dell’inviato Luca La Mantia
Pescara. (LaPresse) – Secondo posto su RaiPlay tra i prodotti per bambini, collocato fra ‘Bluey’ e ‘Masha e Orso’, e nella Top10 generale della piattaforma del servizio pubblico. Numeri che raccontano il fenomeno ‘Pera Toons’, nato sui social e ora approdato sulle reti Rai con le storie brevi a colpi di battute (o meglio: freddure) di ‘Prova a non ridere!’ che tanto divertono i bambini e non solo. Tutto nato dalla matita e dal genio di Alessandro Perugini, in arte Pera Toons, tra i protagonisti della 30esima edizione di Cartoons on the bay a Pescara, dove ha ricevuto il Pulcinella digital award. Un lavoro riconosciuto anche dal direttore di RaiKids, Roberto Genovesi: “Su RaiGulp, che di media fa 10-15mila spettatori, ‘Pera Toons’ è riuscito a raggiungerne, in determinate condizioni, oltre 110mila”. Tutto questo in poco più di 10 giorni, dal 18 maggio. “Non mi aspettavo una partenza così – ammette il disegnatore – anche se avevo capito subito che stava andando bene. In più pubblico mi apprezza, mi dà feedback reali e questo mi basta, al di là dei numeri. Però mi fa piacere che su RaiPlay se la batta, come ascolti, con programmi famosissimi. Abbiamo proposto il meglio di Pera Toons, in termini di battute, quindi ero abbastanza tranquillo”. Tempo per una seconda stagione? “Ci stiamo ragionando. Non lo abbiamo fatto prima perché sono un tipo scaramantico – spiega – è un’operazione win-win, per me e per la Rai. Anzi, win-win-win, perché ci sono anche gli spettatori che possono avere tutto gratuitamente”.
Nell’eventuale sequel, aggiunge, “lo schema va tenuto; come abbiamo fatto coi libri alterniamo storie più lunghe a volumi con sole freddure. Lo zoccolo duro sono le battute. Quindi vorrei mantenere ‘Prova a non ridere!’ come format e aggiungere battute incalzanti. Un’altra sfida potrebbe essere quella di fare episodi un po’ più lunghi, autoconclusivi, che fanno parte di una storia più orizzontale, dove comunque all’interno ci sono tantissime battute”. Nel suo lavoro Perugini svela di avere un’assistente davvero particolare: la figlia di otto anni e mezzo che “è proprio nel mio target. La testo sulle battute, ma come si dice ‘la figlia del calzolaio va con le scarpe’. Le mie cose le piacciono e sul suo diario, tra i suoi libri preferiti, ha messo in testa Pera Toons. Sono soddisfazioni”. Far ridere, racconta “è difficile, soprattutto se incontri una persona che non vuole farlo. I bambini si prestano molto alla risata, la ricercano, la vogliono. Quindi con loro è un po’ più facile. Tanti mi dicono: ‘È più difficile far piangere che far ridere’. Per me è esattamente l’opposto”. Nello stesso tempo, però, “quando incontro le persone e mi chiedono: ‘Fammi una battuta’ spesso non riesco. Le mie freddure le devi subire, sono io che le faccio a te e mi piace vedere la reazione dopo battute ‘bruttissime’. Se me la chiedono mi spengo perché mi sembro un jukebox e non lo sono”. Perugini ha mai pensato a una graphic novel dove non fa battute ma racconta una storia in maniera differente? “Sinceramente no, perché ho sempre seguito il gusto del pubblico. Posso fare delle piccole sperimentazioni, se funzionano le inserisco come format nuovo. C’è qualche sperimentazione: come i miei draw my life dove racconto la mia vita ma dentro ci devono comunque essere delle battute. A me piacciono quelle cose anche se capisco sia importante non fermarsi e provare altri format. Apprezzo molto la divulgazione scientifica e penso sarebbe bello parlare di un argomento del genere mettendoci dentro qualche battuta”.
Intanto l’animazione italiana cresce con maggiori possibilità di trattenere i talenti. “È vero – dice – pensiamo alla musica: noi Millennial ascoltavamo solo quella inglese, ora invece ascoltiamo tutta musica italiana. E questo perché sono nati degli artisti che rispettano meglio i nostri gusti rispetto a quelli di oltreoceano. Personalmente vado bene anche nei Paesi sudamericani, ma con una forza diversa rispetto all’Italia. Qui posso fare battute sul mio Paese, fare giochi di parole. A noi non piacciono le freddure inglesi e personalmente non sono in concorrenza con loro perché non conoscono l’italiano”.
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