Economia e Lavoro

Stellantis: Fiom, piano industriale non brilla in Italia, Chigi non può stare in silenzio

Porta 2 di Stellantis, presidio in preparazione della manifestazione del 14 Febbraio - Wednesday, 11 Febbraio , 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

“Il piano presentato prevede per l’Europa la drastica riduzione della capacità produttiva installata, di 800 mila veicoli, in Italia il piano non dà risposte alla crisi che vivono i lavoratori da anni a partire dagli stabilimenti di Cassino e Termoli.

L’annuncio del lancio di due nuove vetture Maserati, che verrà discusso solo a dicembre di quest’anno, non è sufficiente a risollevare le sorti dello stabilimento di Modena. Le aspettative aziendali e gli investimenti si concentrano fuori dall’Europa e dall’Italia”. Lo dichiarano in una nota congiunta Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil in merito al nuovo piano industriale presentato da Stellantis.

Il passaggio da una capacità produttiva da 4,65 milioni all’anno a 3,85, aggiungono, “rischia di tradursi in una condanna alla cassa integrazione per migliaia di lavoratrici e lavoratori del gruppo.

L’assenza di una precisa collocazione dei modelli annunciati rischia di avere effetti drammatici sull’indotto e sulla componentistica”.

Riguardo a ricerca, sviluppo e progettazione, dicono Lodi e D’Alessio, “il piano non prevede in Italia investimenti in innovazione sui processi di digitalizzazione ed elettrificazione. Rimane l’assenza di un progetto di produzione di batterie nel nostro Paese che con tutta evidenza insieme, alle joint venture annunciate in questi giorni, vedranno investimenti in altri Paesi. Si rende necessario riavviare il progetto della gigafactory a Termoli, anche e soprattutto alla luce del progetto E-Car a Pomigliano”.

Nonostante le conferme della nuova Pandina a Pomigliano, del quinto modello a Melfi e del nuovo Ducato ad Atessa, “riteniamo che nel suo complesso il piano sia insufficiente e che non garantisce la risoluzione della crisi dell’auto in Italia”.

“Riteniamo a questo punto indispensabile un confronto con l’azienda, l’apertura del tavolo presso la Presidenza del Consiglio per salvaguardare e rilanciare attraverso investimenti pubblici e privati, l’automotive nel nostro Paese. E’ ormai evidente la necessità di moltiplicare gli investimenti di ulteriori ed altri produttori. In assenza di confronto e di risposte, nel rapporto con le lavoratrici e i lavoratori metteremo in campo ogni forma di mobilitazione necessaria”, concludono Lodi e D’Alessio.

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