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Caldo: psicologo, boom insonnia moltiplica irritabilità, apatia e conflitti

di Margherita Lopes

Irritabili, aggressivi, pronti a saltare per un nonnulla, oppure distratti, apatici e demotivati? Alzi la mano chi, in questa torrida estate 2026, non si sia trovato a fare i conti con l’insonnia da caldo. “Le notti tropicali non producono soltanto disagio fisico: impediscono all’organismo di recuperare pienamente dallo stress termico accumulato durante il giorno e interferiscono con uno dei principali regolatori dell’equilibrio psicologico, il sonno. Per addormentarci e mantenere un sonno profondo, la temperatura corporea deve progressivamente diminuire. Quando l’ambiente rimane molto caldo, l’addormentamento tende a ritardare, il sonno diventa più breve e frammentato e si riducono le fasi più profonde e ristoratrici”, spiega a LaSalute di LaPresse David Lazzari, psicologo della salute presidente dell’Osservatorio Benessere Psicologico e Salute Benèpsys. Uno studio condotto su oltre sette milioni di registrazioni del sonno in 68 Paesi e pubblicato qualche anno fa, “ha mostrato che l’aumento delle temperature notturne accorcia il sonno, soprattutto ritardandone l’inizio, con effetti maggiori negli anziani, nelle donne e nelle persone che vivono nei Paesi a più basso reddito”, ricorda lo psicologo. Un’altra ricerca, basata questa volta su circa 23 milioni di registrazioni, ha rilevato che, per ogni aumento di 10 °C della temperatura ambientale, la probabilità di non dormire abbastanza cresceva di circa il 20%, mentre la durata complessiva del sonno diminuiva mediamente di quasi dieci minuti. “La riduzione interessava anche il sonno profondo, essenziale per il recupero fisico e psicologico”, segnala Lazzari.

Risultato? “Il giorno successivo tutto questo può tradursi in irritabilità, stanchezza, minore capacità di concentrazione e riduzione del tono emotivo positivo. Quella che percepiamo come demotivazione – avvisa Lazzari – è spesso un insieme di affaticamento, minore energia, ridotta iniziativa e maggiore fatica nel sostenere uno sforzo”. Le evidenze mostrano infatti che la perdita o la restrizione del sonno aumenta gli stati emotivi negativi, riduce quelli positivi e rende meno efficace la regolazione delle emozioni. “Diminuisce così la soglia di tolleranza alla frustrazione e possono diventare più probabili risposte impulsive, scontrose o conflittuali”, avverte Lazzari. Attenzione: il caldo “non rende automaticamente aggressive o violente le persone. È però uno stressore che può amplificare tensioni, irritabilità e vulnerabilità già presenti”, precisa lo psicologo. Una revisione sistematica con meta-analisi comprendente 83 studi ha rilevato un’associazione significativa tra aumento delle temperature e comportamenti violenti: “L’incremento di 10 °C della temperatura media nel breve periodo risultava associato a un aumento del 9% del rischio di reati violenti. Si tratta di un’associazione statistica, non di un rapporto automatico di causa ed effetto sul singolo individuo”, puntualizza lo specialista. Nei giorni di caldo estremo è stato osservato anche un aumento dell’8% degli accessi ai servizi di emergenza per problemi di salute mentale e del 7% per disturbi dell’umore e disturbi ansiosi o collegati allo stress. “Possiamo quindi dire che le notti tropicali consumano progressivamente le nostre risorse di autoregolazione. Non determinano da sole aggressività, depressione o demotivazione, ma ci lasciano più stanchi, meno lucidi e con un margine psicologico più ridotto per affrontare difficoltà, contrasti e richieste quotidiane”, conclude Lazzari.

(*) La Presse

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