Per il prossimo anno accademico si cercano 20.842 medici chirurghi e 25.479 infermieri. Lo prevede l’accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni sul fabbisogno formativo del personale medico 2026/2027 che consentirà al ministero dell’Università e della Ricerca di programmare gli accessi ai corsi di laurea del prossimo anno sulla base delle indicazioni dei territori. Le Regioni e le Province autonome hanno individuato il numero di professionisti per ciascuna categoria specialistica, attraverso un percorso di programmazione condiviso con Ministero della Salute e le Federazioni nazionali degli Ordini professionali, finalizzato a garantire nel tempo la disponibilità delle competenze richieste dal Servizio sanitario nazionale. La programmazione riguarda infatti l’intero sistema delle professioni sanitarie e comprende, tra gli altri, anche 1.599 odontoiatri e 1.733 veterinari, 1.500 farmacisti, 2.673 biologi, 469 chimici, 287 fisici.
Oltre 235 mln euro per apparecchiature Case di comunità
Disco verde in Conferenza Stato-Regioni anche al decreto che consente l’acquisto delle apparecchiature sanitarie necessarie alla presa in carico dei pazienti nelle Case di comunità. A disposizione c’è una dotazione di oltre 235 milioni di euro che viene assegnata alle Regioni per procurarsi attrezzature e dispositivi che saranno utilizzati dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta presenti sia nelle case di comunità “hub” sia in quelle “spoke”, e che dovranno risultare compatibili con la Piattaforma nazionale di telemedicina e i relativi servizi a distanza e con il Fascicolo sanitario elettronico. Le Regioni devono presentare, entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto, il piano dei fabbisogni per l’utilizzo delle risorse da destinare alle attrezzature, in modo che sia coerente e verificato dal competente tavolo tecnico istituito presso il ministero della Salute, comunicando anche le spese già sostenute con risorse regionali o aziendali per gli acquisti precedentemente sostenuti. Una quota delle risorse dovrà comunque essere garantita per dotare di strumenti diagnostici gli studi dei medici di famiglia e dei pediatri o le sedi di aggregazioni di medicina di gruppo che insistono in zone interne, piccole isole, o periferie urbane: l’obiettivo è favorire la capillarità dei servizi di prima diagnostica e una maggiore equità di accesso alle cure laddove più lo richiedano la conformazione geografiche e morfologiche del territorio o le caratteristiche demografiche.
Red
