di Marino Marini
La posizione assunta in queste ore da Israele è ai limiti della follia. Non tener conto dell’intesa raggiunga da Stati Uniti e Iran, pone alla Comunità internazionale un grosso dilemma: continuare a trattare nello stesso modo come è stato fatto fino ad oggi lo Stato di Israele. La posizione del suo Governo radicalizzato rischia di far esplodere l’intero Medio Oriente.
Netanyahu a Trump, Israele non si ritirerà e agirà contro Hezbollah
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump che Israele non si ritirerà dal Libano e che non si considera vincolato dalla clausola contenuta nell’accordo in via di definizione con l’Iran. Secondo quanto riportato da media israeliani, Gerusalemme non accetterà alcun accordo che limiti la sua libertà di agire contro Hezbollah. Le Forze di Difesa Israeliane manterranno le posizioni attualmente occupate e continueranno a operare per contrastare le minacce dell’organizzazione sciita, rispondendo a qualsiasi attacco contro Israele.
Katz, Idf non si ritirerà dal Libano
“Il primo ministro Netanyahu e io stiamo portando avanti una politica chiara che prevede la permanenza a tempo indeterminato delle Forze di Difesa Israeliane nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza, al fine di proteggere il confine e gli insediamenti israeliani da elementi jihadisti. L’area verrà sgomberata dai residenti locali. Questa è la lezione principale degli eventi del 7 ottobre. Ci opponiamo al ritiro delle Idf dal Libano, nonostante tutte le pressioni presenti e future”. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, come riporta Ynet. “Netanyahu lo ha chiarito al presidente degli Stati Uniti Trump e ad altri alti funzionari americani, e io l’ho ribadito ieri anche al segretario alla Guerra degli Stati Uniti Pete Hasseth”, ha aggiunto il ministro.
Ben-Gvir: “Accordo non è vincolante per noi”
“L’accordo di Trump non ci vincola. Israele non è soggetto agli Stati Uniti e siamo una nazione indipendente e sovrana! Il nostro dovere è verso i cittadini di Israele, verso i soldati delle Forze di Difesa Israeliane e verso il popolo ebraico, nonché verso gli ebrei perseguitati e uccisi nel corso di migliaia di anni di esilio: garantire la sicurezza degli ebrei nella Terra d’Israele. Ogni volta che abbiamo ceduto alle pressioni internazionali a scapito della sicurezza di Israele, abbiamo pagato un prezzo di sangue con gli interessi. È stato così con gli Accordi di Oslo, è stato così con l’accordo sul Libano del 2006, ed è stato così in ogni periodo di contenimento a Gaza che ci è esploso in faccia”. Lo ha scritto su X il ministro per la sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir. “La mia posizione è chiara – ha aggiunto – non siamo partner di questo accordo che non garantisce la nostra sicurezza e non ci vincola in alcun modo. Non dobbiamo scendere a compromessi su nulla che non sia lo smantellamento di Hezbollah, non dobbiamo ritirarci da nessun territorio che i nostri combattenti abbiano conquistato e bonificato dalle infrastrutture terroristiche, non dobbiamo tornare a una situazione in cui migliaia di terroristi siedono sulle recinzioni degli insediamenti del nord e certamente non dobbiamo rimanere in silenzio un solo istante di fronte al fuoco diretto contro lo Stato di Israele”. “Dobbiamo essere chiari: ogni lancio di un drone o missile dal Libano verso Israele comporterà un attacco israeliano. Questo era l’equilibrio di deterrenza solo pochi mesi fa, e non dobbiamo rinunciarvi in alcun modo”, ha concluso.
Smotrich, accordo è un male per Israele e mondo libero
“L’accordo con l’Iran è un male per Israele e per tutto il mondo libero. Punto. La campagna congiunta ha ottenuto molti successi nell’indebolire l’Iran, e questi non andranno sprecati. Dovremo continuare la campagna per rovesciare il regime da soli e con metodi creativi, e garantire che l’Iran non possieda mai armi nucleari”. Lo ha scritto su X il ministro delle finanze israeliano Bezaelel Smotrich. “Nessuno dei candidati che si ritengono idonei alla carica di primo ministro resisterebbe nemmeno al dieci per cento della pressione attualmente esercitata sul governo israeliano, e soprattutto su chi lo guida. In Libano, saremo messi alla prova”, ha aggiunto. “Questa è la nostra guerra, i nostri combattenti e la sicurezza immediata dei nostri abitanti del nord. Continuerò ad agire affinché restiamo saldi sulle nostre posizioni e permettiamo alle Forze di Difesa Israeliane la piena libertà d’azione per continuare a respingere Hezbollah”, ha concluso.
