Politica

FnV: a Genova il mini-raduno (500 persone) per Vannacci, il generale tra stoccate al centrodestra e scudo penale

di Valentina Carosini

Alla fine nessun problema di ordine pubblico nonostante le tensioni della vigilia, si è concluso senza alzate di toni il comizio a Genova del leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci. La cornice è stata quella di un quartiere di Albaro completamente blindato, scelto dalle autorità come “trasloco” sicuro rispetto all’iniziale appuntamento in centro città. L’ex generale è stato accolto da circa 500 sostenitori nel quartiere bene della città, arrivando in piazza Leopardi in netto ritardo rispetto al programma, ma venendo subito acclamato dalle bandiere del movimento e dai simpatizzanti genovesi. Poco più in là un ingente cordone di forze dell’ordine, con camionette e mezzi blindati, a sorvegliare l’area e a chiudere via Albaro per isolare le vie di accesso. Attorno il presidio dell’ala più intransigente della contestazione, quella di Genova Antifascista. I militanti sono rimasti impegnati in un pacifico ma fermo volantinaggio per contestare i temi della remigrazione cari all’europarlamentare, mentre in contemporanea in via Cesarea si è svolta la seconda manifestazione della giornata, il presidio democratico organizzato dalla Cgil. Dal palco Vannacci ha parlato a lungo ai suoi supporter toccando i temi caldi della sicurezza e dello scudo penale per le forze dell’ordine. A margine non ha risparmiato passaggi sulle alleanze e le distanze con il centrodestra, commenti sulla sicurezza a Genova, qualche messaggio alla sindaca Silvia Salis. C’è stato spazio anche per un siparietto quando l’ex generale ha corretto il tiro di un sostenitore precisando che è “il sindaco” e non “la sindaca”, con riferimento alla prima cittadina genovese. I toni si sono alzati solo quando una giornalista ha fatto notare che per accoglierlo si sia dovuto blindare un intero quartiere, per i toni che forse non invitano al dialogo, in particolare in una città medaglia d’oro per la Resistenza. Pronta la replica di Vannacci: “Genova è anche la città di Andrea Doria. È anche una Repubblica marinara. Se uno arriva con gli sci lo si manda via?”. Ce n’è per tutti: per il centrodestra in primis, che è il “primo interlocutore”, ma al quale “non abbiamo chiesto alleanze”. Sulla sicurezza e lo scudo penale per le forze dell’ordine, a chi gli fa notare che Genova è la città del G8 (a quasi 25 anni di distanza, che ricorreranno tra pochi giorni) e che queste misure avrebbero impedito di ricostruire le responsabilità per i fatti di piazza del 2001, Vannacci risponde: “Noi abbiamo detto semplicemente che quando non c’è nessuna possibilità di indiziare di un ipotetico reato l’agente delle forze dell’ordine che ha svolto il proprio dovere, lui non deve essere iscritto nel registro degli indagati. Cosa che è possibile anche in un secondo step, qualora dovessero emergere queste prove”, “non stiamo impedendo che le forze dell’ordine possano essere perseguite qualora sbaglino, non vogliamo che la cosa sia automatica, anche perché questi signori, quelli che io chiamo gli operai con le stellette, che per 1.400/1.600 euro al mese rischiano la vita per proteggere i cittadini onesti, devono essere messi in condizioni di farlo”. A stemperare il clima ore prima del suo arrivo in città era stato l’attore e comico genovese Luca Bizzarri, già presidente di Palazzo Ducale, che aveva lanciato un appello social ironico ma in fondo rivolto ad abbassare i toni invitando a “non fare casino”: “Non fate casino, sorridete di lui, solo ridendo di lui riusciremo a rimetterlo nel suo spazietto di spara-cazzate”.

(*) La Presse

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