di Emilio Orlando
(LaPresse) – Corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e tentativi di condizionare il giudizio della Corte dei Conti sul progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina. Sono le ipotesi di reato contestate dalla Procura di Roma a Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della magistratura contabile, all’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno e all’imprenditore Vincenzo Virgiglio nell’ambito di una nuova inchiesta sull’infrastruttura. L’indagine, coordinata dai magistrati romani e delegata ai carabinieri del Ros, ha portato a perquisizioni tra Roma, Reggio Calabria e Frosinone. Gli investigatori hanno sequestrato documenti e dispositivi elettronici che saranno ora analizzati per verificare la fondatezza delle accuse. Secondo la Procura guidata da Francesco Lo Voi, i tre avrebbero agito in concorso per influenzare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sulla delibera Cipess che ha approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe il ruolo di Tommaso Miele, in pensione dal febbraio scorso, accusato di aver fornito informazioni riservate sull’orientamento dei magistrati contabili e sull’andamento delle camere di consiglio chiamate a esprimersi sull’opera. In cambio, secondo gli inquirenti, l’ex magistrato avrebbe ricevuto la promessa di futuri incarichi pubblici o in società partecipate dopo il pensionamento. Nelle conversazioni finite agli atti vengono citati ruoli di vertice, tra cui la possibile presidenza dell’Antitrust. Gli investigatori contestano anche tentativi di contatto con altri magistrati ritenuti influenti ai fini della procedura. Dopo il pronunciamento negativo della Corte dei Conti del 29 ottobre 2025, Miele avrebbe inoltre predisposto una memoria tecnica nell’interesse della società Stretto di Messina Spa, destinata a rafforzarne la linea difensiva. Tra gli indagati compare anche Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del consiglio di amministrazione della Stretto di Messina Spa e presidente dell’associazione “Accademia Calabria”, mentre Vincenzo Virgiglio viene indicato come responsabile delle relazioni esterne della stessa associazione. Le utilità contestate dalla Procura consisterebbero in sostegno professionale, partecipazione a eventi e interventi presso ambienti istituzionali e associativi, anche legati al Rotary siciliano. La società Stretto di Messina ha preso le distanze dall’inchiesta. L’amministratore delegato Pietro Ciucci ha dichiarato in una nota: “Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la Società è totalmente estranea. Confermiamo la massima disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti”. Durissime le reazioni delle opposizioni. Angelo Bonelli di Avs parla di “gravità inaudita” e chiede di fermare immediatamente il progetto: “Vogliamo sapere se siamo davanti a un singolo episodio o al rischio di un fenomeno corruttivo più ampio”. Sulla stessa linea Giuseppe Conte, secondo cui “si scopre anche l’ombra della corruzione su questo progetto”, definendo l’inchiesta “l’ennesimo fallimento del governo Meloni”. Critiche da M5s e Alleanza Verdi e Sinistra, che da tempo contestano costi, procedure e impatto ambientale dell’opera. Nicola Fratoianni invita alla prudenza ma sottolinea che “sarebbe un fatto clamoroso” se venissero confermati i tentativi di condizionamento della Corte dei Conti.
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