Gli Stati Uniti rischiano di trovarsi di fronte a un’altra guerra del Vietnam se decideranno di intervenire in Iran con truppe di terra. Lo ha dichiarato in un’intervista a Sky News Uk il viceministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh, parlando dal suo ufficio a Teheran, spiegando che Teheran è disposta a combattere finché sarà necessario e che al momento il Paese non è concentrato su una soluzione diplomatica. Il vice ministro degli Esteri non ha escluso la possibilità di negoziati, ma ha chiarito che spetta agli Stati Uniti e ai loro alleati presentare una proposta che ponga fine al conflitto una volta per tutte. Quando gli è stata chiesto in merito alla possibilità di un invio di truppe statunitensi sul terreno, il suo messaggio a Donald Trump è stato chiaro: “Basta che legga cosa è successo in Vietnam”. Khatibzadeh ha inoltre accusato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di aver trascinato gli Stati Uniti nella guerra. “Dovrebbero pensarci due volte prima di trattare con l’Iran e non seguire i consigli di chi non conosce l’Iran e che per decenni ha voluto vincere una guerra a spese dei contribuenti americani e con il sangue dei soldati americani”, ha spiegato. “Netanyahu e il regime israeliano hanno un proprio piano per far sì che questa guerra si concluda a loro vantaggio, a spese di tutti”. Khatibzadeh ha insistito sul fatto che la nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, “è in buona salute e al comando” nonostante non sia ancora apparso in pubblico dopo la nomina.
Iran, Teheran: “Stretto di Hormuz non sarà più come prima”
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Qalibaf, ha dichiarato alla televisione di Stato che lo stretto di Hormuz non può più essere “come prima”, con i bombardamenti iraniani impediscono quasi completamente il transito di navi su questa strategica rotta. “Stanno lanciando missili, dovremmo forse restare a guardare senza reagire o no? Naturalmente, è un nostro diritto inalienabile” quello di reagire, “dobbiamo farlo”, ha affermato Qalibaf in un’intervista andata in onda oggi mentre i bombardamenti iraniani continuano a colpire le navi nella regione. “Certamente, d’ora in poi, con gli interventi che si sono verificati, lo Stretto non può più essere, da un punto di vista legale e in termini di transito, come era prima”, ha dichiarato Qalibaf. “Non gode più della sicurezza necessaria”, ha aggiunto. Attraverso lo stretto di Hormuz passa circa il 20% di tutto il petrolio e il gas naturale commercializzati a livello globale.
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