di Marino Marini
“Le misure per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia dovrebbero essere neutrali rispetto al bilancio, temporanee, ben mirate e non smorzare l’incentivo a ridurre i consumi energetici. A questo proposito, la recente e generalizzata riduzione delle accise su diesel e petrolio, attuata per attutire l’impatto dello shock, dovrebbe essere sostituita da trasferimenti monetari mirati alle famiglie più vulnerabili”. Lo scrive il Fondo monetario internazionale nell’ambito dell’Article Iv 2026 relativo all’Italia. Poi il Fondo Monetario internazionale legge anche la crescita dell’Italia.
+0,5% per Italia nel 2025 ma resta vulnerabilità a debito
“Nel 2025 il Pil reale dell’Italia è cresciuto dello 0,5%, grazie alla crescita dei consumi privati e ai continui investimenti previsti dal Pnrr”, in un contesto in cui “il disavanzo primario si è ridotto al 3,1% del Pil, registrando un risultato superiore all’obiettivo iniziale per il secondo anno consecutivo”. Lo scrive il Fondo monetario internazionale nell’ambito dell’Article Iv 2026 relativo all’Italia. In particolare, si sottolinea, “la solida performance delle entrate e il miglioramento della conformità fiscale hanno contribuito a portare il surplus primario allo 0,8% del Pil”, ma “nonostante questi progressi, il debito pubblico è aumentato a circa il 137% del Pil alla fine del 2025 e le dinamiche del debito rimangono vulnerabili a shock di crescita, tassi di interesse e fiducia”. Chi invece critica la posizione del Fondo sulle accise è l’Unione Nazionale Consumatori con il suo Presidente Dona.
Unc, su accise Fmi prende abbaglio, salirebbe inflazione
“Non è certo la prima volta che Fmi, agenzie di rating e compagnia bella, prendono un abbaglio. Singolare la tesi di sostituire il taglio delle accise con misure mirate per le famiglie vulnerabili o che le misure che mitigano l’aumento dei prezzi non devono smorzare l’incentivo a ridurre i consumi energetici”. “È vero che si potrebbe introdurre uno sconto carburanti solo per fasce specifiche della popolazione, seguendo il sistema introdotto da alcune regioni come la Lombardia per chi abita vicino al confine con la Svizzera, ma al FMI, dove evidentemente conoscono un po’ di teoria ma poca pratica, dovrebbero sapere che un provvedimento di questo tipo richiederebbe tempi di attuazione biblici, incompatibili con un’emergenza come quella arrivata con la chiusura dello Stretto di Hormuz. Al FMI dovrebbero poi conoscere gli effetti che gli aumenti dei beni energetici hanno sull’inflazione e di conseguenza sul sistema economico: riduzione del potere d’acquisto delle famiglie? Consumi a picco? Recessione”, prosegue Dona. “Quanto alla bizzarra teoria, già apparsa nei gironi scorsi, che se si riducono le accise non si disincentiva il consumo, dovrebbero sapere che la domanda dei carburanti è anelastica, soprattutto nel breve periodo. Questo al di là del fatto che dubitiamo i consumatori siano contenti di pagare, considerando il prezzo più basso comunicato oggi dal Mimit, la benzina self a 1,965 euro e che per questo vadano in giro a vanvera a bighellonare”, conclude Dona.
