A Roma, nel carcere femminile di Rebibbia, si è svolto l’evento conclusivo del progetto “Pasta al fresco”, iniziativa promossa da Coop-Unicoop Etruria in collaborazione con l’istituto penitenziario, finalizzata alla formazione professionale e al reinserimento lavorativo delle detenute attraverso la produzione di pasta fresca. Il progetto ha coinvolto 12 detenute, selezionate tramite colloqui individuali con il supporto degli educatori dell’istituto, che hanno seguito un percorso formativo di 100 ore per la qualifica di pastaie. Il corso ha previsto attività di laboratorio per la preparazione di diversi tipi di pasta fresca e all’uovo, un tirocinio pratico interno al carcere e moduli su igiene e sicurezza alimentare e sul lavoro. Le partecipanti hanno inoltre appreso tecniche tradizionali e innovative di lavorazione, produzione dei vari formati e personalizzazione delle ricette anche in funzione di esigenze nutrizionali ed estetiche. L’evento conclusivo si è tenuto con un pranzo a base di tortellini, lasagne e agnolotti, interamente preparati e cucinati dalle detenute coinvolte. “Quando abbiamo accolto la proposta di Unicoop Etruria per il progetto ‘Pasta al fresco’, l’obiettivo era chiaro: non volevamo offrire un semplice passatempo, ma uno strumento concreto di riscatto”, ha dichiarato Nadia Fontana, direttrice della Casa circondariale di Rebibbia. “L’articolo 27 della nostra Costituzione ci ricorda che la pena deve tendere alla rieducazione e la rieducazione passa attraverso competenze, valorizzazione della persona e lavoro”. “Il programma si pone l’obiettivo di fornire alle donne in regime di privazione della libertà personale le competenze tecniche necessarie per diventare pastaie qualificate”, ha spiegato Alessandro Reale, coordinatore del progetto. “Il corso punta a favorire il reinserimento nella società e nel mercato del lavoro”. s“È un’attività in cui Unicoop Etruria crede e che sostiene con convinzione”, ha dichiarato Simonetta Radi, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Unicoop Etruria, sottolineando l’impatto sociale del progetto in termini di dignità, autonomia e integrazione. All’iniziativa erano presenti anche la presidente del Tribunale di sorveglianza di Roma Marina Finiti e il garante regionale per i detenuti del Lazio Stefano Anastasia.
