(La Presse) Da un lato replica agli affondi dell’opposizione andando all’attacco e ironizzando anche sulla mole di quesiti messi sul tavolo, dall’altra risponde alle interrogazioni della maggioranza evidenziano i risultati del governo che presiede, dal fisco ai salari passando per le politiche abitative. Nell’ora e mezzo di question time andato in scena al Senato, Giorgia Meloni si sofferma in primis sulla proposta messa in campo da Azione di una cabina di regia sulle priorità strategiche del Paese. Rispondendo a Carlo Calenda la premier non può fare a meno di ricordare come “la situazione nella quale ci troviamo è quella di un quadro economico internazionale particolarmente complesso” con “tensioni geopolitiche che incideranno sulla crescita, sui costi energetici, sulla competitività delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie”. “In un momento che facile non è – rimarca – dovrebbe esserci meno spazio per la polemica e più spazio per un confronto concreto sulle grandi questioni strategiche che riguardano l’Italia”. E’ a questo punto che la presidente del Consiglio, dopo aver annunciato che “entro l’estate sarà approvata la legge delega, saranno adottati i decreti attuativi per il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia”, torna sul dialogo con l’opposizione: “Ci sono molte questioni che possono essere oggetto di un possibile confronto. Le porte del governo, le porte mie personali, per chi ha voglia di confrontarsi nel merito di questioni che in ogni caso impattano su ciascuno di noi, saranno sempre aperte”. Quanto alla proposta di una cabina di regia, aggiunge, “io sarei anche disponibile” ma “devo ricordare che finora quando abbiamo provato a fare delle proposte in questo senso, la risposta da parte della stragrande maggioranza dei partiti dell’opposizione non è stata di disponibilità. Ricordo, uno degli ultimi casi, all’inizio del conflitto in Iran: ci si è detto addirittura che volevamo organizzare una sorta di passerella”. “Non c’è da parte mia nessuna volontà di organizzare delle passerelle – mette quindi in chiaro l’inquilina di palazzo Chigi -. Se le posizioni delle forze di opposizione fossero diverse, le mie porte sarebbero ancora aperte. Sono in ogni caso aperte per chiunque voglia anteporre l’interesse nazionale all’interesse di partito, perché credo che la fase lo richieda”.
Ma il livello dello scontro si alza subito con Matteo Renzi che paragona l’esecutivo alla famiglia Addams. “Non è colpa mia, li avete scelti voi”, chiosa l’ex premier, al quale Meloni ricorda quindi che “si invoca la presenza del presidente del Consiglio in Aula praticamente ogni giorno per potersi confrontare sui temi della politica e ogni volta che si viene qui, al netto di accuse e insulti, c’è oggettivamente poco di cui parlare”. “Non è la prima volta che mi sento dire ‘che cosa hai in serbo per l’ultimo anno di legislatura’ – risponde quindi al leader di Iv -. Ricorda un modo di fare politica che ha riguardato altri e non riguarda noi”. Sul tema salari, poi, la premier rivendica che “hanno ripreso gradualmente a crescere più dell’inflazione”. Certo, ammette, “gli stipendi sono ancora troppo bassi e bisogna continuare a lavorarci, però dopo anni in cui il potere d’acquisto diminuiva, la tendenza si è invertita”. Sul fronte del fisco, invece, Meloni ribatte che “il governo non ha aumentato le tasse ma le ha diminuite”. Anzi, precisa con soddisfazione, “qualche tassa l’abbiamo aumentata anche noi, lo confesso: sulle banche, sulle assicurazioni e sulle società energetiche. Sono scelte che nessuno prima di noi aveva avuto il coraggio di fare”.
Non meno accessi i confronti con M5s e Pd. Al Movimento di Giuseppe Conte viene rimproverata “una certa contraddizione nelle accuse che muove al governo perché anche negli ultimi giorni veniamo accusati da una parte di fare austerità e dall’altra veniamo redarguiti per l’aumento del rapporto debito/Pil. Solo che noi non abbiamo fatto una politica di austerità” e “avremmo anche potuto uscire dalla procedura di infrazione se non avessimo dovuto fare i conti con centinaia di miliardi di euro bruciati in misure elettorali senza controllo”. Il riferimento ovviamente è sempre al Superbonus: “Abbiamo avuto dei colleghi che hanno sperperato risorse, ipotecando i 5 anni successivi, perché sapevano che non avrebbero dovuto loro assumersi la responsabilità di quelle scelte e poi ci fanno la morale e quindi la morale francamente mi pare eccessiva”. I titoli di coda sono invece riservati al Pd, con Meloni che parte ironizzando sul numero di domande presenti nell’interrogazione (“siamo nel quizzone finale di un gioco a premi”) per poi rispondere per le rime al capogruppo dem Fracesco Boccia che l’accusa di vivere in un bolla e di non andare nemmeno più a fare la spesa. “L’ultima volta che sono andata al supermercato è stata sabato scorso. Non rinuncio a stare in mezzo alla gente, a fare la mia vita normale proprio perché questo mi aiuta a capire come stanno le cose – la replica della premier – e quello che capisco è che anche che intorno a questo governo c’è ancora tanto affetto dopo quattro anni”.
