La guerra di Putin

Zircon” il missile supersonico della rappresaglia russa spaventa l’Ucraina

di Giuliano Longo (*)

La rappresaglia – I russi hanno lanciato ieri  il secondo degli attacchi su larga scala precedentemente annunciati sull’Ucraina. Il precedente era avvenuto del 24 maggio, ma probabilmente quella di ieri rappresenta l’annunciata rappresaglia di Mosca per I 22 e studenti morti e gli oltre 30 feriti del collegio del Lugansk colpito dai droni ucraini e non è detto che sia finita.

Il culmine dell’attacco è stato ancora su Kiev, ma ha coinvolto anche su Kharkov e Dnieper, la regione di Poltava  – distretto di Lubensky, dove viene estratto il gas regolarmente attaccato dai Russi, – mentre da Mosca annunciavano  anche  l’attacco alle regioni di Khmelnitsky, Zaporozhye e Sumy, notizia confermata successivamente da Kiev.

Gli obiettivi degli attacchi

A Kiev, è stata colpito il centro della città e  la periferia sulla riva destra del Dnper a Nivoc e Obolon. Oltre alle istituzioni civili, le autorità ucraine hanno confermato  attacchi nel settore energetico e  la capitale ha spento le luci.

Secondo Mosca sono state  colpite a Kiev 10 imprese del  complesso militare-industriale, fa queste  “Abris PT”, l’impresa dell’industria radioelettronica la  “Spetro Sectrum”, la JlaSC “Mayak Plant” e la società statale “UkrSpetsexport”.

Su Zaporozhye invece sono state colpite  le officine dell’impianto di costruzione di macchine Omelchenko e la fabbrica  motori aerei Motor Sich, analoga sorte per la Fire Point nella regione che produce componenti per droni a lungo raggio e armi missilistiche.

Nella regione di Kharkiv: colpite tre imprese del complesso militare-industriale, tra cui “impresa aerea statale di  e due impianti di carburante ed energia, a Sumy l’azienda di stato  Shostkin “Zvezda”. Nel tardo pomeriggio di ieri  ci sono stati nuovi attacchi con droni su Kiev e Kharkiv dove la ferrovia è finita sotto tiro provocando enormi ritardi nel traffico ferroviario.

Sotto gli attacchi sarebbero morte 20 persone delle quali 15 nel Dnipro e 6 a Kiev, oltre a più di 100  feriti.

I timori di Kiev dopo il lancio degli ipersonici Zircon

Zelensky dopo aver denunciato tali attacchi come “terroristici” , ma ha anche confermato che le direzioni principali per ulteriori attacchi russi sull’Ucraina sono le aziende per lo sviluppo di tecnologie missilistiche, delle quali la più famosa   Fire Point, cè già stata attaccata e non solo ieri.

Ma quello che lo preoccupa davvero  è la comparsa sulla scena dei missili ipersonici Zircon che non possono venire abbattuti nemmeno dalle batterie di Patriot americani e che potrebbe diventare l’arma principale della Federazione Russa nei futuri bombardamenti.

I media citano i dati dell’ intelligence militare (G UR)  secondo la quale la Russia ad oggi disporrebbe almeno di 200 Zircon con una produzione che da 3 alle10 unità mese.Questo missile ipersonico viene inoltre  lanciato dalle installazioni a terra, che rende difficile alla difesa aerea  ucraina – sostenuta e probabilmente governata dalla intelligence NATO – individuare i punti di partenza e quindi la traiettoria di questo missile.

Le responsabilità americane ed Europee addebitate da Kiev

Secondo il noto canale ucraino telegram “Nikolaevsky Vanek”, il problema principale è la mancanza di anti-missili americani, pertanto I russi “ stanno usando la finestra di opportunità, che è stata creata, tra l’altro, dai nostri partner (europei e americani ndr). Ora ci sediamo e aspettiamo che questi stessi partner tornino in sé….”, mentre lo speaker dell’Aeronautica, Ignat, ha avvertito che la carenza di antimissili è costante, poiché la loro produzione – anche di quella ucraina, vantata ma mai quantificata –  non copre le esigenze.

Ovviamente la sollecitazione è rivolta in primis agli Stati Uniti  produttore di sistemi e missili Patriot, ma Washington ha già avvertito tutti i partner e gli alleati che le sue forniture potrebbero subire ritardi a causa del conflitto iraniano e la necessità di rimpinguarne le scorte.

Zelensky stesso, qualche giorno fa, aveva accusato gli Stati Uniti di produrre solo 600 missili Patriot all’anno sollecitandone l’invio urgente per l’Ucraina, ma la sua richiesta non ha ancora avuto riscontro.  La richiesta intende probabilmente suscitare la pressione su Trump suscitando  l’indignazione per la sua politica da parte dei “falchi” filo-ucraini al Congresso.

Le prospettive e I rischi di copertura aerea NATO

E’ quindi probabile che  i russi continueranno a utilizzare tale carenza critica di difese missilistiche ucraine per causare danni  ancora più significativi nel prossimo futuro, che poi si tratti o meno di “terrorismo” è la stessa accusa che I russi rivolgono a Koiev per I continui attacchi alle sue infrastrutture e alle aree confinanti con morti e feriti che l’Europa considera la dovuta risposta alla aggressione russa.  di quanto tali attacchi di solito comportano.

Tali raid su larga potrebbero anche influire sulla strategia di Kiev e dai suoi alleati in Occidente che prevede attacchi a medio e lungo raggio sulla Russia, costringendo il Governo di via Bankova a rafforzare  la difesa aerea della Capitale Kiev. Anche se la tesi che I russi stiano perdendo al fronte e quindi puntino sui bombardamenti – ormai diffusa sui media main stream europei –  non tiene conto che l’indebolimento nelle retrovie dell’apparato industriale militare e di tutte e le infrastrutture, potrebbe influire sulla situazione al fronte da mesi congelata.

Tuttavia il timore di nuove armi russe più sofisticate potrebbe giustificare quella copertura aerea  dall’Occidente – anche solo sulla Capitale – da tempo implorata da Zelensky, ma che risulta  estremamente difficile e complessa.

Sebbene i leader europei, come la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, abbiano ribadito che l’Ucraina sarà integrata pienamente nel rafforzamento della difesa aerea continentale, l’invio di caccia o esperti occidentali  – peraltro già iperativi in Ucraina – per pattugliare i cieli ucraini rischierebbe un’escalation diretta con Mosca e probabilmente non avrebbe il sostegno deli Stati Uniti.

(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale

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