Cronaca

Il dramma di Nessy Guerra e della sua bambina di 3 anni

di Giuseppe Onorati

La storia di Nessy Guerra e della sua bambina di 3 anni, è un dramma che da diversi mesi è innanzi agli occhi dell’opinione pubblica italiana; ha iniziato ad avere una buona rilevanza mediatica ed ha ricevuto attenzione da parte del Governo italiano ma nonostante ciò, dalla fine dello scorso Aprile la situazione è peggiorata.
Nessy Guerra è una ragazza italiana originaria di Sanremo (IM), che lo scorso 28 Aprile, in Egitto, ha subito una condanna in secondo grado a sei mesi di detenzione e lavori forzati per adulterio (reato contemplato e perseguito dall’ordinamento egiziano), che ha confermato la sentenza di primo grado emessa lo scorso Febbraio.
Nessy Guerra, con il suo avvocato difensore, la dottoressa Agata Armanetti, erano ricorse in Appello perché la colpevolezza di Guerra era stata dedotta da assurde prove testimoniali e da una confessione peraltro successivamente dichiarata falsa dallo stesso confessante, in quanto estortagli con minacce.
La drammatica vicenda di Nessy e di sua figlia inizia qualche anno addietro per opera dell’ex marito della giovane ligure, l’talo-egiziano Tamer Hamouda. I due vanno a vivere in Egitto e si sposano, iniziando un’attività nell’ambito turistico; da un certo momento in poi però, la situazione matrimoniale si fa sempre più insopportabile e degenera ed è così che Nessy per il suo bene ma soprattutto in funzione del bene della piccola figlia, fugge. Da qual momento inizia una vera e propria persecuzione da parte dell’ex marito, che insegue Nessy e la figlia, per prendere con sé la bambina, costringendo madre e bambina a cambiare dimora più volte ed a vivere cercando di nascondersi.
L’incubo principale di Nessy è che la sua bambina di 3 anni possa finire affidata al padre, che per la giovane madre italiana non ha equilibrio ed è pericoloso, come del resto lo dimostrerebbe la condanna definitiva a 2 anni, 11 mesi e 27 giorni che Hamouda ha ricevuto in Italia per stalking, violenza, violazione di domicilio e truffa ai danni di un’altra donna (e per cui sono state chieste già tre estradizioni), oltre a considerare i comportamenti in pubblico tenuti da Tamer Hamouda, che è arrivato ad autoproclamarsi figura di messianico-giustiziere.
Il punto fondamentale per comprendere con chiarezza l’intera vicenda è proprio la volontà da parte di Hamouda di ottenere l’affidamento della figlia.
Nel 2024 Tamer denuncia Nessy per adulterio, accusandola d’intrattenere una relazione extraconiugale con tal Abdelfattah Mansour, il quale frequenta la casa di Nessy Guerra per consegnare cibo a domicilio, in quanto dipendente di un ristorante e per prendere alcune lezioni d’italiano dal padre di Nessy. In seguito alla denuncia, l’intervento della polizia in casa della famiglia Guerra, non acquisisce alcun riscontro in merito alla relazione di cui Tamer accusa Nessy ed in più, uscendo gli agenti incontrano sul pianerottolo l’accusato d’intrattenere la relazione con Nessy, il quale nega l’accusa, spiegando di essere semplicemente un amico del padre. Vengono svolte altre indagini in merito ma non essendoci elementi probatori, la Procura archivia il caso.
Ed è qui che si arriva ad un punto molto inquietante, in quanto Tamer ricorre in Appello, il ricorso viene accolto e si riapre il caso, con la presentazione di una dichiarazione fatta da Abdelfattah Mansour nell’ambito del procedimento di affidamento della bambina di Nessy e Tamer, presso l’Alta Corte d’Appello per le Famiglie, in cui ammette la relazione extraconiugale fra lui e Nessy. In più si aggiungono tre testimoni portati da Tamer nel procedimento, che confermano di essere a conoscenza della relazione extraconiugale fra Nessy ed Abdelfattah e bastano questa dichiarazione e queste tre testimonianze per far condannare Nessy a sei anni di detenzione ed ai lavori forzati per reato d’adulterio, lo scorso Febbraio. Nessy assistita dalla sua legale, ricorre in Appello e nonostante possa usufruire di una dichiarazione resa a Marzo da Abdelfattah, nella quale questi ammette di aver dichiarato il falso in merito alla relazione con Nessy, perché minacciato da Tamer, la Corte d’Appello conferma la sentenza di primo grado, rendendo l’incubo di Nessy sempre più denso.
Adesso Nessy e la sua bambina, non soltanto devono nascondersi da Tamer ma anche dalle autorità egiziane che potrebbero arrestare la giovane donna italiana.
Si presenta un quadro disperato in cui Nessy deve nascondersi per non essere arrestata, il qual evento potrebbe anche comportare l’affidamento della bambina al padre. Il prossimo 3 Giugno ci sarà l’udienza presso la Corte d’Appello per l’affidamento della bambina, in cui sono stati riuniti i due procedimenti delle rispettive richieste di affidamento da parte di Nessy e di sua madre. Nello stesso tempo ma ovviamente intersecata a questa vicenda giudiziaria, ci sarebbe l’ipotesi di ricorre in Cassazione contro la sentenza di condanna a Nessy ma il problema grande è il rischio dell’arresto con cui sta vivendo la giovane italiana, motivo che la spinge ad esitare passi che creerebbero eventuali condizioni di esposizione a tale possibilità; in più, a complicare la situazione, c’è un divieto di espatrio della bambina ottenuto dal padre.
Con l’avvocato Armanetti ed aiutata dall’amica, la scrittrice Alessia Zuppicchiatti, Nessy ha cercato ed ottenuto rilevanza mediatica e soprattutto è riuscita ad ottenere l’interesse del Ministero degli Affari Esteri italiano. Il caso è seguito dall’ Ambasciata italiana a Il Cairo e dal Consolato, che hanno offerto supporti giuridici e lo stesso titolare dalla Farnesina Antonio Tajani ha dichiarato massima attenzione del Ministero verso il caso, pur nella consapevolezza di dover rispettare l’ordinamento egiziano. Mediaticamente la vicenda di Nessy ha visto negli ultimi mesi avere un’attenzione crescente, potendo esporsi in spazi come Chi l’ha visto?, Red Ronnie TV e gli altri canali di Red Ronnie e diverse testate della stampa. Tutto questo per quanto importante, però non basta; servirebbe un incisivo intervento politico-istituzionale che coinvolga il Governo italiano nel pressare quello egiziano, affinché Nessy e sua figlia possano rientrare in Italia, in sicurezza. E’ una vicenda chiaroscura, dove l’oscuro sembra essere preponderante ed in cui le vittime sono una giovane madre e la sua bambina di 3 anni.
Proprio questo chiaroscuro che connota la vicenda, porta alla mente lo spettro del caso Regeni e porta a chiedersi se Nessy Guerra e sua figlia possano essere “vittime sacrificali” di una certa condizione della Repubblica italiana nello scenario internazionale e di vincoli ed interessi strategico-economici fra Italia ed Egitto, per cui il Governo non possa/voglia osare oltre certi limiti. Sarà forse una domanda frutto di una certa “paranoia geopolitica” o forse no, staremo a vedere.

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