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Faib e Fegica: “Il commercio clandestino costa allo Stato fino a 12 miliardi l’anno”

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Le associazioni dei gestori chiedono al Mimit di accelerare la riforma del settore: “Il 30% del carburante venduto sfugge al fisco”. Secondo le stime, il recupero dell’evasione potrebbe ridurre il prezzo alla pompa.

Il commercio illecito di carburanti sottrae ogni anno allo Stato tra i 10 e i 12 miliardi di euro di gettito fiscale. È la stima contenuta in una nota congiunta di Faib e Fegica, che tornano a sollecitare il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ad approvare la riforma del settore, ritenuta fondamentale per contrastare le infiltrazioni criminali nella filiera della distribuzione.

“Nella distribuzione carburanti c’è un ingresso incontrollato di soggetti. Il traffico illecito di prodotti petroliferi ha assunto una rilevanza estremamente pesante e pericolosa anche per il controllo da parte della criminalità organizzata. Il 30% del venduto sfugge all’imposizione fiscale per un valore di circa 10-12 miliardi di euro”, affermano le due associazioni.

Secondo Faib e Fegica, il disegno di legge predisposto dal Mimit conterrebbe gli strumenti necessari per limitare l’accesso degli operatori irregolari e favorire l’uscita dal mercato di quelli già presenti. “La riforma contenuta nel ddl, che il Mimit si ostina a tenere in tasca, contiene in sé gli strumenti per evitare di costringere le Forze dell’Ordine e i Magistrati a rincorrere i ladri dopo che si sono fatti accomodare in casa, liberi di fare i loro sporchi affari, come avviene oggi. La riforma contrasta l’ingresso dei ladri e facilità l’espulsione di quelli che sono già dentro”.

Le associazioni sostengono inoltre che il recupero anche solo del 15% delle risorse oggi sottratte all’erario consentirebbe di finanziare una riduzione strutturale delle accise di 5 centesimi al litro. A questo si aggiungerebbero, secondo le loro stime, altri 5 centesimi derivanti dalla razionalizzazione della rete distributiva, attraverso la chiusura degli impianti considerati inefficienti e il contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata lungo l’intera filiera.

“Senza contare che, secondo una stima prudente, altri 5 centesimi sarebbero ottenuti dalla chiusura di almeno 7.000 impianti inefficienti e dall’arretramento progressivo delle influenze mafiose che inquinano concorrenza e mercato ad ogni livello della filiera: importazione, stoccaggio, trasporto e distribuzione al dettaglio. Dieci centesimi ogni litro di carburante che rientrerebbero nelle tasche degli automobilisti, se solo il Mimit “giocasse l’asso” che tiene inspiegabilmente nella propria manica”, conclude la nota.

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