di Emilio Orlando
“Se non mi date i soldi che v’ho appena chiesto te sparo in testa”. E ancora: “Torno e ve sparo a tutti”, “Ve do fuoco al locale se non me date ‘sti soldi”. Sono alcune delle frasi finite agli atti dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Domenico Spada, 31 anni, accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso per una serie di episodi intimidatori ai danni di commercianti della periferia sud-est di Roma. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari Gabriele Fiorentino, su richiesta della Procura, ed eseguita dagli agenti del VI Distretto Casilino della Polizia di Stato. Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, sono state condotte dagli investigatori del Distretto Casilino in stretta collaborazione con la Squadra Mobile della Questura di Roma e con il contributo dei carabinieri della stazione di Tor Vergata. Decisivo, secondo gli inquirenti, il coraggio di tre commercianti che, nonostante la paura, hanno scelto di denunciare quanto stava accadendo, consentendo agli investigatori di ricostruire un quadro accusatorio fondato su testimonianze, registrazioni audio e immagini dei sistemi di videosorveglianza.
Tre le attività commerciali finite nel mirino: un bar in via Passo Lombardo, una in via di Vermicino e il Punto Snai in via Torraccio di Torrenova. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Spada avrebbe fatto leva sul proprio cognome e sull’appartenenza familiare per intimidire le vittime e ottenere denaro o altri vantaggi economici. Il primo episodio contestato risale al dicembre 2025. Nel bar di via Passo Lombardo avrebbe chiesto soldi ai gestori e ad alcuni clienti presenti nel locale. Di fronte al rifiuto, le minacce sarebbero diventate sempre più esplicite. Dopo essersi presentato come Domenico Spada, avrebbe avvertito una delle vittime che lui e un amico sarebbero stati gambizzati. Allontanandosi dal locale avrebbe poi mimato con la mano il gesto di uno sparo. I titolari chiamarono subito le forze dell’ordine e tornarono a chiedere aiuto poche ore dopo, quando notarono l’uomo transitare ripetutamente davanti all’attività. Più pesanti, secondo l’accusa, gli episodi avvenuti tra il 28 marzo e il 2 aprile 2026 nella ferramenta di via di Vermicino. In quell’occasione Spada avrebbe pronunciato frasi come: “La mano non si rifiuta a nessuno, in particolare a me. Io sono Domenico lo zingaro, il figlio di Domenico Spada. Qui potete lavorare perché ci siamo noi che non vi facciamo capitare niente”. Di fronte alla resistenza dei commercianti avrebbe quindi preteso 150 euro come risarcimento per una presunta offesa ricevuta. Le minacce avrebbero convinto i gestori a consegnare il denaro richiesto. Due giorni dopo sarebbe tornato impossessandosi di alcune bombolette di schiuma espansa senza pagarle. Alla richiesta di saldare il conto avrebbe replicato: “Pensavo che noi non dovevamo pagarla. Da quando noi paghiamo le cose?”. Il 2 aprile, infine, una nuova irruzione nel negozio. Secondo gli atti, brandendo una spatola metallica, avrebbe minacciato i presenti con frasi come “Vuoi vede che te stacco er cervello?” e “Giuro su mio padre che te faccio morì qui dentro al negozio tuo”. L’ultimo episodio riguarda il Punto Snai di Torrenova, dove avrebbe tentato di ottenere la restituzione di circa 1.700 euro persi alle slot machine, minacciando dipendenti e gestori e annunciando che avrebbe “spaccato tutto il locale”. In questo caso il reato contestato è quello di tentata estorsione. Nelle motivazioni dell’ordinanza, il gip Fiorentino sottolinea come le condotte contestate siano state caratterizzate da “continui richiami a un presunto potere di controllo del territorio e da modalità intimidatorie ritenute riconducibili al metodo mafioso”. Elementi che, insieme alle prove raccolte dagli investigatori, hanno portato all’emissione della misura cautelare in carcere nei confronti del trentunenne.
(*) La Presse
