“Gli gridavo corri ci ammazzano, corri”, ma l’hanno preso e mi è morto tra le braccia. Non sono neanche persone, questi sono degli animali”. È il racconto drammatico del fratello di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne di origine sudamericana ucciso nella notte tra il 26 e il 27 maggio alla stazione di Milano Certosa. La testimonianza esclusiva andrà in onda questa sera a “Fuori dal coro”, il programma condotto da Mario Giordano su Retequattro. Il giovane era presente durante l’aggressione ed è sopravvissuto per miracolo. Con voce spezzata ricostruisce quei momenti di terrore: “Mio fratello praticamente mi è morto tra le braccia. L’unico che sa come è andata sono io che ero lì con lui”. Secondo il suo racconto, il branco sarebbe comparso improvvisamente nei pressi della stazione: “Escono sei, sette ragazzi e iniziano a dire “Somos los reyes”. Hanno fatto un marchio sulla parete, con la scritta LK. È una gang”. Poi la fuga disperata lungo i binari. “Hanno iniziato ad accerchiarci, siamo scesi sui binari correndo, con 30 persone dietro che ti rincorrono con coltelli, bottiglie, sassi. Mi sono arrivate pure delle bottigliate”. E ancora: “Dicevo “corri ci ammazzano, corri”. Non ho potuto fare niente, l’hanno preso, sono saltati in massa su di lui. Saranno stati in 20 a picchiarlo e accoltellarlo”. Il fratello della vittima racconta gli ultimi istanti di vita del 22enne: “Lui era tutto insanguinato, pieno di colpi e gli dicevo “resisti, resisti, non mollare”. Lo vedevo come lo colpivano e sentivo le sue grida”. Un’immagine che continua a perseguitarlo: “Avevo tutti i vestiti pieni di sangue, le mani sporche del suo sangue. Avevo la sua testa in mano e sentivo i buchi delle coltellate”. Infine, il dubbio sul movente: “Un vero motivo non c’era. L’hanno ucciso solo per il gusto di farlo oppure ci hanno scambiato per qualcun altro. Poteva esserci chiunque al nostro posto”.
