L’ombra dell’abuso di crack da parte del presunto assassinio di Pietro Alberto Signor, 49 anni originario di Milano, colpito con cocci di bottiglia e ucciso al culmine di un diverbio, per motivi da chiarire, poi legato e trascinato nel tentativo di occultarne il corpo. Per il delitto c’è un uomo di 42 anni in stato di fermo, piantonato in ospedale. Nelle prossime ore l’interrogatorio di garanzia per il presunto killer, Cisse Camara, 42enne di origini senegalesi, fermato dai carabinieri quasi in flagranza e trasferito in ospedale a causa di una crisi psicomotoria, in attesa del trasferimento in carcere. Si trova ancora lì l’uomo, e sul luogo del delitto sono state trovate tracce di crack, non si esclude che il presunto autore possa aver agito proprio in condizioni di forte squilibrio provocato dalla sostanza. Le indagini sono coordinate dal pubblico ministero Francesco Cardona Albini.
Amica ricorda vittima, era malato e aspettava trapianto
Aveva studiato, conseguito due lauree, era appassionato di poesia e di musica, e a Genova aveva degli amici Pietro Alberto Paolo Signor, il 49 milanese di origine ucciso ieri a Genova a bottigliate a Villetta Di Negro, nel pieno centro città. Come nella testimonianza pubblicata sui social da una volontaria genovese: “Pietro Alberto Paolo Signor, detto Pedro era un nostro amico. Era uno che dava una mano. Era uno che non faceva mai mancare una buona parola o non cercasse di spronare gli altri a migliorare. Era malato di cuore, era in attesa di trapianto, ma il suo gruppo sanguigno rendeva difficile una donazione. ‘Certo che ne basta uno, ma per darlo a me qualcuno deve smettere di vivere ed e difficile da accettare’. Era uno con 2 lauree. Uno che voleva un lavoro, ma la sua condizione di salute rendeva difficile ogni approccio con chi faceva i colloqui”, scrive la donna in un post sulla sua pagina. “Aspettava il reddito di cittadinanza che gli avevano bloccato mentre era ricoverato a San Martino e in 6 mesi non glielo avevano ancora ripristinato – si legge ancora – Era uno sempre in ordine, lavato e sbarbato. Sempre garbato. Era uno che si faceva i fatti suoi e non cercava grane. Non dormiva nei dormitori, non aveva posto anche se con le sue condizioni di salute avrebbe dovuto avere la seconda accoglienza. Non voleva dover chiedere, girare per dormitori a chiede “l’elemosina per un posto”. A volte gli stavano stretti gli orari. A volte gli stavano stretti gli amici, aveva bisogno di spazio”. “Non gli piaceva essere obbligato a far qualcosa, dormire nello stesso posto o girare con le stesse persone. Così ogni tanto spariva e poi tornava, sempre con il sorriso e la sua chitarra. Ecco chi era la persona che è stata assassinata stamattina a Villetta Di Negro, era uno di noi”, conclude.
