Politica

L’Opinione. Più censura, più libertà. Ce lo chiede l’Europa

di Antonio Castronovi (*)

 

Qualche giorno fa il professor Angelo D’Orsi ha subito una censura su istigazione di una associazione ucraina e di un gruppo radicale, sostenuta dalla vicepresidente del Parlamento europeo del PD Pina Picierno, che ha indotto il sindaco PD di Torino ad annullare una conferenza sulla russofobia dello storico italiano che doveva tenersi nei locali del Polo del ‘900 a Torino.

Quasi in contemporanea il giornalista Gabriele Nunziata è stato licenziato dall’Agenzia Nova per cui lavorava per una domanda alla portavoce della Commissione Europea, considerata blasfema, su Israele.

Il fatto grave è che a promuovere queste richieste di censura siano stati soggetti privati e che ad eseguirle siano state anche istituzioni pubbliche. Nel silenzio e nella complicità del sistema politico e mediatico. Non è la prima volta che assistiamo a tali episodi di censura della libertà di pensiero, quantomeno inaspriti con l’inizio della guerra in Ucraina.

E che si tratti di una censura mirata al pensiero divergente lo dimostra il caso opposto di cui è stato protagonista l’ex deputato del PD Emanuele Fiano, contestato da un gruppo di studenti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia per le sue posizioni filosioniste. In quel caso c’è stata invece una scandalizzata e accalorata reazione del complesso politico-mediatico a difesa della libertà d’espressione minacciata da orde di dittatori in erba, in questo caso filo-palestinesi e filo Hamas.

A completare questo quadro inquietante, voglio rammentare un episodio accaduto il 6 giugno 2024 quando in contemporanea su Rai 1, La7, Italia 1 e Rete 4 fu data una stessa notizia: che il 6 giugno del 1944 ci sarebbe stato lo sbarco alleato in Lombardia. Proprio così in Lombardia e non in Normandia. Si trattava delle 4 maggiori testate giornalistiche del sistema televisivo nazionale.

Impossibile pensare ad un refuso o ad un errore singolo dello speaker. Avevano letto tutti la stessa velina che proveniva indubitabilmente da una unica redazione esterna alle rispettive testate, contenente lo stesso errore. Chi ne fu l’estensore? E perché le singole redazioni e gli stessi giornalisti dicitori non lo avevano corretto?

Questo significa che questa informazione proveniva da una fonte esterna così autorevole che le redazioni dei giornali non osarono controllare e che i giornalisti non osarono modificare o correggere, anche in presenza di un palese ed evidente errore. Questo episodio certifica che l’informazione che riceviamo è soggetta ad un controllo politico esterno molto forte e insindacabile, e quindi oggetto di pericolosa manipolazione.

E, fatto gravissimo, certifica anche che i giornalisti del servizio pubblico e privato non hanno nessun permesso di modificarla e di valutarla nella sua veridicità. Non oso pensare che tutti e quattro i giornalisti in questione fossero così ignoranti da non accorgersi di un errore così elementare.

 

Ma se non sei autorizzato a pensare scatta in automatico l’autocensura con la deresponsabilizzazione, e allora uno ragiona così: “se l’hanno scritto così vuol dire che avranno avuto le loro motivazioni e a noi non resta che obbedire, del resto non siamo pagati per questo?”. E nei casi di più recente censura significa che se scatta la censura questa va accolta e non criticata perché chi la promuove avrà le sue buone ragioni, siano queste il filoputinismo o l’antisonismo con buona pace per il professor D’Orsi e per il giornalista Nunziati.

Che ci sta succedendo? Dobbiamo prendere atto che le nostre relazioni sociali sono ormai inserite in un sistema autoritario e che l’organizzazione del potere è diventata minacciosa per chi non sia allineato? Temo di sì. C’è poco da dubitarne.

Non si tratta solo di censura per il pensiero divergente che pure c’è o di arruolamento di sicari per fiancheggiare la disinformazione al servizio di gruppi di potere pubblico o privati. Si tratta di qualcosa di peggio: l’uso sistematico del sistema dell’informazione pubblica e privata da parte di un Potere esterno per controllare e decidere quello che i cittadini devono sapere e devono pensare senza che nessuno possa interferire. Un potere assoluto e incontrollabile quindi, fuori dalla Costituzione e indisponibile per i giornalisti che o si sottomettono ad esso senza fiatare e senza dignità, oppure subiscono l’eliminazione e la censura

Qual è la natura di questo potere? Chi rappresenta? Di quale carica di violenza coercitiva dispone? Perché il sistema politico non risponde? Perché gli organi dei giornalisti tacciono? Perché i sindacati sono zitti? Perché le redazioni interessate fanno finta di nulla?

In queste condizioni illegali del sistema informativo, che credibilità hanno le notizie che ci vengono giornalmente propinate? Nulla! La Commissione Europea, per concludere, ha emanato una serie di Direttive e Regolamenti contro la disinformazione (sic!), tra cui il Digital Service Act, per combattere l’influenza russa sul nostro “libero” sistema democratico. Ursula Von der Leyen vuole un “Centro per la Resilienza Democratica”, un Ministero della Verità che farà parte dello “Scudo della Democrazia” e si occuperà di contrastare la “disinformazione proveniente da Russia, Cina e altri regimi autoritari”.

E per difenderci si appresta a censurare tutta l’informazione non allineata e quindi la nostra libertà di pensiero che, secondo questa tossica narrazione, sarebbe appunto influenzata dalla propaganda russa.

Quindi la censura sarebbe l’antidoto per difendere la nostra libertà. Se ce lo dice l’Europa…! Il fascismo non la pensava poi così diversamente. O no?

 

 

(*) Saggista

Related posts

Pnnr, Meloni: “Spesa salita a 51 mld, 92% delle misure regolarmente attivate”

Redazione Ore 12

Calenda: “Con Meloni Premier rischio serie C in Europa. Impreparata per questa carica. Per la sinistra ci sarà una sconfitta clamorosa” “Giorgia Meloni premier ha un grande problema: intanto una mancanza di esperienza molto significativa che la porterebbe ad essere impreparata per questa carica. La seconda: non penso sia fascista, ma non ha detto mai una parola definitiva su questo. Attenta Giorgia, perchè i Primi ministri francese e tedesco, se tu non sei chiara su questo punto, non ti stringono neanche la mano. Rischiamo di andare a finire nella serie C dell’Europa dalla serie A e questo sarebbe gravissimo”. Lo ha affermato Carlo Calenda, ospite di ‘Morning news’ su Canale 5. “Non vogliamo fare promesse ma cose realizzabili. Presenterò un programma che non è di destra o di sinistra, ma di buon senso”, ha aggiunto. “Con Renzi ci incontreremo per discuterne, perché un accordo tra di noi non è né scontato né banale. Con Renzi ci sono rapporti deteriorati nel tempo, ci unisce una consonanza programmatica e ci dividono alcune scelte. Non avrei mai fatto un accordo di governo con i 5S”. Quando ho firmato il patto con Letta, che continuo a stimare, ho difeso a spada tratta la scelta anche davanti alla rivolta di una parte del mio mondo. Ho avuto 1500 tessere di Azione restituite in giorno”. Ora sono tornati “quasi tutti, ma la tessera gliel’ho fatta pagare di nuovo”. Ed ancora su Forza Italia: “Posso mandare Forza Italia sotto il 3%. Senza offesa per nessuno, la parte sana di Forza Italia è con me”. Tornando al Patto con Renzi, ed alla rottura con il Pd Calenda ha spiegato le sue intenzioni e le sue scelte in una lunga intervista al quotidiano la Repubblica in cui torna a parlare della rottura dell’alleanza con i dem “figlio di un negoziato durissimo e un compromesso” tanto che “si erano create due ali della coalizione, una delle quali contraria a tutto quello che dice l’altra” e poi parla del possibile accordo con Italia Viva annunciando “ci incontreremo per discuterne”. Così in un’intervista a Repubblica, il leader di Azione, Carlo Calenda parlando delle elezioni e delle alleanze. “Il problema del Pd è sempre lo stesso – sottolinea -, siccome non si sente in grado di rappresentare tutta la sinistra, mette dentro chiunque. Temevano che Fratoianni e Bonelli andassero con Conte. A fare cosa, Melénchon con la pochette? È finita a bordello e per la sinistra sarà una sconfitta clamorosa”. È certo che non avrà bisogno di raccogliere le firme per presentarsi “In ogni caso non ho problemi a farlo” e non ha paura che con la sua scelta di rompere con i dem favorisca la destra: “Non è detto che Meloni vinca. Prenderò molti voti in uscita dal centrodestra, ci sarà una grande onda di consenso come è accaduto a Roma – evidenzia -. Se vado bene toglierò tantissimi consensi alla destra nel proporzionale e questo compenserà il risultato dei collegi, anzi il saldo per loro sarà negativo. Posso mandare Forza Italia sotto il 3%”. Calenda è pronto a discutere con Renzi per un’alleanza, ma precisa: “Un accordo tra di noi non è né scontato né banale – commenta -. Con Renzi ci sono rapporti deteriorati nel tempo, ci unisce una consonanza programmatica e ci dividono alcune scelte”.

Redazione Ore 12

Gladio e P2, Draghi rimuove le secretazioni. Saranno molti ora i documenti resi pubblici sugli anni bui della Repubblica

Redazione Ore 12