Esteri

Il riarmo dell’Occidente penalizza aiuti esteri, diplomazia e…tanto altro

di Balthazar

L’Occidente industrializzato sta rapidamente riducendo gli investimenti nel soft power – tagliando gli aiuti esteri e riducendo le reti diplomatiche –  dirottando le risorse verso la difesa.  Mai dalla fine della Guerra Fredda la spesa militare è aumentata del 9.4%  totale mondiale più alto mai registrato come rileva Stokholm International Peace Reserch Institute .

L’’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) di Parigi, ha invece rilevato, sempre per lo stesso anno, un calo simmetrico  del 9% degli aiuti pubblici allo sviluppo (APS) tra i più ricchi donatori di aiuti esteri al mondo e prevede un taglio che raggiungerà il 17% per l’anno in corso.

Anche il corpo diplomatico si sta riducendo, con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha dato il via alla situazione tagliando posti di lavoro nel Dipartimento di Stato americano, ma anche Paesi Bassi, Regno Unito e Unione Europea hanno avvertito di prossimi tagli al personale.

In pratica  le economie industrializzate ridimensionano la diplomazia per potenziare i propri eserciti. La prospettiva geopolitica è che Russia, Cina e Turchia compenseranno questo vuoto èer influenzare  queste reti di influenza, mettendo nazioni le nazioni di Africa e Asia contro l’Occidente. .

La spesa militare è in aumento in tutto il mondo. Il bilancio della difesa cinese, secondo solo a quello degli Stati Uniti, è cresciuto del 7% tra il 2023 e il 2024 e sempre  secondo il SIPRI, la  spesa militare della Russia è aumentata del 38%.

Per quanto riguarda l’Europa il timore è  che Trump possa riduca drasticamente i suoi impegni nei confronti degli alleati anche se a giugno i membri della NATO hanno concordato un nuovo obiettivo: spendere il 5% del PIL  entro il 2035 per la Difesa.

Ma  la corsa al riarmo precede il ritorno di Trump alla Casa Bianca. La guerra in Ucraina ha reso il potenziamento militare una priorità per l’Europa settentrionale e orientale e secondo l’istituto di Stoccolma  la spesa militare in Europa è già aumentata del 17% nel 2024, raggiungendo i 693 miliardi di dollari, già prima che Trump tornasse alla Casa Bianca, mentre dal 2015, i bilanci della difesa europea sono aumentati dell’83%.

Paladina del riarmo a tappe forzate è la presidente della UE Ursula von der Leyen la quale sottovaluta  che la corsa agli armamenti porti inevitabilmente alla guerra. Tuttavia anche molti politici europei credono nella necessità di investimenti militari  in questa fase globale di instabilità e conflitti, ma il problema vero è come finanziare questa corsa agli armamenti.

Già a pochi giorni dal suo insediamento, Trump  ha congelato miliardi di dollari di aiuti esteri,  nonostante l’opposizione dei Democratici che è stata una delle cause che ha portato al più lungo blocco dei Servizi Federali nella storia degli Stati Uniti,

La mossa  del Tycoon  ha letteralmente devastato le organizzazioni umanitarie non governative, molte delle quali potevano operare solo con i finanziamenti USA. Alcune stimano che i soli tagli agli aiuti americani potrebbero causare 14 milioni di morti premature nei prossimi cinque anni, un terzo delle quali bambini.

Nei mesi successivi, altri importanti governi europei hanno fatto calcoli simili, soprattutto quelli con bilanci in bilico e a corto di liquidità.  nell’era del nazionalismo trumpiano, gli aiuti esteri sono un facile bersaglio per i risparmi.

Ad esempio  il Regno Unito era leader mondiale negli aiuti esteri e un punto di riferimento per le agenzie umanitarie, avendo sancito per legge di destinare a questo scopo lo 0.7% del PIL, e ora Gran Bretagna viene citata dalla Germania per il taglio a queste risorse.

Anche la Svezia è un caso dopo l’intenzione del suo Governo di aumentare la spesa per la Difesa del 18% tra il 2025 e il 2026, ma il suo bilancio per la cooperazione allo sviluppo internazionale , che lo scorso anno ammontava a circa 4,5 miliardi di euro, scenderà a 4 miliardi di euro entro il 2026.

Nella Francia in crisi di bilancio, ad inizio anno ,  stati annunciati piani per tagliare il bilancio dell’APS di circa un terzo, anche se le varie crisi di governo che si sono succedute hanno impedito la pratica attuazione di questa decisione.

Idem per la Finlandia dove il Partito populista di estrema destra  afferma che i tagli hanno offerto l’opportunità di ripensare completamente gli aiuti. Invece di finanziare programmi umanitari, vuole  offrire alle imprese private opportunità di investimento per creare posti di lavoro nei Paesi più poveri,. bloccando il flusso di migranti irregolari.

Non tutti i Paesi stanno tagliando. L’Irlanda prevede di aumentare il suo bilancio per l’APS, mentre la Danimarca si è impegnata a continuare a destinare lo 0,7% del suo reddito nazionale lordo agli aiuti esteri, pur incrementando gli investimenti nella difesa.

Anche l’Irlanda, che ha goduto negli ultimi anni di una crescita economica eccezionale e la Danimarca pagheranno le proprie priorità di spesa aumentando l’età pensionabile a 70 anni. Ma in ogni caso si tratta di economie modeste in grado di sostenere ancora il soft power.

Il ritiro dagli aiuti esteri è solo parte di un più ampio ritiro dalla diplomazia stessa. Lericche nazioni occidentali hanno ridotto il loro corpo diplomatico, arrivando a chiudere ambasciate e uffici diplomatici. Ancora una volta Trump è l’esempio. A luglio, il Dipartimento di Stato americano ha licenziato più di 1.300 dipendenti, tra cui funzionari del servizio estero e funzionari pubblici.

Secondo  il registro degli ambasciatori del  dell’American Foreign Service Association , al 23 ottobre 85 dei 195 ruoli di ambasciatore americano erano vacanti. Ciò è in parte dovuto ai ritardi nella conferma al Senato degli Stati Uniti, ma dopo nove mesi di mandato, l’amministrazione non aveva ancora nominato candidati per più di 60 dei posti vacanti.

Il Segretario di Stato Marco Rubio ha già un bel da fare, svolgendo anche il ruolo di consigliere per la sicurezza nazionale di Trump e responsabile degli archivi nazionali.

Inoltre per alcuni importanti ruoli diplomatici  Trump si è rivolto ai suoi fedelissimi invece di attingere alle professionalità del suo apparato diplomatico tanto che, per fare un esempio, ha inviato il suo amico Steve Witkoff, avvocato e investitore immobiliare, a negoziare personalmente con Putin e a fungere da suo inviato in Medio Oriente.

E mentre il corpo diplomatico di Washington è svuotato  altri governi occidentali seguono l’esempio di Trump, ma solo in modo più discreto.

Il Regno Unito taglierà i suoi diplomatici I diplomatici  dal 15 al 25%. I Paesi Bassi stanno riducendo il budget delle loro missioni all’estero del 10% e prevedono di chiudere almeno cinque ambasciate e consolati, a cui probabilmente seguiranno altri.

Anche il principale dipartimento degli Esteri dell’UE – il Servizio Europeo per l’Azione Esterna, guidato dall’ex Primo Ministro estone Kaja Kallas, un falco anti  Russia – sta riducendo la sua rete di uffici all’estero e  a maggio dovrebbero venir ridimensionate 10 delegazioni UE con il licenziamento di 100-150.

Ma c’è qualcuno come Mitchell, ex ministro del governo britannico, il quale avverte che il rapido passaggio dagli aiuti alle armi rischia di trasformarsi in una catastrofe. “In un momento in cui c’è davvero bisogno del sistema internazionale… si assiste a una massiccia rinascita del nazionalismo ristretto, in un modo che alcuni sostengono non si vedeva da prima del 1914”, ha affermato.

I paesi che tagliano i loro programmi di sensibilizzazione e aiuti pagheranno un alto  prezzo politico a lungo termine. Quando un governo ricco chiude la propria ambasciata o sopra tutto, riduce gli aiuti a un paese bisognoso, crea una disaffezione o una ferita nelle relazioni difficilmente rimarginabile.

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