Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump continua a ritirare il suo Paese dalle istituzioni internazionali che da tempo critica. Ultima di questa lista, stando a quanto rivelato dal «New York Post» è l’Unesco, l’agenzia delle Nazioni Unite per la cultura e l’istruzione con sede a Parigi, fondata dopo la Seconda guerra mondiale per promuovere la pace attraverso la cooperazione internazionale nell’istruzione, nella scienza e nella cultura.
La decisione è stata annunciata dal Dipartimento di Stato americano. “L’Unesco si impegna a promuovere cause sociali e culturali divisive e mantiene un’attenzione sproporzionata sugli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, un’agenda globalista e ideologica per lo sviluppo internazionale in contrasto con la nostra politica estera America First”, ha affermato in una nota Tammy Bruce, portavoce del dipartimento. La decisione rappresenta un duro colpo per l’organizzazione globale con sede a Parigi, fondata dopo la seconda guerra mondiale per promuovere la pace attraverso la cooperazione internazionale nei settori dell’istruzione, della scienza e della cultura. Trump aveva già ritirato gli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità, dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, e bloccato i finanziamenti all’agenzia di soccorso palestinese Unrwa. Un ritiro entrerà in vigore nel dicembre 2026. Gli Stati Uniti rappresentano attualmente circa l’8% del bilancio dell’organismo. “Il presidente Trump ha deciso di ritirare gli Stati Uniti dall’Unesco, che sostiene cause culturali e sociali woke e divisive, totalmente in contrasto con le politiche di buon senso per cui gli americani hanno votato a novembre”, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly, al New York Post. Gli Stati Uniti sono stati uno dei membri fondatori dell’Unesco nel 1945, ma questa è la terza volta che la abbandonano: Washington si ritirò per la prima volta nel 1983 con Ronald Reagan, il quale affermò che l’organizzazione globale aveva pregiudizi anti-occidentali e “aveva politicizzato in modo estraneo praticamente ogni argomento di cui si occupava”. Dopo il ritorno nel 2003 con George W. Bush, è stato nuovamente Trump a uscirne nel 2017, parlando “persistente pregiudizio anti-israeliano”. Gli Stati Uniti erano tornati all’Unesco nel 2023 con Joe Biden. Dopo aver condotto la revisione, ha spiegato un funzionario della Casa Bianca al «New York Post», l’amministrazione statunitense «ha contestato le politiche dell’Unesco sulla diversità, l’equità e l’inclusione, nonché il suo pregiudizio pro palestinese e pro Cina». La decisione che entrerà in vigore alla fine di dicembre 2026. A questo punto, dicono in molti, sarebbe necessario applicare sanzioni contro gli Stati Uniti, per compensare quel 6% di risorse che mancherà all’Unesco, ed a farlo, dovrebbero essere gli stessi americani con tasse supplementari per musei, iniziative culturali e accademiche. Le risorse ottenute poi, dovrebbero essere reindirizzate proprio all’Unesco.
