La guerra di Putin

I russi alla periferia di Kostantinyvka e puntano su Kramatorsk e Slovyansk

Da settimane in Europa  è in corso una campagna che enfatizza I successi degli attacchi ucraini in Crimea e otre il confine russo, senza accennare alla situazione che si va creando  in diverse aree dei 1.300 chilometri di fronte ucraino e in particolare nella “cintura delle fortezze” ucraine nella regione di Donetsk.

La situazione più chiara è  a Konstantinyka (in russo Kostantinovka) dove i russi sono penetrati in maggio, ma che è ormai  in buona parte sotto il controllo delle truppe di Mosca che sta “ripulendo” alc une sacche di resistenza  in diverse zone dell’area urbana e in particolare nel centro-città circondato dai russi.

Kostantinyvka è decisiva per la stabilità dell’intero fronte di Donetsk e la sua caduta significherebbe spianare la via  in direzione di Druzhkivka e Kramatorsk più a nord,  come risulta dalla mappa in pagina  dell’ISW istituto americano filoucraino.

Secondo  blogger ucraini i reparti di Kiev che non sono riusciti a ritirarsi dagli ultimi quartieri settentrionali di Kostantinyvka,  non ancora raggiunt dai russi sono in difficoltà  e accerchiati, anche se Kiev annuncia “spontanea” conuna scelta che prolunga i tempi dell’assedio, ma sacrifica gsacrifica truppe, armi e mezzi svuotando l’esercito ucraino di militari addestrati.

Come nella battaglia di Pokrovsk gli ucraini enfatizzano le sacche di resistenza destinate a soccombere a causa dellaq interruziomne de3lle vie di rifornimento ed è chiaro che l’occupazione definitiva della città impediràogni tentativo di controffensiva ucraina come quella che nell’estate 2023 che .si infranse  a Bakhmut quando era appena caduta nelle mani della Wagner.

Questo e altri precedenti non permettono però di escludere la possibilità che gli ucraini gettino nella mischia tutte le forze disponibili per ritardare la caduta di Kostantinyvka, evento  che minerebbe  la narrazione di Zelensky incentrata sui successi di Kiev, I danni provocati in Russia dagli attacchi dei droni e sull’isolamento della Crimea, narrazione che mira a ottenere altri aiuti oltre a quelli già stanziati dall’Europa..

“Purtroppo, la conquista di Konstantinovka è quasi inevitabile”, scrivono gli analisti ucraini Alexander Shulman, Vladimir Litvinov e Orest Zog, previsione condivisa anche dal deputato della Rada di Kiev Mariana Bezuglaia, posizioni che contrastan o con quelle ufficiali sul  “fronte è in stallo” e che “le offensive russe non riescono a sfondare le linee ucraine”. Un mantra che havalore più politico che militare.

Un reportage del quotidiano parigino le Monde  dalle retrovie a Slovyansk e Kramatorsk –  a 20 chilometri dal fronte di Kostantinyvka –  rivela una situazione drammatica per le forze ucraine con soldati emaciati, con ferite trascurate e traumi psicologici.

Sotto il profilo strategico I russi hanno ora la possibilità di minacciare da est e da sud Druzhkivka e soprattutto le roccaforti di Slovyansk e Kramatorsk da cui Kiev sta già evacuando impianti industriali e civili. Le avanguardie russe distano ora meno di 10 chilometri dai sobborghi orientali e settentrionali di Slovyansk dopo la caduta di Rai-Aleksandrivka.

Anche Kramatorsk è ora più esposta dopo che le truppe russe hanno passato il corso d’acqua del Seversky-Donets raggiungendo l’autostrada E-40, puntando su Malynivka e spingendosi a una decina di chilometri dai sobborghi orientali della roccaforte..

Secondo i media ucraini, a Kramatorsk si registrano sempre più spesso attacchi con droni FPV, bombardamenti aerei e attacchi missilistici russi. In alcuni quartieri è già stata dichiarata l’evacuazione forzata. Molti medici se ne sono andati e una situazione simile si sta verificando con banche e uffici amministrativi. I negozi stanno chiudendo gradualmente, le piccole imprese abbandonano lentamente la città e in alcune zone i servizi comunali hanno già sospeso la raccolta dei rifiuti. In prospettiva, la difesa casa per casa di Kramatorsk e Slovyansk costituirebbe l’ennesima battaglia senza speranze per gli ucraini, sempre più a corto di riserve addestrate.

Anche un reportage del New York Times racconta che “le truppe russe si sono fatte strada a Konstantinovka. Druzhkovka si è trasformata in una desolazione. Pertanto, Slavyansk e Kramatorsk rimangono gli ultimi veri bastioni dell’Ucraina a Donetsk. Sebbene Kiev insista nel continuare la lotta per la regione, potrebbe non rimanere molto da difendere delle sue città principali”.

Nelle ultime settimane i progressi militari russi si sono registrati anche  su altri fronti, a Pokrovsk (regione di Donetsk) e nelle regioni di Sumy e Kharkiv dove  I russi  stanno aumentano il controllo della fascia territoriale lungo il confine con la Russia anche se è improbabile una offensiva  su Sumy e Kharkiv comunque già obiettivi di pesanti bombardamenti.

Sul fronte meridionale di Zaporizhia gli ucraini oppongono una tenace resistenza alle avanzate russe, marginali da sud ma più pronunciate da est. Kiev ammette che i russi hanno tagliato la linea del fronte a sud-ovest, vicino a Orekhov, avanzata che le stesse fonti russe definiscono non significativa, ma crea le premesse per nuove offensive verso nord.

Secondo il Capo dello Stato Maggiore ucraino, generale Syrsky, intervistato da The Times, la Russia schiererebbe oltre 720.000 soldati e si sta  preparando a rafforzare su larga scala l’impiego dei suoi droni in prima linea.I

ll generale ritiene tuttavia che Kiev abbia ripreso l’iniziativa nella guerra dei droni: la strategia Ucraina consiste nel difendere il proprio territorio, infliggere alla Russia perdite superiori alle sue capacità di rimpiazzamento e condurre attacchi con droni contro le industrie russe della logistica, dell’energia e della difesa.

Entro poche settimane sarà forse evidente se l’offensiva russa sarà in grado di spezzare il fronte ucraino imprimendo una svolta alla guerra o se si limiterà a conseguire risulyayi importanti ma non decisivi.

Saranno più chiare anche le capacità ucraine di sostener la difesa a oltranza dei capisaldi sacrificando intere brigate senza fermare il nemico. In assenza di una ritirata strategica di qualche decina di chilometri su un fronte più corto e meglio difensibile (ritenuta da molti osservatori improbabile per ragioni squisitamente politiche) il rischio è che il logoramento dei reparti diventi  è sempre più concreto.

GiElle

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