Medicina

Ebola: Centemeri dopo primi guariti, non siamo disarmati

di Margherita Lopes
(LaPresse) – “Anche senza vaccini o terapie specifiche, le persone possono sopravvivere a Ebola causata dal virus Bundibugyo se ricevono per tempo cure mediche e assistenza”. Lo ha affermato il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, dopo le prime guarigioni e l’inaugurazione di un nuovo centro per il trattamento dei malati a Bunia. D’altra parte i numerosi contagi, che hanno già varcato i confini della Repubblica Democratica del Congo raggiungendo l’Uganda, delineano un quadro “che richiede la massima attenzione”, dice a LaSalute di LaPresseCarlo Centemeri, farmacologo clinico dell’Università di Milano, che sta seguendo da vicino l’evoluzione del focolaio. “Oggi, rispetto alle epidemie del passato, non siamo disarmati”, ha detto l’esperto. Ma le sfide non mancano. Mentre di prima mattina è arrivata la notizia della negatività dell’uomo rientrato in Sardegna dal Congo, stando agli ultimi dati Oms in RDC i casi confermati di Ebola sono ormai 282, con 42 morti e 220 contagi sospetti, mentre in Uganda il report parla di nove casi confermati e un decesso. Ad alimentare la speranza sono i primi pazienti guariti comparsi negli aggiornamenti dell’Agenzia di Ginevra. Ma quanti ‘sfuggono’ alla diagnosi? “Stiamo osservando un’evoluzione molto complessa e preoccupante del quadro clinico ed epidemiologico – commenta Centemeri – Il dato relativo ai numeri del focolaio di Ebola è un campanello d’allarme che, come comunità scientifica, non possiamo assolutamente ignorare. Con un virus come questo, caratterizzato da tassi di letalità estremamente elevati e da una trasmissione fulminea attraverso i fluidi corporei, ogni singolo giorno di ritardo nell’isolamento del paziente equivale a un moltiplicatore di rischio per l’intera comunità”. Centemeri pone l’accento sulle sfide legate ai trattamenti medici nel cuore della zona colpita: “Come farmacologo clinico voglio sottolineare che oggi, rispetto alle epidemie del passato, non siamo disarmati. Abbiamo a disposizione presidi farmacologici innovativi, come gli anticorpi monoclonali, e vaccini che hanno già dimostrato un’altissima efficacia nel ridurre la mortalità e spezzare le catene di contagio”. “Il vero dramma, tuttavia, non è l’assenza della cura, ma l’accessibilità. Garantire la catena del freddo per i farmaci in aree geografiche impervie e riuscire a somministrarli tempestivamente a popolazioni terrorizzate e in continuo movimento, rappresenta oggi il nostro scoglio clinico e logistico più grande”, chiarisce.
Le province interessate dal focolaio sono teatro di instabilità geopolitica e conflitti armati. “La presenza di milizie ribelli rende gli spostamenti del personale sanitario non solo difficili, ma estremamente pericolosi. A questo si aggiunge la diffidenza di alcune comunità locali nei confronti degli operatori sanitari internazionali. Un ostacolo psicologico e culturale che rallenta drammaticamente le pratiche di tracciamento dei contatti (contact tracing) e la gestione in sicurezza dei funerali, momento storicamente critico per la diffusione del virus Ebola”, conclude Centemeri.

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