Sono state avviate le operazioni di sequestro e sgombero dei locali commerciali del Grand Hotel La Sonrisa, noto come location del reality “Il Castello delle Cerimonie”, oggetto di confisca e divenuto di proprietà del Comune di Sant’Antonio Abate (Napoli). Le operazioni avvengono in esecuzione del decreto di sequestro preventivo emesso dal gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura oplontina per il reato di invasione di terreni o edifici e del conseguente ordine di sgombero coatto emesso dalla Procura, e sono condotte dalla Polizia Municipale del Comune di Sant’Antonio Abate, coadiuvata dal Commissariato di Castellammare di Stabia e dai Carabinieri della Compagnia stabiese. Allo stato sono stati apposti i sigilli agli uffici e ai locali commerciali nonché i cartelli monitori, pubblicizzanti il sequestro, alle strutture e all’ingresso principale, e si sta procedendo allo sgombero delle persone presenti; a seguire si procederà allo sgombero degli arredi e dei macchinari. In una nota a firma del procuratore Nunzio Fragliasso, la Procura di Torre Annunziata ripercorre l’iter che ha portato all’adozione del provvedimento di sequestro, ricordando che con sentenza del 14 giugno 2022 della Corte di Appello di Napoli, divenuta definitiva il 15 ottobre 2024 era stata ordinata la confisca del complesso alberghiero, dei manufatti a diversa destinazione e dell’area di sedime per il reato di lottizzazione abusiva; con delibera della Giunta comunale di Sant’Antonio Abate del 23 aprile 2024 era stata determinata un’indennità mensile di occupazione sine titulo del complesso immobiliare “La Sonrisa” da parte delle società gestrici dello stesso, nelle more del perfezionamento dell’immissione del Comune nel possesso del complesso immobiliare; con altra delibera della Giunta comunale del 14 ottobre 2024 era stato demandato al settore tecnico del Comune di procedere alla trascrizione e all’acquisizione del complesso; il 28 aprile 2026 la Conservatoria di Napoli aveva provveduto alla trascrizione degli immobili relativi al complesso oggetto di confisca al patrimonio del Comune di Sant’Antonio Abate. Con provvedimento dell’11 dicembre 2024 dell’Ufficio Suap del Comune era stata disposta la revoca della licenza sindacale di pubblico esercizio risalente al 1988 per l’esercizio pubblico di ristorante e, a seguito di volture e integrazioni, per l’esercizio dell’attività alberghiera e di ristorazione relativa al Grand Hotel La Sonrisa. Il Tar Campania, con sentenza dell’11 maggio 2026, ha rigettato il ricorso contro la revoca della licenza commerciale e il Consiglio di Stato, con ordinanza dello scorso 8 luglio, ha rigettato la richiesta di sospensione cautelare degli effetti della sentenza del Tar. Con ordinanza dell’11 maggio 2026, il Comune di Sant’Antonio Abate ha ordinato lo sgombero dei locali commerciali concedendo un termine di 60 giorni, a decorrere dalla notifica del provvedimento, per la liberazione dei locali, scaduto l’11 luglio senza che i locali fossero stati liberati e consegnati al Comune, divenutone proprietario. Il gip del Tribunale di Torre Annunziata, in accoglimento della richiesta della Procura, ha ritenuto configurabile il reato di invasione di terreni o edifici, sulla scorta della più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione, che ha ritenuto integrato il reato in tutti i casi di occupazione contra ius e sine titulo di un immobile altrui, a prescindere dalla violenza o dalla clandestinità dell’occupazione, anche nel caso del proprietario dell’immobile che ne abbia perduto la proprietà, essendo stato lo stesso acquisito al patrimonio comunale, e che sia rimasto indebitamente nel possesso del bene, essendo sufficiente, per l’integrazione del reato, l’arbitrarietà dell’occupazione. Il gip inoltre ha ritenuto che la sottrazione coattiva dell’immobile alla disponibilità del privato che lo occupa abusivamente fosse necessaria, al fine di inibire la protrazione del reato oggetto di contestazione, che ha natura permanente, e l’aggravamento delle conseguenze dello stesso. “Essendo gli indagati già a conoscenza della necessità di liberare gli immobili, alla stregua dei provvedimenti su indicati e, in particolare, dell’ordinanza comunale di sgombero n. 65 dell’11 maggio 2026, alla quale non hanno inteso dare spontanea attuazione, e per l’esecuzione della quale il 16 luglio 2026, in sede di Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, era già stato autorizzato l’impiego della forza pubblica – scrive la Procura di Torre Annunziata nella nota – si è ritenuto non necessario che l’ordine coatto di sgombero fosse preceduto dall’intimazione allo sgombero con concessione di un termine per provvedervi spontaneamente”.
