di Balthazar
Quanto pesa un’ondata di calore sulle scelte di Parigi, Berlino e Roma?_L’estate 2026 ha messo a nudo un paradosso dell’Europa energetica: il paese con il parco nucleare più grande del continente – la Francia – sta spegnendo i reattori per troppo caldo.
Tra il 14 e il 15 luglio Électricité de France ha annunciato lo stop del reattore 2 di Golfech in Occitania, del reattore 3 di Bugey in Alvernia-Rodano-Alpi e del reattore 2 di Chooz nelle Ardenne. Nello stesso giorno ha applicato “regolazioni di potenza” a Saint-Alban 1 e 2, Blayais 1 e 3, Bugey 4 e 5, Chooz 1 e Tricastin 3.
Motivo ufficiale: temperature dell’acqua di raffreddamento e dell’aria esterna sopra le soglie di sicurezza previste dall’Autorità di Sicurezza Nucleare francese, ASN.
Non è un caso isolato. Già nell’estate 2025 la Francia aveva dovuto fermare 4 unità a Gravelines e a *Paluel* dopo l’intasamento dei sistemi di raffreddamento da parte di meduse, fenomeno favorito dalle acque più calde del Mare del Nord e della Manica.
Allora ASN chiese a EDF un monitoraggio delle migrazioni delle meduse Chrysaora e Aurelia. Quest’anno il problema non sono le meduse ma il calore: fiumi come Garonna, Rodano e Mosa che viaggiano 3-4°C sopra la media stagionale. Le centrali a ciclo aperto non possono prelevare acqua troppo calda per raffreddare il circuito secondario, né scaricarla a temperature che danneggerebbero l’ecosistema fluviale.
Il nodo dell’export
La Francia è il primo esportatore netto di elettricità al mondo. Nel 2025 ha venduto oltre 90 TWh ai vicini. I principali acquirenti sono Italia, Germania e Belgio con circa 26 TWh l’anno ciascuno, poi Regno Unito con 23 TWh tramite i cavi sottomarini IFA e ElecLink, e Svizzera con 20 TWh, che a sua volta rivende parte dell’energia.
Tagliare la produzione nucleare in piena ondata di calore significa tagliare proprio quando la domanda europea raggiunge il picco per i condizionatori. EDF ha quindi dovuto scegliere: dare priorità al mercato interno o rispettare i contratti di esportazione a lungo termine. Ha scelto un mix: riduzione di potenza diffusa su più siti per non fermare completamente le esportazioni, ma con un segnale chiaro: la disponibilità non è più garantita.
L’effetto è già visibile. Un anno fa la Spagna è rimasta al buio per 24 ore dopo l’incendio di una linea. Ora il rischio è diverso: non un blackout secco, ma una carenza strutturale di megawatt fisici. L’elettricità non si stiva su una nave come il GNL. Se mancano I Giga Watt francesi. Germania e Italia devono accendere centrali a gas più care e inquinanti, o chiedere tagli industriali.
La reazione degli altri
Berlino, che ha chiuso l’ultimo reattore nel 2023, si ritrova a comprare nucleare francese mentre predica la transizione. Roma, che importa energia francese dal confine alpino, sta accelerando i rigassificatori e i nuovi interconnettori. Londra ha appena autorizzato l’estensione di Sizewell B dal 2035 al 2055, con il via libera dell’Orn ente di controllo nucleare) . Ufficialmente per sicurezza energetica. Ufficiosamente per non dipendere dalle “meduse e dal caldo” francesi.
Anche la Svizzera sta rivedendo il suo ruolo di hub: compra a basso prezzo d’estate e rivende d’inverno, ma se l’estate non produce più surplus, il gioco speculativo si inceppa.
Cosa cambia
Oggi il pericolo non è più solo siccità per l’idroelettrico, ma il caldo che blocca il nucleare. Le norme ASN del 2000 non erano scritte per estati a +42°C.
L’Europa ha costruito un mercato unico dell’energia dando per scontato che la Francia avrebbe sempre esportato. Se Parigi deve proteggere i suoi cittadini, quel presupposto salta e già si parla di . “separatismo energetico”: ogni stato pensa prima a sé.Inoltre sostituire 1 GW nucleare con gas costa 3-4 volte tanto. E non risolve il problema delle emissioni.
Per la Russia l’episodio è un caso di studio. Mosca osserva come una potenza nucleare avanzata gestisce la vulnerabilità climatica e quanto rapidamente i vicini si girano altrove quando i flussi calano. Non serve un embargo: basta un’ondata di calore.
Lo spegnimento di Golfech, Bugey e Chooz non è la fine del nucleare francese. EDF conta di riavviare tutto a settembre, quando i fiumi si raffredderanno. Ma è la fine di un’illusione: che l’energia a basse emissioni sia immune dal clima.
Se le estati 2027 e 2028 saranno simili, l’Europa dovrà scegliere tra tre strade: raffreddare diversamente le centrali, accettare blackout selettivi, o tornare a più gas e carbone. Nessuna è indolore. E nessuna è stata votata dai cittadini. Intanto i contratti di esportazione restano firmati. Ma la fisica, quest’estate, ha avuto la precedenza sulla carta.
