La guardia di finanza di Palermo ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Palermo su richiesta della procura distrettuale nei confronti di 13 soggetti (otto in carcere e cinque i domiciliari) a cui vengono contestati a vario titolo i reati di associazione mafiosa, bancarotta fraudolenta, favoreggiamento personale, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo di attività di scommesse. Fra i 13 finiti in manette anche il vecchio capomafia Stefano Fidanzati e il boss ergastolano Raffaele Galatolo, in carcere a Napoli e considerato un detenuto modello tanto da usufruire di diversi permessi premio in cui tornava a Palermo e, secondo gli inquirenti, riorganizzava la famiglia dell’Acquasanta. Le investigazioni hanno consentito di acquisire elementi utili a delineare gli assetti interni delle due famiglie. In particolare, è emerso come, anche grazie al supporto di una stabile rete di sodali e alla forza di intimidazione derivante dall’appartenenza all’associazione mafiosa, i capi famiglia avrebbero esercitato la propria influenza sui rispettivi territori di riferimento, mantenendo la capacità di orientare le attività illecite, dirimere controversie interne o con soggetti appartenenti ad altri mandamenti, nonché condizionare l’operatività economica e commerciale. Con riferimento alla famiglia mafiosa dell’Arenella, l’attività d’indagine ha permesso di ricostruire le modalità di imposizione mafiosa sul territorio da parte del capofamiglia, il quale, anche attraverso interazioni con altri esponenti di vertice di “cosa nostra”, avrebbe esercitato la propria influenza intervenendo nella risoluzione di controversie e sull’operatività delle attività economiche insistenti nell’area o riferibili a soggetti provenienti da altre zone del capoluogo siciliano nonché rilevando società, fittiziamente intestate, a incensurati al fine di reimpiegare i capitali illeciti.
