La guerra di Trump

Intesa Usa-Iran: accordo fu?

di Andrea Maldi

Domenica scorsa, nel giorno del suo 80°compleanno, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, al 38° sbandieramento di accordo verso la fine del conflitto, divulga il tanto agognato annuncio: “L’accordo con la Repubblica islamica dell’Iran è ora completo. Congratulazioni a tutti!… Fine immediata e definitiva della guerra, anche in Libano… Con la presente venerdì autorizzo pienamente l’apertura senza pedaggio dello Stretto di Hormuz e, contemporaneamente, consento l’immediata rimozione del blocco navale degli Stati Uniti. Navi del mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra a beneficio della regione e del mondo intero!”.

Ma per riaprire il choke point sarà necessaria un’importante operazione internazionale di sminamento che richiederà settimane, l’Italia parteciperà attivamente alla bonifica di un tratto marittimo lungo 60 km e largo 30  con le sue 2 navi specializzate cacciamine, “Crotone” e “Rimini”.

 

La celebrazione solenne per l’accordo di pace che porterà alla fine del conflitto tra Usa e Iran è prevista per venerdì 19 giugno a Ginevra. Non sarà una pace definitiva immediata, ma un iter per raggiungere una sospensione delle ostilità in 60 giorni che si spera porterà al trattato ufficiale di pacificazione.

 

Nonostante il grande ottimismo del commander in chief, Teheran, subito dopo, lancia un comunicato che sa molto più di provocazione che di pace: “Il nemico non ha altra scelta che rassegnarsi, è stato sconfitto e deve arrendersi”. Mentre il Vice Ministro degli Affari Esteri del governo iraniano, Kazem Gharibabadi, pubblica su X un’informativa del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale: “la Repubblica islamica ha finalizzato il testo di un memorandum d’intesa riguardante la cessazione della guerra tra Iran e Stati Uniti. In base agli accordi raggiunti, la guerra e le operazioni militari su tutti i fronti, inclusi quelli relativi al Libano, cesseranno immediatamente e in modo permanente a partire da questa sera (domenica 14 giugno). Inoltre, il blocco navale contro l’Iran sarà revocato completamente e senza indugio. Si conferma la firma il 19 giugno. I negoziati per un accordo definitivo proseguiranno dopo che la controparte avrà dato attuazione agli impegni previsti dal memorandum”. Washington non ha ancora pubblicato una nota ufficiale.

 

L’accordo preliminare di intesa tra le parti, pubblicato dall’agenzia giornalistica privata e non ufficiale iraniana Mehr (secondo Bloomberg ne esisterebbero almeno 3), dovrebbe contenere 14 punti da attuare, e tutte le versioni contengono dettagli in comune:

 

  • Fine immediata delle ostilità, compreso il sud del Libano. Dove lungo la linea Blu continuano gli scontri tra Hezbollah e le truppe israeliane (IDF).
  • Sblocco degli asset congelati iraniani per un valore di circa 24/25 miliardi di dollari;
  • Finestra temporale di 60 giorni per raggiungere un accordo definitivo sul programma nucleare (Trump vorrebbe lo stop totale e lo smaltimento all’estero delle scorte di uranio arricchito) e sulla stabilità regionale;
  • Ripristino della libera navigazione nello Stretto di Hormuz e la completa rimozione del blocco navale statunitense.

A complicare le cose però è Israele, dichiarando apertamente di essere libera da obblighi con Washington e Teheran. Il governo israeliano ha precisato che manterrà l’impegno militare e garantirà la propria permanenza in Libano, Gaza e Siria. Il presidente Benjamin Netanyahu ha commentato aspramente l’intesa: “Non siamo una repubblica delle banane”.

Intanto il Tycoon, in concomitanza con il 250esimo anniversario dell’indipendenza americana – e al patto di intesa con l’Iran –, domenica scorsa ha celebrato la festa di compleanno per i suoi 80 anni, con un maxi spettacolo di arti marziali miste in una gabbia all’interno del complesso della Casa Bianca, ricevendo le telefonate di Putin e Zelensky.

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