Esteri

La Cina potrebbe imporre un blocco navale a Taiwan evitando la guerra aperta con l’Occidente

di Balthazar

Dal 2024 aumentano le preoccupazioni circa una possibile quarantena o un embargo nei confronti di Taiwan da parte della Repubblica Popolare Cinese. Sebbene un’invasione anfibia resti lo scenario più pericoloso, la maggior parte degli analisti concorda sul fatto che essa pone una serie di sfide per l’Esercito Popolare di Liberazione .

Tra questi gli ostacoli logistici associati all’invasione anfibia più ambiziosa mai tentata nella storia, con il rischio di rimanere impantanati all’arrivo e di innescare un intervento esterno con una un’escalation.

L’attenzione si è spostata su come la RPC potrebbe invece cercare di interrompere le forniture marittime di energia, cibo, medicinali e altre materie prime essenziali a Taiwan senza alcuna conquista territoriale, costringendo il suo Governo a negoziare sul futuro delle relazioni tra le due sponde dello Stretto con condizioni favorevoli a Pechino.

La Cina potrebbe raggiungere questo obiettivo attraverso un blocco militare che l’Occidente potrebbe considerare un atto di guerra equivalente a un’invasione, innescando la risposta che Pechino cerca di evitare.

Si stima che Pechino possa impiegare la sua Guardia costiera  per effettuare operazioni di abbordaggio, ispezione e dirottamento sotto le mentite spoglie di forze dell’ordine, avvalendosi  legislazione cinese che rivendica le acque intorno e oltre Taiwan.

In combinazione con sabotaggi e attacchi informatici alle infrastrutture critiche dell’isola  e le pressioni economiche sui fornitori, Pechino potrebbe ottenere un impatto equivalente a un blocco. Le incertezze che ne deriverebbero rischiano di aggravare l’impatto su Taiwan frenando gli investimenti economici nell’isola.

La Fondazione per la Difesa delle Democrazie  ha recentemente pubblicato un rapporto sulle vulnerabilità di Taiwan in materia di importazioni di energia, in particolare la sua dipendenza dal gas naturale liquefatto (GNL).

Uno scenario del genere non rappresenterebbe un problema solo per Taiwan, ma per tutti coloro che dipendono dal commercio marittimo globale attraverso l’Asia orientale, compresa l’Europa.

Nonostante la presenza di diverse grando compagnie di navigazione la stragrande maggioranza delle importazioni di Taiwan dipende dalle flotte globali.

Il GNL, soddisfa il 50% delle esigenze energetiche dell’Isola, ma Taiwan non dispone di navi metaniere e si affida a quelle provenienti dal Giappone, Corea del Nord, Singapore ed Europa che  che trasportano anche  la maggior parte dell’Impor export di Taiwan.

Nel corso delle recenti esercitazioni la  Marina  militare cinese  si è schierata nei punti critici marittimi lungo la prima catena di isole che circondano Taiwan con operazioni che  servono sia a bloccare gli interventi esterni che a individuare e seguire le navi mercantili in transito nella regione.

Anche se le compagnie di navigazione adottassero rotte alternative sarebbero più lunghe e costose, mentre i premi assicurativi aumenterebbero in modo significativo, aggiungendo ulteriori costi.

Dato che queste rotte   rappresentano due terzi del commercio marittimo globale, le economie di tutto il mondo ne risentirebbero, con ripercussioni in  l’Europa e nell’Asia orientale con rischi anche per il personale di bordo. .

Sebbene gli Stati Uniti abbiano guidato operazioni di scorta, convoglio e altre per proteggere le navi mercantili  hanno spesso delegato queste responsabilità agli alleati europei.

Di conseguenza, le marine militari europee hanno acquisito una notevole competenza sulle operazioni di protezione per il traffico mercantile in caso di crisi e   gli Stati Uniti hanno  recentemente guidato le risposte alle minacce al traffico mercantile nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso..

Considerato che il Regno Unito e l’Europa sarebbero notevolmente colpiti da qualsiasi interruzione del commercio marittimo nell’Asia orientale, la stessa logica potrebbe applicarsi a una crisi provocata da una quarantena o da un embargo cinese nei confronti di Taiwan.

Naturalmente la distanza e i timori per la più vicina Russia potrebbero inizialmente rendere le capitali europee riluttanti ad accettare questa proposta. Per molti, anche la protezione dei propri rapporti commerciali con la Cina sarebbe un fattore determinante.

Nel caso di una crisi prolungata con  una quarantena nei confronti di Taiwan, i politici europei si troverebbero  ad affrontare pressioni crescenti per rispondere laddove i loro interessi marittimi nazionali subissero un impatto.

Un embargo o una quarantena prolungati porrebbero inoltre Washington di fronte a un dilemma: intervenire immediatamente o predisporsi a una potenziale escalation verso un conflitto più ampio? Lo stesso dubbio potrebbe proporsi per le potenze navali europee.

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