Cronaca

Treni: Gip su anarchici arrestati, rilanciavano azioni di Alfredo Cospito

Rilanciare la mobilitazione in favore di Alfredo Cospito, colpire obiettivi simbolici con una strategia di “escalation” e dare nuova centralità alle pratiche di sabotaggio. Sono alcuni degli elementi che emergono dall’ordinanza cautelare emessa dal gip di Roma, Rosalba Liso, nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di nove misure nei confronti di altrettanti militanti anarchici, accusati a vario titolo di associazione con finalità di terrorismo ed eversione e, per alcuni indagati, del sabotaggio della linea ferroviaria Alta Velocità Roma-Firenze del 14 febbraio 2026. Le misure cautelari hanno raggiunto Nico Aurigemma e Micol Marino, destinatari della custodia in carcere anche in relazione alle contestazioni riguardanti il presunto sabotaggio della linea Alta Velocità Roma-Firenze. In carcere sono finiti anche Stefano Marri, Francesco Benedetti e Arnau Vallet i Casadevall. Per Giulia Vidotto e Luna Fratini il gip ha disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, mentre Martina F. e Maria F. G. risultano indagate nell’ambito della stessa inchiesta. Secondo la ricostruzione della Procura di Roma, il gruppo sarebbe stato promosso e coordinato principalmente da Nico Aurigemma e Micol Marino, con il contributo organizzativo di Francesco Benedetti, Stefano Marri e Arnau Vallet i Casadevall. Gli incontri ritenuti decisivi dagli investigatori si sarebbero svolti in un casolare di Vicovaro, dove avrebbero partecipato anche Giulia Vidotto, Luna Fratini e le due ragazze indagate. Secondo l’impianto accusatorio, il gruppo avrebbe operato attraverso una struttura definita dagli investigatori come un “gruppo di affinità”, sviluppando progetti comuni, incontri clandestini e attività finalizzate a colpire infrastrutture e obiettivi ritenuti strategici. Al centro delle indagini vi sono una serie di riunioni svolte tra il 2025 e il 2026 in un casolare isolato nel territorio di Vicovaro, alle porte della Capitale. Nelle 94 pagine dell’ordinanza vengono richiamate numerose intercettazioni ambientali. In uno dei dialoghi riportati dal giudice, gli indagati discutono della necessità di rilanciare la campagna a sostegno dell’anarchico detenuto al regime del 41 bis. “Con grossa fatica ma qualcosa bisogna far, costringere un po’ lo Stato a fare i conti, che tenere un anarchico in 41 bis è comunque aver rotture di scatole!”, afferma uno degli interlocutori. Per gli investigatori, le conversazioni documentano la ricerca di azioni graduali ma sempre più incisive. In un altro passaggio, due indagati discutono di un sopralluogo che potrebbe riguardare la catena di fast food McDonald’s e valutano la strategia da seguire: “Pensiamo che sia meglio partire piano renderla pubblica in una sorta di escalation!”. L’ordinanza ricostruisce inoltre il confronto avvenuto durante un incontro nel luglio del 2025. In quella sede, secondo il gip, alcuni partecipanti avrebbero sostenuto la necessità di tornare a pratiche di azione diretta. “Il movimento sta arretrando su alcune pratiche, per questo noi nello specifico potremmo essere quelli che insistono su certi tipi di cose le pratiche di azione diretta e di conflitto si possono fare ed è l’unica maniera per raggiungere i risultati”, si legge nelle trascrizioni delle conversazioni.
Per anarchici arrestati sabotaggio è strumento di lotta
Riferimenti espliciti al sabotaggio come strumento di lotta politica. “Deve essere qualcosa che deve essere percepita come ‘gli anarchici fanno questo e raggiungono anche i risultati’; per esempio contro la guerra la proposta anarchica è il ‘sabotaggio’ e così ogni tanto si inceppa qualcosa e allora vedrai che altri pezzi della società saranno inclini a dire ok”. Sono alcuni degli elementi che emergono dall’ordinanza cautelare emessa dal gip di Roma, Rosalba Liso, nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di nove misure nei confronti di altrettanti militanti anarchici, accusati a vario titolo di associazione con finalità di terrorismo ed eversione e, per alcuni indagati, del sabotaggio della linea ferroviaria Alta Velocità Roma-Firenze del 14 febbraio 2026. Per il giudice si tratta di affermazioni particolarmente significative perché rappresenterebbero “l’anticipazione programmata dei sabotaggi all’Alta Velocità dello scorso mese di febbraio, un progetto realizzato”. L’inchiesta collega infatti quelle discussioni all’attacco compiuto nella notte tra il 13 e il 14 febbraio 2026 contro la rete ferroviaria dell’Alta Velocità Roma-Firenze. Secondo la contestazione, il danneggiamento di alcuni cavi della fibra ottica avrebbe provocato gravi danni all’infrastruttura e pesanti ripercussioni sulla circolazione ferroviaria, con ritardi fino a 230 minuti e numerose cancellazioni. Tra gli elementi valorizzati dall’accusa vi è anche il contenuto delle conversazioni dedicate alla mobilitazione per Cospito. “Noi faremo il nostro, altri faranno il loro, in modo comunque di fare clamore”, affermano alcuni partecipanti durante uno degli incontri monitorati dagli investigatori. Le intercettazioni mostrano inoltre un confronto sulle esperienze di altri Paesi europei. In particolare viene citata la situazione in Francia e Germania, dove – secondo gli interlocutori – esisterebbe “un livello di costanza di diffusione dell’azione che è abbastanza elevato”, caratterizzato da “decine di tralicci che bruciano” e da “sabotaggi ai treni”. Un ulteriore elemento emerso dalle perquisizioni riguarda il possesso di materiale ritenuto utile alla realizzazione di azioni di sabotaggio. Gli atti richiamano infatti un “libricino sui treni”, individuato dagli investigatori come un manuale reperibile online e contenente indicazioni tecniche per la costruzione di dispositivi incendiari artigianali.
Red

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