Cronaca

Delmastro in Antimafia su bisteccheria, ‘io vittima, non sapevo chi fosse Caroccia’

di Emilio Orlando
Roma, 26 mag. (LaPresse) – Dopo l’audizione del questore di Roma Roberto Massucci, sulle infiltrazioni della criminalità nell’economia romana, la Commissione parlamentare Antimafia torna sul caso che ha scosso Fratelli d’Italia. Stavolta davanti ai commissari, a Palazzo San Macuto, si è presentato Andrea Delmastro Delle Vedove, per riferire sulla sua partecipazione nella società ‘Bisteccheria d’Italia’ con Miriam Caroccia, figlia di Mauro, attualmente in carcere per riciclaggio nell’ambito dei legami con il clan Senese.
Nessuna relazione introduttiva, solo domande e risposte. Nel corso della sua audizione, l’ex sottosegretario alla giustizia ha negato qualsiasi consapevolezza dei rapporti tra il ristoratore Mauro Caroccia e il clan Senese. “Non ho contezza se sono indagato, ritengo di non essere indagato in questo momento”, ha detto il parlamentare, rivendicando di essere “vittima” della vicenda che lo ha portato alle dimissioni dal governo. Delmastro ha spiegato di non aver mai ricevuto “alcun alert relativo all’antiriciclaggio” e di aver interrotto ogni rapporto non appena emerse la condanna di Caroccia: “Se me lo avessero dato mi sarei immediatamente fermato”, ha sottolineato. Il parlamentare di FdI ha ricostruito la genesi della società “Le Cinque Forchette”, che gestiva la “Bisteccheria d’Italia” al Tuscolano, a Roma, sostenendo di aver conosciuto Caroccia “andando a mangiare nel suo locale” e di non sapere nulla del suo passato. “Il 18 febbraio, da fonti aperte, ho appreso che c’era stata la condanna di Caroccia e il 27 ero fuori dalla società”, ha affermato. “C’è stata una fuga precipitosa mia e dei miei amici dalla società, disinteressati dal fatto che ciò comportasse anche la perdita dell’investimento”. Delmastro ha insistito più volte sull’assenza di qualsiasi volontà di occultamento: “Se avessi avuto un disegno criminoso potevo usare dei prestanome”. E ancora: “Non ci siamo serviti di scatole cinesi o quant’altro. Evidentemente perché non avevo contezza della necessità di schermare la mia presenza”.
Parole che però non hanno convinto le opposizioni. Debora Serracchiani e Walter Verini, componenti Pd della Commissione Antimafia, hanno definito le risposte “imbarazzate e imbarazzanti”, sottolineando come un avvocato penalista ed ex sottosegretario alla Giustizia non possa giustificarsi sostenendo di non aver mai cercato su Google il nome dell’uomo con cui stava facendo affari. Duro l’intervento di Elisabetta Piccolotti di Avs: “La versione di Delmastro è sempre la stessa e non è credibile”. La deputata rossoverde ha ricordato come il parlamentare di FdI abbia ammesso di non aver effettuato alcuna verifica su Mauro Caroccia, definendo la vicenda “terribilmente grave”. Da qui l’affondo politico: “Oggi più di ieri Delmastro dovrebbe lasciare il Parlamento”.
L’ex sottosegretario ha poi aggiunto: “Mi sono dimesso perché lo reclamava la mia coscienza. Anche se non sono indagato”. Poi con con una battuta ha alleggerito il clima di dell’acceso faccia faccia, aggiungendo: “Ormai sono diventato vegetariano e mi sono convertito. Non mangio più carne”. L’ex sottosegretario ha anche respinto le accuse di inadeguatezza istituzionale: “Non mi ritengo inadeguato. Mi ritengo una persona che ha commesso un errore”. In sua difesa è intervenuto il gruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Antimafia, secondo cui l’audizione avrebbe “fugato ogni dubbio o opacità”. Per FdI, la scelta di Delmastro di entrare in società “con nome e cognome” dimostrerebbe “l’assoluta estraneità a ogni contesto criminale”. Ma le opposizioni insistono: “troppe coincidenze, troppe leggerezze, troppi rapporti opachi con ambienti vicini al clan Senese”.

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