Un giovane è stato arrestato, mentre il complice è ancora ricercato. È l’ultimo sviluppo dell’inchiesta della Procura di Roma su una serie di violente rapine ai danni di turisti avvenute nella notte del 26 giugno nel cuore della Capitale. Il giudice per le indagini preliminari Emanuela Attura ha disposto nei confronti dei due la custodia cautelare in carcere con l’accusa di rapina aggravata in concorso. Parallelamente, secondo quanto apprende LaPresse gli investigatori stanno approfondendo un filone d’indagine ancora più ampio: l’ipotesi investigativa è che dietro i ripetuti assalti ai visitatori stranieri e ai numerosi episodi di violenza registrati negli ultimi mesi nel centro storico possa esserci una associazione per delinquere composta da giovani nordafricani, organizzata per colpire soprattutto nelle ore notturne. Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, due turiste britanniche stavano percorrendo via dell’Arco della Ciambella, a pochi passi da Largo di Torre Argentina, quando sono state avvicinate da due ragazzi che hanno iniziato a rivolgere loro domande banali per conquistarne la fiducia. Improvvisamente uno dei due le avrebbe immobilizzate afferrandole alle spalle, mentre con una mossa fulminea avrebbe strappato dal collo tre collane d’oro, per poi fuggire insieme al complice. Le vittime hanno denunciato l’accaduto fornendo una dettagliata descrizione degli aggressori e dei gioielli sottratti. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma e condotte dalla compagnia carabinieri Roma centro e dalla Stazione San Lorenzo in Lucina, hanno preso il via poche ore dopo, quando i carabinieri hanno arrestato uno dei destinatari della misura cautelare in seguito a un’altra rapina, questa volta ai danni di un turista statunitense. Durante il controllo sono state recuperate diverse collane d’oro con le maglie spezzate, ritenute provento di precedenti colpi. Contestualmente è stato identificato anche il secondo indagato, trovato in possesso di un’altra collana con ciondolo, poi riconosciuta e restituita alla proprietaria britannica. Mentre il primo si trova già in stato di arresto, il secondo è tuttora ricercato per dare esecuzione all’ordinanza cautelare. Gli investigatori hanno quindi ricostruito l’intera sequenza delle aggressioni, rintracciando le vittime, raccogliendone le denunce e sottoponendo loro un fascicolo fotografico. Le due turiste hanno riconosciuto senza ombra di dubbio i presunti autori e hanno identificato anche i gioielli recuperati dai carabinieri. Per la gip Attura il riconoscimento fotografico, unito al ritrovamento della refurtiva nella disponibilità degli indagati, costituisce un quadro indiziario particolarmente solido. Nell’ordinanza il giudice sottolinea inoltre il concreto pericolo di reiterazione del reato, evidenziando le modalità predatorie delle aggressioni, l’assenza di una stabile dimora e di un’occupazione e la presenza di altri procedimenti pendenti. Elementi che hanno portato il gip a ritenere indispensabile la custodia cautelare in carcere, considerata l’unica misura idonea a impedire la commissione di ulteriori rapine. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo che si occupa di criminalità diffusa e grave, non si ferma però ai singoli episodi. Gli investigatori stanno infatti cercando di accertare se dietro le aggressioni ai turisti e ai numerosi episodi di violenza registrati negli ultimi mesi nelle vie del centro storico operi una struttura criminale stabile composta da giovani nordafricani. L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è quella di un’associazione per delinquere con compiti ripartiti tra i componenti, capace di pianificare e mettere a segno rapine seriali ai danni dei visitatori della Capitale. Se questo quadro investigativo dovesse trovare conferma, l’indagine potrebbe estendersi ben oltre i fatti contestati nell’ordinanza cautelare.
