di Giuliano Longo
Israele ha assassinato Haitham Ali Tabtabai, un comandante fondamentale per le sue operazioni sul campo, mettendo a dura prova la sopravvivenza della milizia nel Libano. Se Hezbollah dovesse reagire a questo ennesimo omicidio , Israele e i suoi sostenitori americani sfrutterebbero il conflitto che ne deriverebbe per indebolire fatalmente il gruppo a favore dei suoi tradizionali nemici libanesi
Mentre Israele giungerà alla conclusione che le porte della massima escalation sono ora spalancate, convinta che nemmeno l’eliminazione del Segretario Generale della milizia filoiraniana può alterare radicalmente l’equilibrio strategico ormai a suo favore.
Subito dopo l’accordo di cessate il fuoco raggiunto tra Israele e Libano il 27 novembre 2024, che pose fine a una devastante guerra durata tre mesi tra Israele e Hezbollah, Netanyahu mostrò immediatamente l’intenzione di intensificare le ostilità.
La successiva espansione israeliana, iniziata con l’occupazione di 5 località era direttamente legata alla natura dell’accordo che impose il ritiro obbligatorio di tutte le forze a nord del fiume Litani, un obiettivo storico per Israele. Infatti, fin dalla sua nascita, si è concentrato sul controllo del Libano meridionale, con il fiume Litani come ultimo indicatore territoriale.
La giustificazione israeliana secondo cui questa manovra sia una necessità per la sua sicurezza è falsa perché l’obiettivo vero è la spinta di Israele all’espansione coloniale e territoriale, nonché il suo interesse strategico ad accaparrarsi ulteriori fonti d’acqua.
Nel corso dell’ultimo conflitto, che inLibano ha provocato la morte di oltre 4.000 persone e il ferimento grave di oltre 17.000, a colpire duramente l’organizzazione è stata sopra tutto l’efficace la campagna israeliana per decapitare la leadership di Hezbollah, culminata nell’assassinio Segretario generale Sayyed Hassan Nasrallah il 27 settembre 2024 e la recente uccisione di Haitham Ali Tabtabai,
Anche la Siria pesa sulla sorte di Hezbollah, poiché Damasco, ignorando le numerose violazioni israeliane , interrompe quel ponte terrestre tra Iran e Libano che garantiva la sopravvivenza di queste milizie osteggiate da tutti i Paesi Arabi del Golfo.
Attualmente sembra che Hezbollah abbia completamente ricostruito le sue principali capacità militari dopo la guerra, ma rimane in una posizione profondamente indebolita, sia a livello internazionale che all’ interno. Sulla scena libanese hanno ripreso infatti ripreso fiato le innumerevoli forze libanesi che guardano sempre di più agli Stati Uniti.
Il 5 settembre 2025, il governo libanese, sotto la forte pressione di Washington e del suo inviato in Libano, Tom Barrack, ha deciso di attuare la Risoluzione ONU 1701 per disarmare Hezbollah e schierare l’esercito libanese nel Sud, ma il solo tentativo di disarmare forzatamente queste milizie innescherà quasi certamente una devastante guerra civile che potrebbe anche segnare la fine di questa organizzazione nata nel 1982 e che ha rappresentato da allora un osso duro per Israele.
Sotto il profilo geopolitico le difficoltà le difficoltà delle milizie filoiraniane, non solo in Libano ma anche in Iraq, preludono a un mutamento radicale degli equilibri in tutto il Medio Oriente nell’interesse dei ricchi Paesi arabi del Golfo, che hanno abbandonato la causa palestinese isolandola a livello internazionale, nonostante i vaniloqui europei, sulla necessità dei due stati in Palestina.
Questa situazione consentirà a Tel Aviv anchedi regolare definitivamente i conti con l’Iran indebolito dopo i bombardamenti israelo- americani mettendo in crisi,, come nelle intenzioni, il regime degli Ayatollah e aprendo un’altra fase di instabilità in tutta l’area dal Caucaso meridionale al Mediterraneo.
La risoluzione dell’ONU per la pace Gaza e la difficile situazione dei palestinesi in Cisgiordania premuti dalla aggressività dei coloni israeliani sostenuti dall’esercito, rappresentano solo un tassello del il ri-disegno di questa strategia che riafferma l’egemonia americana su tutta l’area, nel sostanziale disinteresse di Russia e Cina che guardano ai loro interessi rispettivamente in Ucraina, in Asia Centrale e nel Pacifico.
Nella foto una marcia di brigate Hezbollah in Libano
