“Mimmo Lucà è stato uno dei più convinti fondatori del Partito democratico, ha accompagnato una cultura preziosissima, quella cristiano-sociale, dentro un percorso che ha scelto in modo netto il campo progressista, la sinistra, a partire da valori comuni e noi ogni giorno siamo impegnati a realizzare quel sogno e quell’intuizione fino in fondo, quell’idea che le culture fondative – tutte, nessuna esclusa – potessero mettersi insieme, convergere, mischiarsi, senza rinunciare a se stesse, ma rinnovandosi insieme”. Lo ha detto la segreteria del Pd, Elly Schlein, parlando con i cronisti a Torino, a margine dell’iniziativa ‘Mimmo Lucà. La fede, l’impegno politico, il futuro da costruire’. “E in qualche modo la mia generazione e quelle ancora venute dopo, sono già il frutto di quella intuizione, cresciute nel punto di incontro e della sintesi alta di tutte le culture fondative. Quella cristiano-sociale e cattolico-democratica oggi è ancora più fondamentale davanti alle sfide di un mondo in cui qualcuno vuole sostituire il diritto internazionale, la cooperazione, il dialogo e la pace con la legge del più ricco e del più forte e, quindi, con la prevaricazione”, ha aggiunto. Secondo Schlein, “tutto l’impegno politico e, ancora prima che politico, associativo di Mimmo Lucà ci lascia questo esempio così prezioso del costruire i ponti, nella consapevolezza che nessuna delle nostre culture fondative deve in qualche modo prevaricare le altre, ma che insieme ci danno una chiave di lettura sui grandi cambiamenti della nostra società. E questo ci è necessario per dare risposte concrete ai problemi delle persone”. “Importantissimo – ha detto ancora la segretaria del Pd – è il richiamo che costantemente arriva da Papa Leone sulla pace, ma oggi siamo qui anche per parlare dell’enciclica che Papa Leone ha fatto sulla ‘Magnifica Humanitas’, cioè una lettura lucida e lungimirante sull’intelligenza artificiale, in cui Papa Leone usa una parola forte. Dice che dobbiamo disarmare l’intelligenza artificiale, che non vuol dire rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. Come regolare una nuova tecnologia affinché possa svilupparsi, possa migliorare le nostre vite, i processi produttivi, ma possa e debba redistribuire il valore aggiunto che produce presso tutta la società. Per ridurre i divari sociali e le diseguaglianze anziché acuirli, anziché rischiare di concentrare sempre più potere, ricchezza e conoscenza dei dati in sempre meno mani, più o meno sempre le solite”.
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