Economia e Lavoro

Costruirsi una famiglia? Al Nord come al Sud è sempre più un’impresa impossibile

Immagine Generata con IA

di Michele Rutigliano (*)

 L’Italia continua a svuotarsi. Le culle restano vuote, i matrimoni diminuiscono, i giovani rinviano tutto: lavoro stabile, casa, figli, futuro.

Gli ultimi dati dell’Istat certificano ancora una volta un declino demografico che non è più soltanto una statistica, ma il sintomo profondo di un Paese che ha smesso di credere nelle nuove generazioni. Nel 2025 le nascite sono scese a circa 355 mila, mentre milioni di italiani dichiarano di desiderare un figlio senza però poter realizzare questo progetto. È qui che si consuma la grande contraddizione italiana: non è il desiderio di famiglia a essere scomparso, ma la possibilità concreta di costruirla. E quando un’intera generazione rinuncia alla vita che vorrebbe, non siamo più davanti a una semplice evoluzione sociale, ma a una sconfitta collettiva.

Lavoro povero e futuro precario

Per anni si è raccontato che i giovani non volessero più assumersi responsabilità, che preferissero la libertà ai sacrifici della famiglia tradizionale. Ma la realtà è molto più dura e meno ideologica. Oggi migliaia di ragazzi, laureati e qualificati, sopravvivono tra contratti a termine, stipendi insufficienti e precarietà cronica. Il lavoro esiste, ma troppo spesso è povero, instabile, mal pagato.

Al Nord come al Sud, costruirsi una prospettiva è diventato un percorso ad ostacoli. Con salari bassi e costi della vita sempre più alti, pensare di mantenere una famiglia appare quasi un lusso. L’emergenza energetica, l’inflazione e il continuo aumento delle spese quotidiane hanno aggravato ulteriormente la situazione. Bollette, carburante, alimenti, servizi: tutto costa di più. E così la paura del futuro finisce per paralizzare ogni scelta. Molte coppie rimandano un figlio, altre rinunciano definitivamente. Non per egoismo, ma per mancanza di sicurezza.

Case irraggiungibili e servizi insufficienti

Accendere un mutuo o pagare un affitto nelle grandi città italiane è diventato proibitivo. I prezzi delle abitazioni crescono molto più rapidamente degli stipendi e intere generazioni restano bloccate in una condizione di dipendenza economica dalle famiglie d’origine.

Nel Mezzogiorno il problema si intreccia con la storica carenza di lavoro stabile; nelle grandi aree urbane del Centro-Nord, invece, è il costo della vita a rendere quasi impossibile mettere su casa. In entrambi i casi, il risultato è lo stesso: la famiglia viene rinviata all’infinito. A tutto questo si aggiunge la debolezza dei servizi sociali. Asili insufficienti, welfare frammentato, sostegni economici limitati, tempi incompatibili tra lavoro e vita familiare. Le donne continuano spesso a pagare il prezzo più alto, costrette a scegliere tra maternità e carriera. E uno Stato che non protegge davvero le giovani coppie finisce inevitabilmente per scoraggiare la natalità.

Una società che dimentica i giovani non ha futuro

Le parole del presidente della Fondazione per la Natalità, Gigi De Palo, colpiscono nel segno quando parla di “sconfitta collettiva”. Perché il crollo delle nascite non riguarda soltanto le famiglie: riguarda l’economia, il welfare, il futuro stesso del Paese. Una nazione che invecchia rapidamente, senza ricambio generazionale, è destinata a indebolirsi.

Meno giovani significa meno lavoro, meno innovazione, meno crescita, meno sostenibilità per pensioni e servizi pubblici. Eppure, da anni, la politica sembra assistere impotente a questo lento declino, incapace di affrontare davvero le cause profonde del problema. Le nuove generazioni chiedono soltanto ciò che per decenni è stato normale: un lavoro dignitoso, una casa accessibile, la possibilità di mettere al mondo dei figli senza vivere nell’angoscia economica.

Ma oggi anche questo appare irraggiungibile. Ed è forse questa la fotografia più amara dell’Italia contemporanea: un Paese che continua a chiedere sacrifici ai giovani, senza però offrire loro una prospettiva. Dimenticando che senza nuove generazioni non ci sarà futuro per nessuno.

(*) Giornalista

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