“Siamo a un crocevia strutturale. Solo l’11% delle nuove molecole viene sviluppato in Europa, il 70% arriva da Stati Uniti e Cina. Non parliamo di una debolezza marginale, è un paradosso strutturale. I talenti ci sono, ma i brevetti stesso migrano altrove per essere sviluppati e con loro la catena del valore”. Così il ministro della Salute Orazio Schillaci nel suo intervento all’assemblea pubblica di Farmindustria. Le cause, per Schillaci, sono note: “Investimenti insufficienti, mercati frammentati, burocrazia che scoraggia il venture capital, partnership pubblico-private che a volte esistono più sulla carta che nella realtà, perdita di brevetti”. Il risultato è che “l’industria farmaceutica europea, ma anche quella italiana, rischia di diventare sempre più un’industria di trasformazione e sempre meno di innovazione”.
Regolare playback e ridurre tempi attesa innovativi
Regolamentare il payback in modo equo e prevedibile e ridurre i tempi tra approvazione dell’Ema e disponibilità dei farmaci innovativi per i pazienti italiani. Sono le due priorità delineate per il settore farmaceutico dal ministro della Salute Orazio Schillaci. “Le conseguenze possibili del Most Favoured Nations – aggiunge – sono tre: prezzi più alti per i sistemi sanitari europei, minori investimenti infrastrutturali sul nostro territorio e soprattutto accesso ritardato dei pazienti ai farmaci innovativi”. La legge delega farmaceutica prevista per fine anno, chiarisce Schillaci, “fa esplicito riferimento a entrambi questi nodi, non è un documento generico”. Nel medio termine “dobbiamo rendere ordinari strumenti come l’Hta olistica, per valutare il reale valore terapeutico nella gestione complessiva del paziente e non solo il costo nell’anno zero”. E poi la “real world evidence sistematica, generata di concerto tra Aifa e Regioni, andando oltre gli attuali registri. Le risorse del Pnrr consentono di costruirla e dobbiamo usarle”. Infine i “Managed Entry Agreements come risposta strutturale: accordi di accesso controllato con sconti legati agli outcome consentono ai produttori di mantenere un prezzo netto adeguato, senza incorrere nelle penalizzazioni Mfn”, conclude Schillaci.
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