Economia e Lavoro

Orsini, revisione Ets marginale e insoddisfacente, condanna industria europea

 

“La proposta europea di revisione dell’ETS è, per l’industria italiana, insoddisfacente, come dimostra l’andamento odierno del prezzo delle quote sul mercato, che sono in aumento. Segno che ci si attendeva una revisione profonda che invece non c’è stata. La proposta della Commissione si limita a interventi con effetti solo marginali nel breve termine e non affronta le criticità strutturali del sistema nel contesto globale”. Così il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in una nota.

“Il rilascio di una parte molto esigua di quote gratuite condizionate peraltro a investimenti in decarbonizzazione e l’assenza di qualsiasi misura che riduca la volatilità dei prezzi della CO2 e della speculazione finanziaria ci allarma, ma non ci ferma – aggiunge – Proseguiremo questa battaglia con spirito costruttivo e ancora maggiore determinazione, insieme ai nostri partner europei, per un sistema ETS che tuteli il clima senza sacrificare industria, occupazione, investimenti e sovranità produttiva europea. Per questo, desidero ringraziare tutta la squadra di Presidenza di Confindustria, a cominciare dal Vicepresidente con delega all’Energia, Aurelio Regina, che con grande dedizione, competenza e senso di responsabilità sta portando avanti questa campagna per la difesa dell’industria e quindi della crescita, del lavoro, dell’innovazione e del futuro dell’Italia e dell’Europa”.

Confindustria, spiega Orsini, “sostiene con convinzione gli obiettivi di decarbonizzazione e la transizione climatica europea. Tuttavia, il meccanismo dell’ETS necessita di una profonda revisione se vuole essere coerente con l’obiettivo di riportare il peso dell’industria europea al 20% del PIL. Senza una riforma sostanziale del sistema, quell’obiettivo rischia di rimanere uno slogan e si continuerà ad alimentare la deindustrializzazione del continente. Le emissioni europee rappresentano circa il 6% di quelle mondiali e sono le sole in contrazione con sforzi immani da parte delle imprese senza un reale beneficio ambientale: le emissioni mondiali sono in crescita del 70% dal 1990, e le emissioni cumulate storiche cinesi hanno superato quelle dell’intera Unione Europea.

Anche dopo questa revisione i settori industriali continueranno a essere i più colpiti: vetro, ceramica, acciaio, chimica, cemento, metalli, carta, alimentare, ecc. rischiano di scomparire con prezzi del carbonio di 3-4 volte più alti dei concorrenti americani e asiatici. La desertificazione industriale è già una realtà che l’Europa si porta dietro fin dalla crisi economica del 2008: oltre un milione di posti di lavoro sono stati persi a causa della perdita di capacità produttiva e di politiche climatiche che non tengono conto della realtà geopolitica e della competizione internazionale.

Questo non è il modello di transizione che l’Europa dovrebbe perseguire. Per questo Confindustria, insieme a BDI e MEDEF, ha presentato alla Presidente della Commissione europea una proposta di revisione profonda dell’ETS per ridurre i prezzi della CO2 che gravano sia il costo dell’energia, sia i processi produttivi, intervenendo sui benchmark, sulla market stability reserve e sulla traiettoria di riduzione delle emissioni. La risposta della Commissione su questi aspetti è debole e non immediata, perché la maggioranza delle misure avrà effetto solo dopo il 2030”.

“È difficile spiegare alle imprese europee come sia possibile che il prezzo della CO2 nei sistemi statunitensi sia rimasto intorno ai 25 dollari a tonnellata, mentre in Europa sia passato da circa 6 euro nel 2019 a oltre 80 euro a tonnellata – dice ancora Orsini – Allo stesso modo, è incomprensibile che gli ingenti proventi generati dall’ETS non vengano interamente destinati a sostenere gli investimenti delle imprese europee nella transizione ecologica. Inoltre, non è accettabile che i costi sostenuti dalle imprese europee attraverso l’acquisto di crediti possano tradursi in un vantaggio competitivo per operatori extraeuropei che non sono soggetti alle stesse regole: il 75% della CO2 globale viene emessa gratuitamente. Si devono rafforzare e non depotenziare le misure di contrasto alla delocalizzazione mentre le nostre aziende affrontano regole e costi crescenti che riducono investimenti, produzione e occupazione. La Commissione sembra dimenticare che il meccanismo delle quote gratuite è un fondamentale strumento di contrasto alla deindustrializzazione a favore di aree geografiche meno attente ai profili ambientali. Le tre associazioni, che rappresentano quasi 500.000 imprese nelle tre principali economie dell’Unione europea – italiana, tedesca e francese – hanno chiesto insieme che le regole siano adattate alle diverse specificità industriali e che cessino di accentuare le disparità competitive tra gli Stati membri. La nostra proposta prevede, inoltre, l’esplicita sospensione dell’applicazione dell’ETS ai settori del trasporto marittimo e dell’aviazione. Nella proposta europea vediamo solo un parziale aggiustamento a fronte però di un ulteriore allargamento alla termovalorizzazione, che è un paradosso perché favorisce le discariche a scapito delle politiche di promozione dell’economia circolare. La richiesta di una revisione profonda dell’ETS non è più soltanto quella delle imprese. Dieci governi europei, guidati dall’Italia, hanno già espresso la necessità di superare una revisione di facciata e di intervenire sulle regole strutturali del sistema. Siamo per la piena neutralità tecnologica e libertà di mercato per questo, quando le regole sono slegate dalla realtà industriali – come quelle presentate oggi su ETS e sull’elettrificazione dei consumi – lo consideriamo insensato.

Ringraziamo il Governo italiano per il sostegno e per la posizione assunta al nostro fianco, auspicando una piena convergenza di tutte le forze politiche, maggioranza e opposizione, su una sfida che riguarda il futuro economico, produttivo e occupazionale del Paese.

Ora chiediamo al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione europea di intervenire con decisione per coniugare ambizione climatica e competitività industriale, sovranità tecnologica e investimenti, adattando il sistema ETS affinché non comprometta la base industriale europea”.

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