Economia e Lavoro

Giorni drammatici nel lavoro. Tra incidenti e infortuni l’emergenza resta una priorità

 

di Wladymiro Wysocki (*)

Sono giorni che il mondo della cronaca si è fermato sulla tragica morte dell’operaio indiano dei campi di agricoli di Latina, Satman Singh, brutalmente abbandonato privato di ogni cura.

L’autopsia effettuata conferma che si sarebbe potuto salvare se le cure fossero state tempestive o comunque, un intervento con cure appropriate, avrebbe notevolmente aumentato la probabilità di salvezza.

Sappiamo come sono andati i fatti, un imprenditore ha volutamente condannare a morte il suo bracciante con la massima spietatezza.

Oggi tuonano come un fulmine a ciel sereno le parole della madre, collegata dal suo villaggio in India, che vuole vedere il corpo del proprio figlio anche se dilaniato dalle ferite.

Una madre che vuole vedere gli occhi di colui che lo ha ucciso, il luogo degli ultimi istanti di vita pieni di sofferenza.

L’amore di una madre che si vede strappare la vita del proprio figlio, un dolore al quale è difficile, se non impossibile, dare una risposta, una motivazione di tutta questa crudeltà.

Da quel maledetto giorno, però, si sono accavallate altre drammatiche storie di vite spezzate a causa del lavoro.

Solo tra le ultime vittime si ricorda Valerio Salvatore, 30 anni, caduto venerdì 21 giugno dal tetto di un capannone sulla Nettunense, a cavallo tra i comuni di Aprilia e Lanuvio, con un volo di circa trenta metri causato dal cedimento della copertura mentre stava svolgendo degli interventi di manutenzione.

Morirà nella giornata di domenica 23 giugno a causa dei traumi riportati.

A Bussolengo, sabato 22 giugno, si ribalta una betoniera causando la morte del senegalese di 30 anni che era alla guida del mezzo, rimanendo imprigionato tra le lamiere della cabina di guida.

Tornando sui campi di Latina, nella giornata del 24 giugno, Luigi Guerrieri di 62 anni perde la vita a causa di un incendio improvviso della trebbiatrice sulla quale stava lavorando.

Le fiamme avvolgono il mezzo senza lasciare scampo al conducente.

Ameglia, sempre nella giornata del 24 giugno, un operaio di 69 anni perde la vita schiacciato dalla gru nelle lavorazioni in un cantiere navale.

Morti sul lavoro che non cessano, un dramma che investe tutto il Paese in ogni attività.

Con la morte del bracciante indiano, Satman Singh, anche per la brutalità nella quale è avvenuta si sono accesi novamente i riflettori sulle carenze non solo in materia di prevenzione e sicurezza nel rispetto della normativa da parte delle imprese, ma anche l’impotenza degli ispettori di poter coprire tutto il territorio nazionale con ispezioni, verifiche, controlli.

L’organico degli uomini è veramente irrisorio che, secondo Vincenzo Di Nucci, Vice presidente ordine dei tecnici della prevenzione nei luoghi di lavoro di Roma e Provincia, per effettuare i controlli a tutte le aziende ci vorrebbero 28 anni.

Se consideriamo che in tutta la Sicilia sono presenti 79 ispettori, in Calabria 39, in tutta Genova è presente 1 solo ispettore del lavoro, dichiarazioni di Tino Magni Presidente Commissione Parlamentare sicurezza sul lavoro.

Lo stesso dott. Paolo Pennesi, Direttore dell’Ispettorato del Lavoro, in una recente intervista di un servizio andato in onda su rai news 24 (spotlight) dichiara le gravi carenze di sistemi come il SINP (Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione) dove sono passati ben sedici anni dall’approvazione che lo si attende.

Tale sistema avrebbe l’importanza che attraverso la banca dati caricata è possibile avere tempestivamente tutte le informazioni in merito allo stato di salute delle imprese, sulle verifiche, ispezioni, controlli.

Sempre lo stesso direttore dichiara che a Roma sono entrati 57 tecnici, un dato per una città come Roma pari allo zero o quasi.

Ma la cosa che deve sollevare maggiore attenzione è la qualità di questi tecnici, in quanto i requisiti per poter accedere ai concorsi erano la qualunque aprendo a tutte le categorie di lauree la possibilità di partecipare ai concorsi e diventare ispettore, tanto è vero che oggi a Roma abbiamo un ispettore con studi di teologia.

La domanda che ci viene spontanea è con quale qualità e competenze verranno mai eseguite le ispezioni anche se poi saranno sicuramente formati, addestrati e preparati ma il percorso di studi specifico è sicuramente la basa dalla quale partire.

La situazione di fatto è questa, purtroppo benchè se ne dica nelle varie dichiarazioni, non abbiamo un vero piano nazionale della prevenzione, stiamo navigando pressoché nel buio.

Poca competenza, poche riscorse che devono fare fronte alle esigenze di tutto il territorio a un mare magnum di inottemperanze tra mancata formazione, lavoro sommerso, caporalato, subappalti, e illegalità di ogni genere.

Come possiamo pensare che la prevenzione e sicurezza possa essere una priorità con questi numeri e condizioni, come possiamo pensare che le imprese siano spinte ad ottemperare alla normativa se sanno benissimo che anche se fuorilegge la probabilità di controlli è veramente bassissima.

Se a questo affianchiamo le modalità di condanna dove il più delle volte si passa a un quasi nulla di fatto, poiché dal punto di vista penale “non c’ grande preoccupazione e sotto quello economico è del tipo eventuale se e quando ti trovano” (Dott.ssa Gabriella Viglione, procuratrice Ivrea TO).

Capite bene che il tutto si traduce nelle sole speranze che la cultura della sicurezza sia più che altro uno spirito di civiltà nei confronti dei lavoratori.

Di certo i controlli devono essere oggetto di verifiche anche degli enti, organismi di formazione, liberi professionisti che erogano servizi e corsi di formazione alle imprese e per i lavoratori.

È impensabile che tecnici della prevenzione scendano a compromessi anche a costi ridicoli pur di non erogare i corsi cercando così di accontentare le richieste di alcuni datori di lavoro.

La formazione e l’addestramento ancora troppo spesso vengono visti come delle perdite di tempo, perdita di fatturato quando devono essere un investimento alla sicurezza, la lavoro sano e sicuro.

La strada è veramente ancora tanto lunga che dobbiamo percorrere per arrivare a scalfire questo zoccolo duro di una forma mentis, di una diseducazione ormai troppo radicata.

Non ci resta altra soluzione che arginare e controllare il più possibile quello che è esistente nel mondo del lavoro, ma da subito dobbiamo lavorare nelle giovani menti, nei nostri ragazzi nei banchi di scuola.

Abbiamo il dovere civile e morale di educare i nostri figli perché solo così riusciremo a proteggerli dalla crudeltà del lavoro e metterli in guardia a tutti i rischi e pericoli che li coinvolgeranno.

Restiamo sempre fiduciosi e pieni di speranza e che la terribile morte di Satman Singh sia stata l’ultima vittima sacrificale per scuotere tutti e ulteriormente farci prendere coscienza che da subito si deve agire.

Controlli, ispezioni, sanzioni, verifiche, formazione, e se necessario fare chiudere chi non mette in sicurezza e tutela la vita delle persone.

Il lavoro deve essere motivo di vita e speranza e non di morte.

*Esperto di sicurezza sul lavoro

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