Cronaca

Napoli: cimici in tribunale, Procura ‘accertate false testimonianze su omicidio’

L’intercettazione ambientale audio-video nel corridoio esterno all’aula 114 del Tribunale di Napoli è stata richiesta dalla Procura partenopea e autorizzata dal gip per accertare casi di falsa testimonianza nel processo sull’omicidio di Luigi Mocerino, 72enne ucciso il 31 dicembre 2022 ad Afragola, e nessuna attività di intercettazione o di pedinamento è stata disposta nei confronti di avvocati. Questa la posizione della Procura di Napoli, diretta dal procuratore Nicola Gratteri, in merito a quanto segnalato dall’avvocato Raffaele Esposito e denunciato dalla Giunta della Camera Penale di Napoli, secondo cui le indagini dei pm avrebbero coinvolto “il difensore dell’imputato e i familiari di quest’ultimo mediante riprese, intercettazioni ambientali ed esame dei colloqui all’esterno dell’aula di udienza e nelle immediate adiacenze della stessa”. In una nota a firma di Gratteri, si legge che dalle indagini sarebbero emersi “gravi elementi in base ai quali ritenere che alcune persone, chiamate a rendere sommarie informazioni alla polizia giudiziaria” sull’omicidio per il quale è contestata la matrice camorristica, “avevano esternato forti timori per la propria incolumità in ragione delle dichiarazioni rese. Tali timori erano rafforzati dalla circostanza che all’indirizzo dell’esercizio commerciale di taluni di tali testimoni venivano esplosi colpi di arma da fuoco”. Sussistendo “consistenti indizi che tali persone, chiamate a testimoniare nel processo, fossero indotte a ritrattare le dichiarazioni accusatorie rese nel corso delle indagini o comunque a dichiarare il falso”, sono state richieste e autorizzate intercettazioni telefoniche sulle utenze dei testimoni dell’accusa, l’intercettazione ambientale all’interno dell’abitazione di alcuni di loro e l’intercettazione ambientale audio-video nel corridoio esterno all’aula di udienza 114 del Tribunale di Napoli, dove era iniziata la celebrazione del processo e all’interno della tribuna destinata al pubblico dell’aula.  Le intercettazioni, spiega la Procura di Napoli, erano volte all’accertamento di ulteriori minacce, pressioni o promesse fatte in modo da “indurre a rendere testimonianza falsa o reticente i testimoni citati” e che potessero essere ribadite “prima o dopo la celebrazione del processo”, nonché a “individuare gli autori di tali condotte illecite”. L’autorizzazione, sottolinea la nota a firma di Gratteri, “veniva concessa dal gip con apposito decreto”. Le intercettazioni dunque, “hanno avuto quali destinatari esclusivamente alcuni testimoni dell’accusa che, di fatto, hanno poi ritrattato in dibattimento le dichiarazioni rese nel corso delle indagini, e si sono in parte svolte all’esterno dell’aula di Tribunale e nella tribuna destinata al pubblico, al solo scopo di verificare se i testimoni dell’accusa, chiamati a testimoniare nel processo, venissero avvicinati dai familiari dell’imputato o da terzi per essere indotti a non testimoniare o a dichiarare il falso, come difatti è poi accaduto”. Nel corso dell’attività di captazione si è appreso che alcuni di questi testimoni “erano al corrente del giorno in cui sarebbero dovuti comparire dinanzi alla Corte d’Assise ancor prima di ricevere la citazione da parte della polizia giudiziaria e che il forte stato di timore nel rendere testimonianza, dovuto al contesto camorristico in cui era maturata la vicenda, li induceva a considerare addirittura l’eventualità di non presentarsi in udienza a testimoniare”. La Procura di Napoli sottolinea che “nessuna attività di intercettazione o di pedinamento è stata dunque disposta nei confronti di difensori, né è stata indicata nell’informativa alcuna conversazione attinente al mandato difensivo. L’attività d’indagine è consistita esclusivamente nell’osservazione delle condotte dei testimoni di lista del pm e degli eventuali contatti di questi con terzi”. I fotogrammi dell’informativa dei Carabinieri che ritraggono i testimoni all’esterno dell’aula “inevitabilmente riportano la mera presenza di legali, le cui immagini venivano commentate dalla polizia giudiziaria solo in maniera descrittiva. Proprio grazie all’intercettazione ambientale fuori l’aula di udienza del Tribunale – prosegue la nota – veniva captata una conversazione dalla quale si evinceva che ad un testimone veniva indicato da parte di un terzo cosa riferire alla Corte. Le intercettazioni disposte si sono rivelate di grandissima utilità in quanto solo grazie ad esse era possibile accertare, a fronte del riscontrato clima di paura e tensione, la genuinità o meno delle testimonianze rese in un processo così delicato e avente ad oggetto una così pesante accusa a carico dell’imputato. Esse hanno confermato il clima di paura e di intimidazione in cui sono state rese buona parte delle testimonianze”.  A conferma di ciò, spiega la Procura partenopea, “la Corte d’Assise decideva di disporre la trasmissione del verbale di udienza del 15 aprile 2026 in Procura per ipotesi di falsa testimonianza. L’intercettazione dei testimoni del pm richiesta al giudice e da questi autorizzata, spiega ancora la nota della Procura di Napoli a firma di Gratteri, “ha costituito una doverosa iniziativa mirata, da un lato, all’individuazione di ulteriori episodi di intimidazione e, dall’altro, all’accertamento di eventuali forme di condizionamento da parte di terzi nei confronti dei testimoni di lista della Procura, fatti posti in essere prima o immediatamente dopo la loro deposizione. Tali condotte, evidentemente, non solo costituiscono ipotesi di reato in danno di soggetti chiamati a testimoniare, esposti a pericolo per la propria incolumità in contesti particolarmente complessi per la pervasività dell’azione della criminalità organizzata nel distretto, ma minano le regole del giusto processo e del principio del contraddittorio nella formazione della prova, principi ai quali si attiene rigorosamente questo Ufficio, in piena sintonia con gli appartenenti all’Avvocatura napoletana, verso la quale si auspica un continuo e proficuo dialogo nell’interesse del corretto funzionamento della Giustizia”

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