“Non sono mai andato a Sanremo, però il mestiere che io faccio consente una grande libertà di scelta e quindi io me la posso permettere da tutti i punti di vista e quindi scelgo esattamente cosa fare, cioè la mia regola d’oro è sempre stata quella di fare l’artista e basta”. Lo ha detto Francesco de Gregori, decano dei cantautori italiani, incontrando la stampa al Teatro Out Off di Milano dove nel 2024 prese il via il tour di ‘Nevergreen (Perfette Sconosciute)’, da cui è nato poi l’omonimo docufilm presentato l’anno scorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che andrà in onda su Rai Tre il 4 giugno. “Io avevo 16 anni e pensavo già di fare il cantante e il mio sogno di scrivere canzoni. Amavo i cantautori. Si uccise Luigi Tenco e giurai a me stesso che non sarei mai andato a Sanremo, a nessuna condizione”, ha aggiunto.
Io sensibilizzo con canzoni, mi imbarazza chi fa proclami
“Provo sempre un certo imbarazzo quando un uomo di spettacolo si schiera in maniera netta su questioni internazionali, di guerre. Le cose vanno analizzate con estrema cura, il proclama dal palco mi lascia abbastanza indifferente”. A proposito del tour negli Usa di Bruce Springsteen contro il presidente Donald Trump. “Gli artisti che vogliono sensibilizzare il loro pubblico, ma perché non lo fanno per conto loro? E’ un ruolo che non mi sento di condividere”, ha aggiunto. “Io sensibilizzo attraverso le canzoni che scrivo, non con quello che dico – ha sottolineato il cantautore romano -. Io non faccio proclami, perché non sono superiore a nessuno per dire quale posizione assumere su Gaza o Israele”. “Non mi sento in grado di dare lezioni, visto che io anche ho le idee confuse. Per citare Whitman ‘contengo moltitudini’, che vuol dire che il mio pensiero non è totalitario e non posso dare né prendere lezioni da nessuno, tanto meno da un cantante o da un uomo di cinema. Che titoli ha per farlo?”, ha concluso De Gregori.
Red
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