“Siamo di fronte a un salto di qualità dell’antisemitismo che non può essere sottovalutato. Questa volta, con il format diffuso online, siamo arrivati alle nuove ‘stelle gialle’: denunciare e schedare le presunte ‘colonie’ sioniste in Italia, marchiare gli ebrei, insinuare disegni oscuri del tutto inesistenti.
È la cultura del complotto che ci riporta ai tempi che hanno preceduto le leggi razziste del ’38. L’Unione delle Comunità ebraiche italiane è a conoscenza di mille altri episodi che in questi mesi hanno riprodotto e tentato di inoculare sempre più l’antisemitismo nella pubblica opinione. Il tutto nell’assordante silenzio della società civile che, tranne per qualche sporadica eccezione, tace”. Così in una nota la presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Livia Ottolenghi. “È un disegno preciso – si legge ancora -, basato sulla disinformazione e sulla propaganda che cerca di piegare la società civile ad una visione di odio e pregiudizio, additando – nel vero senso della parola – gli ebrei e i sionisti come reietti di questa epoca. Per rispetto dello shabbat l’Unione non ha parlato, ma oggi chiede con forza alle istituzioni – che già tanto hanno fatto in questi tempi di istigazione all’odio – di intervenire con ancora maggiore decisione per impedire questo scempio che crediamo abbia aperti aspetti di illegalità. Siamo convinti che non saremo inascoltati perché ne va di mezzo la democrazia e la civile convivenza del Paese. Lo abbiamo detto mille volte e lo abbiamo ripetuto con il sostegno al ddl in discussione alla Camera: l’antisemitismo va combattuto perché non riguarda solo gli ebrei ma l’intera società civile e la democrazia”.
