“Si stima che nelle piscine italiane, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2022 e il 31 maggio 2026, siano avvenuti 63 annegamenti, con una media di circa 14 casi per anno. Il dato, basato sulla collazione di informazioni riportate dai mass media, è riferito a tutte le tipologie di piscine. Ad esempio, piscine di parchi acquatici, centri sportivi, piscine comunali, piscine di stabilimenti termali, piscine annesse a private abitazioni (in proprietà o in affitto) o a strutture ricettive (agriturismi, alberghi, bed and breakfast, campeggi, etc.)”. Lo rileva Federalberghi nel Rapporto sugli annegamenti nelle piscine italiane. L’analisi ha riguardato “tutti i casi di cui si è avuta notizia, anche se avvenuti in contesti diversi da quello della balneazione. Pertanto, nei 63 casi considerati sono inclusi anche gli annegamenti avvenuti in contesto lavorativo e i casi di persone morte in acqua per cause naturali (es. infarto)”. Grazie a un’analisi pubblicata dall’Istituto superiore di sanità, realizzata con un’analoga metodologia, “è possibile un confronto con i cinque anni precedenti (1° gennaio 2016 – 31 dicembre 2021), durante i quali si stima che siano annegate in piscina dalle 30 alle 40 persone ogni anno”. Sebbene i dati evidenzino “un calo degli annegamenti, è imperativo ribadire che ogni singola vita persa rimane una tragedia inaccettabile. E quando la vittima è un bambino, la tragedia è doppia. L’unico obiettivo tollerabile per il futuro è raggiungere lo zero assoluto”. “Il 74,6% degli annegamenti riguarda i maschi, il 25,4% le femmine. La netta prevalenza degli incidenti che interessano gli uomini si ritrova in quasi tutte le fasce di età, salvo che per quelle superiori ai 45 anni, in cui il peso dei due sessi è sostanzialmente equivalente (7 maschi e 6 femmine). Il 57,2% degli annegamenti riguarda bambini di età sino a 4 anni (27,0% dei casi) e tra 5 e 14 anni (30,2%). Il 22,2% ha coinvolto persone di età compresa tra 15 e 44 anni, mentre un ulteriore 20,6% le persone di età superiore a 44 anni. Il 44,4% degli annegamenti (28) è avvenuto in piscine aperte al pubblico: 12 in centri sportivi, 7 in parchi acquatici, 5 in piscine comunali, 2 in stabilimenti termali, 2 in piscine di strutture ricettive frequentate anche da persone non alloggiate. Il 28,6% dei casi (18) si è verificato in piscine annesse a private abitazioni (in proprietà o in affitto). Un ulteriore 27% (17) in piscine riservate agli ospiti delle strutture ricettive, tra cui 9 in strutture extralberghiere (agriturismi, bed and breakfast, campeggi, etc.) e 8 in strutture alberghiere”, si legge nel rapporto di Federalberghi. “La principale causa di annegamento è il malore in acqua, con 28 casi su 63, pari al 44,4%. Interessante notare come la problematica non riguardi solo le persone anziane (con più di 65 anni), per le quali si è verificata 7 volte su un totale di 28 episodi attribuiti a questa causa. Basti considerare che nella fascia di età compresa tra 5 e 14 anni la frequenza è ancora maggiore (8 casi). Al riguardo, va peraltro precisato che il termine ‘malore’ viene spesso utilizzato in maniera generica, anche perché non sempre i testimoni (quando presenti) sono in grado di fornire un resoconto che consenta di comprendere se il malore ha determinato l’annegamento o viceversa. Il giudizio medico, che sarebbe certamente più attendibile, non viene reso pubblico (per ragioni di tutela della privacy o connesse alle indagini) e in ogni caso interviene in una fase successiva, quando il clamore si è attutito e gli organi di informazione hanno smesso di trattare il caso. Seguono, con 23 casi (36,5%), gli episodi in cui il minore è sfuggito al controllo degli adulti. In 16 casi su 23 si ha riguardo a bambini di età inferiore a 4 anni. In 3 casi (4,8%) l’annegamento è avvenuto a seguito di risucchio o intrappolamento nel sistema di aspirazione delle acque e in altri 3 a seguito di incidente sul lavoro. 6 casi sono stati classificati tra le cause incerte, in quanto le informazioni disponibili sui media apparivano insufficienti o talvolta contraddittorie”, aggiunge Federalberghi, “per i bambini sino a 4 anni, il maggior numero di annegamenti (11) avviene nelle piscine delle abitazioni private. Le piscine aperte al pubblico sono invece il luogo in cui si verifica il maggior numero di annegamenti (13) di bambini di età compresa tra 5 e 14 anni. In 22 casi su 36 che riguardano bambini da 0 a 14 anni, il minore è sfuggito al controllo di un adulto. Per gli anziani, con 65 anni e oltre, gli annegamenti si registrano nelle piscine riservate agli alloggiati delle strutture ricettive (5) e nelle strutture aperte al pubblico (4). In 7 casi su 9, il decesso è correlato a un malore”.
