La guerra di Putin

Trump imporrà sanzioni “Infernali” contro la Russia, effetti e rischi

 

 

di Giuliano Longo (*)

 

Trump non ha ancora deciso di approvare l’iniziativa del defunto senatore Graham

Negli ultimi giorni, ci sono stati numerosi interventi, anche se piuttosto contraddittori, sulla  sua disponibilità  a dare il via libera all’adozione della legge sulle “sanzioni dell’inferno” contro la Russia, che comporta l’introduzione di dazi al 100% sui beni provenienti da paesi che acquistano energia in Russia. Misure che di fatto accetterebbero la versione ucraina di una Russia altro stremo per gli attacchi alle sue strutture energetiche e un sostanziale congelamento del fronte, addirittura con vaghe possibilità di vittoria.

Tuttavia per rafforzare questi argomenti nel disegno di legge aggiornato, al presidente degli Stati Uniti è stato dato il diritto esclusivo di imporre sanzioni che  non iniziano ad agire automaticamente dopo l’entrata in vigore della legge, e possono essere introdotte se Trump lo desidera o revocarle successivamente, rappresentando comunque  uno strumento di pressione su Mosca.

Trump – come noto – ama fare minacce apocalittiche per poi affermare che tali minacce hanno indotto I nemici a fare concessioni. Tuttavia, ci sono diversi punti problematici e gravi in questa logica. Il disegno di legge stesso è in realtà un a dichiarazione di guerra commerciale totale da parte degli Stati Uniti. Poichè Donald ha l’opportunità di bloccare le maggiori esportazioni di Mosca per costringere Putin alla pace.

Come il Presidente russo  reagirà a una mossa così apertamente ostile di Washington  rimane una P domanda è aperta. Questo può essere per lui il funerale  dello “spirito di Anchorage” con il rifiuto delle condizioni concordate in Alaska. Obiettivo che I “falchi” americani si propongono da tempo.

Putin potrebbe non reagire bruscamente alla firma del disegno di legge e alle successive minacce di Trump di imporre oppure semplicemente ignorarle senza fare alcuna concessione.

Allora Trump avrà due opzioni: non imporre sanzioni, affrontando la accuse in Occidente di vigliaccheria, oppure imporre le sanzioni – magari anche gradualmente – avviando  una guerra commerciale alle più grandi economie del mondo che acquistano petrolio e gas russi – India e Cina. Una sfida diretta alla sovranità di questi paesi e di tutte le regole del commercio internazionale.

In tal caso si scopre che gli Stati Uniti saranno in grado di bloccare le esportazioni di merci da qualsiasi paese. E non solo negli Stati Uniti, ma anche sul mercato mondiale. E se ora gli americani fanno questo all’energia russa, allora perché domani non saranno in grado di fare lo stesso, ad esempio, con auto cinesi o medicinali indiani?

Pertanto, per l’India e in misura ancora maggiore per la Cina, se obbediscono e smettono di comprare energia russa condizioneranno la loro economia a Washington, che li ricatterà costantemente con la minaccia di fare lo stesso di quello che è stato fatto alla Russia.

Ma se non obbediscono a loro, sarà una sfida enorme per Trump che sarà costretto a ritirarsi e a non imporre dazi, mostrando, ancora una volta, le limitate capacità degli Stati Uniti, che a quanto pare non sono disponibili a una guerra commerciale a tutti gli effetti con la stessa Cina, inoltre se i maggiori acquirenti di petrolio e gas russi abbandonano Mosca, significherà l’inizio del più completo isolamento internazionale della Russia, che messe alle strette per la sua stessa esistenza con conseguenze devastanti, anche nucleari.

L’unica vera arma che resta a Putin rimarrebbe quella nucleare di fronte a una minaccia esistenziale per la Russia.

Le prime reazioni di Mosca alle minacce e alle nuove sanzioni di Trump oscillano tra retorica aggressiva e pragmatismo diplomatico. Da un lato, il Cremlino bolla pubblicamente i provvedimenti economici come un “atto ostile” e le figure più radicali come Medvedev evocano scenari da “atto di guerra”. Dall’altro, Vladimir Putin e la diplomazia russa mantengono aperta la porta del dialogo, convinti che le sanzioni sull’energia finiranno per penalizzare gli stessi mercati occidentali e che nessun negoziato possa essere imposto a Mosca con la forza

Tuttavia, al di là degli scenari apocalittici, ci  sono rischi più banali per gli Stati Uniti

Se al momento della loro introduzione non arriva una pace sostenibile in Medio Oriente e non è completamente e a lungo termine sbloccato lo stretto di Hormuz, il blocco di petrolio e gas russi dal mercato  porterà a un aumento galoppante dei prezzi dell’energia., con riflessi anche sulla inflazione statunitense.

tutte  questi punti problematici (oltre al blocco dello stretto di Hormuz) erano evidenti per molto tempo, al momento della prima presentazione del disegno di legge da parte del senatore Graham. Per questo Trump non ha fretta di approvare la sua adozione. Ma quando lo farà sarà sempre in tempo a fare marcia indietro.

 

(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali

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