di Francesco Floris
(LaPresse) – Verrà sentito dai carabinieri il compagno di Denise Cosco, la figlia della testimone di giustizia e simbolo delle donne che si ribellano alla mafia, Lea Garofalo, uccisa nel 2009 dalla ‘ndrangheta, che domenica scorsa è stata trovata morta suicida nel Comune di Ariccia, in provincia di Roma, poco lontano dalla sua abitazione. La Procura di Velletri che ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio intende verificare se, dietro al tragico gesto della 35enne, stessa età della madre all’epoca del sequestro e dell’omicidio bruciando il corpo per far sparire i resti, ci possano essere responsabilità di altre persone. L’ufficio diretto dal Procuratore, Carlo Villani, ha delegato i carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati a sentire l’uomo. Tra gli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria c’è anche il sequestro del telefono cellulare di Cosco, che sarà analizzato per ricostruire gli ultimi giorni di vita e alla ricerca di eventuali contatti o elementi utili alle indagini. Venerdì intanto è stato eseguito l’esame autoptico sulla salma.
A voler ricordare e omaggiare Denise Cosco per prima è stata la presidente della commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, intervenendo in Università a Milano durante il convegno ‘I mercati internazionali delle droghe’, una tre giorni di formazione promossa da CROSS e dall’Atene milanese con il patrocinio della commissione antimafia. La sua morte è “una sconfitta” ma “non può essere una battuta d’arresto” ha detto la deputata di Fratelli d’Italia parlando a braccio al fianco del Procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo, e del fondatore di Libera, Don Luigi Ciotti. “Se da domani i nomi Garofalo e Cosco non saranno più i nomi di mafiosi – ha aggiunto l’onorevole – è perché due donne sono state capaci di portarli in altri luoghi liberi”. “Questa commissione – ha concluso la presidente – deve sostenere le donne che si ribellano alla ‘ndrangheta”.
Don Ciotti ha lanciato un’appello al Comune di Milano: Denise Cosco sia seppellita accanto alla madre nella parte del Cimitero Monumentale che ospita le “persone che hanno portato un segno e hanno reso illustre la città”. Il fondatore di Libera ha voluto chiedere “scusa” alla donna “per non essere riusciti a tenerti qui con noi” e ha ricordato la sua partecipazione da ragazza ai funerali della mamma. “Dagli altoparlanti si sentiva la voce di Denise che ricordava la sua mamma – ha raccontato. Parole cariche di riconoscenza, incise nella coscienza di tutti noi che eravamo quel giorno su quella piazza”. Denise Cosco aveva “sete di vita” e di “libertà” ma ha “vissuto di tutto”, forse “troppo”: dalla “violenza patriarcale criminale” della mafia, alle “regole rigide necessarie per proteggerla”, fino alla “gioia di diventare mamma”. Sul perché del drammatico gesto “non conosciamo la verità – ha concluso Don Ciotti -. Sappiamo solo che lei non c’è più”.
