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A Roma riapre l’Istituto Archeologico Germanico dopo 18 anni di trasferimenti

di Sara Valerio

 

 

A Roma si sono conclusi i lavori di ristrutturazione della storica sede del Deutsches Archäologisches Institut (Istituto Archeologico Germanico), in via Sardegna, che ora finalmente riapre al pubblico. Specializzato in archeologia classica e cristiana dell’Italia e del Nord Africa, l’Istituto collabora strettamente anche con il Vaticano per la ricerca sulle catacombe. Al suo interno è presente la più grande biblioteca specializzata in studi dell’Antichità d’Europa, una delle più importanti al mondo.

La sede romana, dove hanno studiato generazioni di archeologi e archeologhe, possiede circa 250 mila volumi e 1.000 riviste scientifiche a scaffale aperto. Al suo interno si trovano copie originali di Giambattista Piranesi, opere (in diverse edizioni) di Johann Joachim Winckelmann, numerosi fondi privati donati all’istituzione (come il fondo Platneriano, con 6.000 volumi dedicati alla storia delle città italiane) e poderose raccolte focalizzate sull’archeologia dei paesi del Mediterraneo.  È disponibile una fototeca, con 370 mila fotografie, considerata uno strumento di ricerca eccezionale, in particolare per l’archeologia classica. Sono accessibili oltre 36mila negativi su lastra di vetro, risalenti agli albori della fotografia e 300mila stampe per lo più storiche, montate su cartoncino fotografico per scopi di ricerca. Particolarmente cospicua è la raccolta relativa alla scultura sia a tutto tondo che a rilievo. Un altro corpus importante è costituito da immagini di siti archeologici e dei loro monumenti. Oltre all’Italia, la raccolta comprende anche un’ampia documentazione relativa all’Africa del Nord.

 

L’Istituto, fondato nel 1829, per i primi novant’anni circa della sua storia, nato con il nome di Instituto di Corrispondenza Archeologica, si trovava al secondo piano di Villa Caffarelli sul Campidoglio, cuore politico e religioso fin dalle epoche più antiche della città imperiale. Non solo: la data di nascita dell’istituto è il 21 aprile, come la fondazione di Roma avvenuta nel 753 a.C. Una condivisione, più che una coincidenza.

Dopo la Prima Guerra mondiale, l’Italia espropriò l’edificio. Nel 1924, l’Istituto Archeologico Germanico si trasferì in via Sardegna, nella sala parrocchiale della Christuskirche di Roma, di recente costruzione e di ispirazione tedesca. Nel 1964, nello stesso luogo, fu costruito il nuovo edificio dell’Istituto, che a causa di problemi strutturali, nel 2006, fu costretto a chiudere e trasferirsi in tre sedi alternative. Nel 2017, la Repubblica Federale Tedesca è riuscita ad acquisire dalla chiesa il terreno su cui sorge l’istituzione tedesca, consentendo così di affrontare vasti lavori di ristrutturazione, con un importante progetto da 26 milioni di euro.
l’Istituto è attualmente impegnato in lavori di ricerca storico archeologica in Italia, Tunisia e Algeria. I progetti coprono un arco temporale che dal tardo II millennio a.C. arrivano al VI-VII secolo d.C., tra questi: gli scavi a Roma sul Campidoglio nell’area del giardino Tarpeo, a Selinunte e a Cherchell in Algeria, e lo sviluppo di progetti ulteriori in Italia e nell’Africa del Nord.

Il direttore Ortwin Dally fa notare come “Il Dai è stato fondato con l’idea di creare una comunità archeologica europea, un concetto che ha preceduto di molto il principio costituente dell’Unione”.  La mission dell’Istituto è sempre stata infatti quella di “creare una comunità archeologica europea. Si voleva, modernamente, collegare tutte le informazioni sui nuovi scavi. Si tenga presente che l’archeologia nella prima metà dell’Ottocento non era una disciplina ben definita; quindi, l’Istituto ha un’enorme importanza anche per la storia della disciplina stessa”.

 

L’Istituto è aperto dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 18.30.

https://www.dainst.org/en/departments/rome

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