Energia e Sostenibilità

Berlino ribadisce lo stop al nucleare: “Strada sbagliata, puntiamo sulle rinnovabili”

 

di Giulia Rocchetti

 

La Germania conferma la propria uscita dall’energia nucleare. Il governo federale sembra voler puntare esclusivamente sulle fonti rinnovabili. A ribadirlo è stato il ministro dell’Ambiente Carsten Schneider (Spd), che in un’intervista alla radio pubblica Rundfunk Berlin-Brandenburg ha escluso qualsiasi ipotesi di riavviare centrali nucleari o costruirne di nuove. Le dichiarazioni arrivano all’indomani del vertice di Parigi sull’uso civile dell’energia nucleare, appuntamento al quale Berlino ha scelto di non partecipare. Una scelta che conferma la distanza della Germania dalla linea di diversi partner europei – tra cui Francia e alcuni Paesi dell’Europa orientale – che negli ultimi anni hanno rilanciato l’energia atomica come strumento per la sicurezza energetica e la decarbonizzazione. Secondo Schneider, la direzione intrapresa da Berlino resta quella giusta: «È una strada sbagliata» ha affermato il ministro, riferendosi alla possibilità di rilanciare il nucleare. «La Germania è avanti nelle rinnovabili, che sono più pulite, economiche e sicure». La posizione del governo tedesco si inserisce nel solco della politica energetica avviata negli ultimi anni, che ha portato alla disattivazione delle ultime centrali nucleari del Paese nell’aprile 2023. Con quella decisione la Germania ha completato il processo di uscita dall’atomo iniziato dopo il disastro di Fukushima del 2011 e inserito nel programma di transizione energetica noto come Energiewende. Nell’intervista, Schneider ha respinto l’ipotesi di puntare sui cosiddetti Small Modular Reactor (Smr), i piccoli reattori modulari che diversi governi e aziende del settore energetico stanno promuovendo come una nuova generazione di impianti nucleari – più flessibili e meno costosi. Secondo il ministro dell’Ambiente tedesco, tuttavia, gli Smr «non sono più sicuri degli impianti tradizionali». Si è detto anche contrario all’eventualità che l’Unione europea sostenga finanziariamente lo sviluppo di questi reattori e ha sottolineato che Berlino non vede di buon occhio l’uso di fondi europei per progetti nucleari, «soprattutto se si tratta di denaro tedesco». La sua posizione non gode di totale appoggio all’interno del panorama politico tedesco. Si è riaperto nel Paese un dibattito sull’energia nucleare, alimentato dalle tensioni energetiche degli ultimi anni e dalle discussioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti. La ministra dell’Economia Katherina Reiche (Cdu) si è recentemente mostrata più aperta alla possibilità di valutare nuove tecnologie nucleari, compresi i reattori modulari. Un atteggiamento che mette in luce l’esistenza di sensibilità diverse nella compagine politica tedesca per quel che riguarda il futuro del mix energetico nazionale. Per il momento, tuttavia, la linea ufficiale del governo resta quella di abbandonare l’energia atomica per accelerare lo sviluppo delle rinnovabili – in particolare eolico e solare – e rafforzare le infrastrutture energetiche necessarie alla transizione.

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