di Giulia Rocchetti
Gli scontri più intensi dal cessate il fuoco del 2022 hanno riportato il conflitto yemenita al centro dell’attenzione. Nella provincia occidentale di Hodeidah, le forze governative yemenite sostenute dall’Arabia Saudita e i ribelli Houthi si sono affrontati in combattimenti che, secondo fonti saudite, avrebbero causato almeno cinquanta morti tra le fila del movimento sciita filoiraniano.
A riportare la notizia è l’emittente panaraba saudita Al Arabiya, secondo cui i combattimenti si sono concentrati nell’area di Jabal Dubas, a nord della città di Hays, lungo una delle principali linee del fronte nel sud della provincia di Hodeidah. Secondo il ministro di Stato del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, Walid al Qudaimi, gli scontri hanno coinvolto le Brigate Zaraniq Al Tihami, forze affiliate al governo con sede ad Aden, e combattenti Houthi. Il ministro ha affermato che il gruppo sostenuto dall’Iran continua a lanciare “attacchi suicidi” nel tentativo di sfondare le linee difensive e avanzare verso le aree del sud di Hodeidah controllate dalle forze governative.
Stando alla ricostruzione diffusa da fonti vicine al governo yemenita, l’offensiva sarebbe stata avviata dagli Houthi con il supporto di artiglieria pesante e colpi di mortaio contro le postazioni governative. Le forze fedeli ad Aden avrebbero però respinto l’attacco dopo ore di intensi combattimenti, infliggendo pesanti perdite agli assalitori. Le informazioni relative alle vittime non sono state confermate da fonti indipendenti e non risultano, al momento, dichiarazioni ufficiali da parte degli Houthi. L’episodio rappresenta un significativo deterioramento della situazione militare lungo uno dei fronti rimasti più sensibili del conflitto yemenita. Secondo Al Arabiya, si tratta infatti degli scontri più violenti registrati dall’entrata in vigore della tregua mediata dalle Nazioni Unite nell’aprile del 2022. Sebbene il cessate il fuoco non sia mai stato formalmente rinnovato, negli ultimi anni aveva contribuito a una drastica riduzione delle operazioni militari su larga scala, pur senza mettere fine al conflitto.
La provincia di Hodeidah riveste un’importanza strategica per entrambe le parti. Affacciata sul Mar Rosso, ospita il principale porto controllato dagli Houthi, attraverso il quale transita gran parte delle importazioni di beni alimentari, carburante e aiuti umanitari destinati alle aree sotto il loro controllo. La regione è inoltre vicina allo Stretto di Bab el Mandeb, uno dei principali snodi marittimi mondiali che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e all’Oceano Indiano.
Gli Houthi, conosciuti ufficialmente come movimento Ansar Allah, controllano la capitale Sana’a e gran parte dello Yemen nord-occidentale dal 2014, quando conquistarono la città costringendo il governo riconosciuto internazionalmente a lasciare il potere. Nel marzo 2015 una coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita è intervenuta a sostegno del governo yemenita, dando avvio a un conflitto che ha provocato una delle più gravi crisi umanitarie al mondo.
Negli ultimi due anni il conflitto interno era passato in secondo piano rispetto alle tensioni regionali. Dopo lo scoppio della guerra nella Striscia di Gaza nell’ottobre 2023, gli Houthi hanno intensificato gli attacchi contro navi commerciali e militari nel Mar Rosso e nello Stretto di Bab el Mandeb, sostenendo di colpire imbarcazioni legate a Israele o ai suoi alleati in segno di solidarietà con la popolazione palestinese. Le operazioni hanno provocato una risposta militare degli Stati Uniti e del Regno Unito, che hanno effettuato ripetuti bombardamenti contro obiettivi del gruppo nello Yemen.
Parallelamente, gli sforzi diplomatici per una soluzione politica della guerra civile hanno subito un rallentamento. I negoziati promossi dalle Nazioni Unite e la mediazione dell’Oman non hanno finora portato a un accordo definitivo tra gli Houthi e il governo riconosciuto a livello internazionale. La ripresa di intensi combattimenti nella provincia di Hodeidah potrebbe complicare ulteriormente il quadro, alimentando il rischio di una nuova escalation in un Paese che, dopo oltre un decennio di guerra, resta profondamente diviso e dipendente dagli aiuti umanitari internazionali.
