La guerra di Putin

Droni su Mosca, l’Occidente sceglie il silenzio., per  gli esperti i raid non fermano il fronte

 

di Giuliano Longo

(*)

 

Nuovo colpo al cuore energetico russo. Nella notte tra 17 e 18 giugno droni ucraini hanno colpito per la seconda volta in una settimana la raffineria di Mosca a Kapotnya, impianto Gazprom Neft che copre oltre un terzo del fabbisogno di carburante della capitale, soprattutto per gli aeroporti. Fiamme e fumo nero erano ben  visibili dal Cremlino, mentre 4 aeroporti venivano chiusi e oltre 527 voli cancellati.
  
Secondo Reuters, le fiamme hanno avvolto il distretto di Kapotnya, a 16 km dal Cremlino. Il sindaco Sobyanin ha confermato che diversi droni hanno raggiunto la raffineria e un centro commerciale ha riportato danni minori. La difesa russa rivendica 555 droni abbattuti sul Paese, 180 solo su Mosca.

Kapotnya era già stata colpita anche martedì 16 giugno, ma 2 raid in 3 giorni aggravano la crisi carburante tanto che la Russia, terzo produttore mondiale, ha iniziato a importare carburante via mare. Sei regioni hanno già introdotto il razionamento e siregistrano code di 3 ore ai distributori tra Mosca e San Pietroburgo. Dal maggio 2026 Kiev ha colpito 8 delle 10 maggiori raffinerie russe, portando la produzione al minimo da 20 anni.

“Se l’Ucraina brucia, brucerà anche Mosca” ha dichiarato Zelensky che rivendica il raid su Mosca  come rappresaglia per l’attacco russo al Monastero delle Grotte di Kiev di lunedì e con un messaggio vocale rilancia “la notte scorsa, le nostre sanzioni a lungo raggio hanno nuovamente raggiunto la regione di Mosca per la seconda volta questa settimana, la raffineria di petrolio di Mosca è stata colpita. Non vogliamo questa guerra, non l’abbiamo mai voluta. Ma se l’Ucraina brucia, anche la vostra Mosca brucerà” quindi  “Èètempo di porre fine all’aggressione, tempo di porre fine a questa guerra”.

IL  Cremlino non ha commentato subito il raid, ma la strategia è nota e mentre il Ministro degli esteri russo Lavrov pomette una risposta durissima, il consigliere di Putin  Yuri Ushakov ha detto che gli ultimi attacchi ucraini “respingono la prospettiva di contatti diretti tra Putin e Zelenskyy”.

 

La TV di Stato russa ha dato poco spazio alla notizia. Giornali pro-Cremlino hanno elogiato la difesa aerea ma sottolineando la necessità di rafforzare lo scudo attorno alla capitale anche se stamane I media non solo riportano la notizia, ma oscillano fra la cautela e l’incitamento a una escalatio che coinvolga l’Europa con il “Partito della guerra” che chide l’impiego del nucleare oppure l’attacco sulle aziende europee che riforniscono Kiev di armamenti.  .
 
L’Occidente non condanna il raid, ma non lo rivendica ma Zelensky ha già ottenuto il sostegno unanime dell’Occidente al G7 e nessun freno all’escalation. Posizione ribadita da  Ursula von der Leyen che incontrando il Presidente ucraino,  ha parlato di “marea che sta cambiando” per l’Ucraina, elogiando, mentre elogiava il primo capitolo negoziale per l’adesione all’UE. Zero commenti sul raid a Mosca.

 

Al G7 Zelensky aveva parlato con i presidenti di USA e Francia ottenedo  promesse di ulteriore sostegno dall’Occidente , ma ieri Washington non ha rilasciato dichiarazioni sul raid con un silenzio per  evitare che Mosca accusi la Nato di “complicità”. Tuttavia molti media russi insistono sul fatto che senza il supporto della Nato, quanto meno  nella definizione degli obiettivi, tali raid sarebbero impossibili. 

Comunque Zelenskyy è a Bruxelles per discutere  di sistemi di difesa aerea e di 150.000 droni aggiuntivi promessi dal Regno Unito e l’obiettivo dichiarato è la difesa, non l’escalation su Mosca , con una posizione più verbale che effettiva se, come ha promesso, intensificherà gli attacchi continuando a deteriorare la situazione nergetica russa, convinto di poter condizionare l’opinione pubblica russa e risollevare il morale della propria. 

Tuttavia gli esperti concordano che i droni a lungo raggio non servono a fermare l’avanzata russa sul terreno, ma tagliano  i ricavi petroliferi che finanziano la guerra, portando  il conflitto dentro la Russia per farne pagare il prezzo all’opinione pubblica, e a forzare Putin al tavolo. Delle trattative alle condizioni già ribadite da lui e dalle elites europee..

La Valutazione unanime è che i raid su Mosca non alterano gli equilibri in Donbass/Zaporizhzhia. I droni colpiscono infrastrutture, non truppe e la Russia può importare carburante e razionarlo, doloroso, il che è ma non decisivo. Il rischio per Kiev è che ogni raid su Mosca dia al Cremlino la giustificazione per intensificare attacchi su città ucraine, come ha già promesso  Lavrov.

Gli analisti ipotizzano comunque le seguenti possibilità.

Una e scalation controllata a botta e risposta  senza varcare la soglia nucleare. Kiev colpisce raffinerie, Mosca risponde su infrastrutture ucraine.

L’Occidente continua ad armare Kiev ma frena su missili a lungo raggio per non apparire parte in causa. È lo scenario attuale.
Se poi  un drone causa molte vittime civili a Mosca o un missile russo colpisce il centro di Kiev, uno dei due può alzare il tiro su obiettivi simbolici con una situazione pericolosa ma ancora gestibile finché resta fuori la Nato.

 

Un uso nucleare tattico potrebbe invece venire impiegato  solo se Mosca percepisse una minaccia esistenziale, ma gli esperti lo escludono che i raid ucraini minaccino la sopravvivenza dello Stato russo e comunque  Cina/India farebbero pressioni fortissime su Mosca. Ma avvertono: anche più si intensificano gli attacchi reciproci sulle capitali dei due belligeranti, più si assottiglia la “linea rossa”.
 
D’altra parte anche l’Occidente ha un problema Se condanna i raid su Mosca tradisce le apettative di Kiev, se  li approva, fornisce a Putin argomenti per definire la Nato “complice” e giustificare attacchi su infrastrutture europee. Così sceglie la terza via: armi e sostegno politico a Kiev, silenzio sui metodi.

 

Ma il silenzio ha un costo perchè senza un freno esplicito, la guerra dei droni rischia di diventare autonoma: Kiev colpisce Mosca, Mosca rade al suolo Odessa, Kiev risponde su San Pietroburgo…. e ogni ciclo rende più difficile qualsiasi mediazione.

Sul terreno, come dicono gli analisti, i droni cambiano la guerra, ma non la vincono da soli. In diplomazia, come dice Ushakov, i raid bloccano ogni dialogo e in Occidente, come dimostra il silenzio di oggi, nessuno sa dire fin dove arriva la linea rossa, probabilmente sulla base di tutte qualle linee rosse  poste da Mosca dall’inzio del conflitto, progressivamente ignorate e superate.

(*)Analista Geopolitico ed esperto di relazioni internazionali

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