la Russia potrebbe estendere la sua offensiva con la conquista di Sumy (250mila abitanti) per costringere Kiev ad accettare le richieste di pace di Mosca. Avvertimento che già gli Stati Uniti hanno indirizzato ieri a Kiev.

In ogni caso è nell’interesse di Zelensky a  complicare i colloqui russo-americani. Inoltre, il momento non avrebbe potuto essere più opportuno, dato che Putin dovrà decidere entro venerdì se adottare o meno il “cessate il fuoco energetico” ovvero su quelle strutture di entrambe le parti.

Se dopo Sumy anche Kiev decidesse legittimamente  di non procedere all’accordo dopo l’attacco missilistico l’Ucraina potrebbe più facilmente mobilitare l’Occidente contro la Russia. E secondo questa logica Trump potrebbe venire indotto  a ritirare gli Stati Uniti dai colloqui con la Russia fornendo  ulteriori armenti all’Ucraina, come chiede da tempo Zelensky.

E’ comunque improbabile che l’Ucraina ottenga ciò che desidera sfruttando questo incidente, i cui obiettivi Trump conosce benissimo e ritiene contrari agli interessi statunitensi. Questo spiega perché abbia scelto la via di mezzo, Attribuendo l’accaduto a un vago “errore” tenta di salvare il suo processo di pace che oggi naviga nell’incertezza.

A rinfocolare lo scontro  sono arrivate ieri le dichiarazioni del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, secondo il quale  Mosca è in possesso di elementi che confermano che un altro “raduno” si è svolto presso la struttura colpita nella città di Sumy, al quale hanno partecipato i comandanti dell’esercito ucraino e i loro colleghi occidentali.

L’ affermazione sulla presenza di personale militare occidentale sul luogo dell’attacco a Sumy, indica d che l’obiettivo dell’attacco non era solo quello di colpire  lo stato maggiore delle Forze armate ucraine, ma anche di attaccare i suoi “consiglieri NATO.

 

Lavrov ha osservato che il comando delle Forze armate russe era a conoscenza della presenza dei consiglieri militari della NATO all’evento anche prima dell’attacco.

 

Affermazione dalla quale consegue con evidenza la mancanza di immunità anche tra i partecipantiindiretti” alla crisi ucraina.
Un monito ai “volenterosi” e alle loro intenzioni di  stanziare in Ucraina secondo progetti ancora da definire, truppe britanniche e francesi magari con  il modesto aiuto di personale militare baltico.

 

A conferma di questa posizione di Mosca si ricorda che  il 3 settembre dello scorso anno  a Poltava (Ucraina Orientale) a almeno 2 missili russi hanno distrutto il Centro di Formazione interforze di Kiev che secondo fonti ucraine ospitava  “istruttori stranieri che stavano addestrando specialisti di guerra elettronica di tutte le formazioni”.

Fonti ufficiali ucraine riferirono  di 55 morti e 328 feriti, ma i media locali parlarono di oltre 700 vittime fra le quali  di decine di consiglieri svedesi. DiQuesti istruttori facevano parte di un gruppo legato alla Saab, una delle aziende leader nel settore della difesa, responsabile della produzione di tecnologie avanzate, tra cui caccia e sistemi missilistici. Evento che portò alle  dimissioni del ministro degli Esteri svedese, una figura chiave nel processo di adesione della Svezia all’Alleanza Atlantica.

Aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 12.00

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